"Dopo un incoraggiante primo trimestre dell'anno, ad inizio del secondo trimestre il settore manifatturiero italiano delude un po'. Il valore del Pmi di aprile è crollato di oltre 4 punti a quota 46,8 punti, ovvero il livello minimo da ottobre 2022", sottolinea Tariq Kamal Chaudhry, economista della Hamburg Commercial Bank. L'esperto sottolinea che "la situazione è particolarmente difficile per la produzione e i nuovi ordini, con i rispettivi indici in discesa di 5 punti rispetto al mese precedente. Il settore ha inoltre sofferto a causa del rallentamento dello slancio della crescita economica globale, dato questo sottolineato dagli nuovi ordini esteri, anch'essi in contrazione. Gli ultimi dati ufficiali relativi alle esportazioni hanno mostrato da febbraio scorso una crescita annua del 10,8%. I produttori di macchinari, prodotti tessili e farmaceutici sono quelli che hanno guadagnato di più. Il valore del Pmi indica che il trend positivo mostrato dai dati ufficiali è improbabile che duri ancora".
Arrivano però buone notizie sul fronte dei prezzi. Gli indici Pmi dei prezzi di acquisto e quelli di vendita hanno continuato a ridursi raggiungendo ora livelli mai osservati dal 2020. Ciò conferma il recente trend emerso a febbraio dai dati ufficiali, che mostra un calo mensile dell'1,7% a causa degli sviluppi sui prezzi nel settore energetico, puntualizza Chaudhry. "Un altro motivo di ottimismo arriva dall'indice Pmi del livello occupazionale, che pur risultando più basso segnala ancora un'espansione, mentre aumentano leggermente le previsioni positive delle aziende campione in merito alla produzione dei prossimi dodici mesi", conclude l'economista. (riproduzione riservata)