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Il lusso non basta più: ecco perché il Salone del Mobile di Milano sta cambiando le regole del gioco

In attesa della 64° edizione dell’evento più importante nel mondo, e del mondo, del design, i protagonisti Maria Porro e Claudio Feltrin raccontano le novità. Tra nuovi format, cultura del bello e business globale 

di Cristina Cimato – Foto di Alfonso Catalano
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Educare e rieducare al bello, coinvolgere le nuove generazioni e unire con un filo rosso culture, aree di business, latitudini. La 64ª edizione del Salone del Mobile.Milano (dal 21 al 26 aprile) oggi più che mai va oltre il suo ruolo di vetrina di prodotto, per vestire quello di presidio. In una stagione di rivolgimenti come quella attuale, la manifestazione si configura sempre più come un connettore: promuove un dialogo e uno scambio tra la rete italiana dell’arredo, la città e il mondo, come raccontano i presidenti del Salone del Mobile.Milano, Maria Porro, e di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin, in occasione di uno scatto esclusivo nella cornice del Museo del Design Italiano di Triennale Milano con il suo nuovo allestimento espositivo (qui sotto, la seduta Capitello realizzata da Studio 65 nel 1971 per Gufram).

Maria Porro, presidente del Salone  del Mobile.Milano,  e Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo,   al Museo del Design Italiano di Triennale Milano?. Alle loro spalle, Carlton, icona assoluta di Memphis progettata da Ettore Sottsass nel 1981.
Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano, e Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo,  al Museo del Design Italiano di Triennale Milano?. Alle loro spalle, Carlton, icona assoluta di Memphis progettata da Ettore Sottsass nel 1981.

Diamo i numeri

Del resto, l’ultimo report annuale che analizza l’impatto della Fiera e della Design Week sulla città di Milano, ha confermato nel 2025 un indotto economico pari a 278 milioni di euro (+15% rispetto al 2023, l’anno corrispettivo allo scorso, con la Biennale Euroluce), una quota di visitatori internazionali da record, un +18% della spesa digitale e un incremento delle attività del palinsesto per un totale di 1.667 eventi censiti. L’ecosistema-Salone rappresenta un’iniezione di linfa per Milano e per le aziende della filiera che ha chiuso l’anno a 52,2 miliardi di euro (di cui 27,7 per il macrosistema arredo), in tenuta rispetto al 2024, come emerge dai preconsuntivi del Centro Studi FederlegnoArredo.

«Questo appuntamento annuale non si limita a essere un out-front dei marchi per esporre le proprie novità, ma è un luogo in cui mettersi in discussione con il mercato, comprendere quali siano le vie nuove di sviluppo degli affari e le geografie più attraenti, è un acceleratore delle dinamiche di business», commenta Claudio Feltrin, guida in carica fino all’autunno 2026 di FederlegnoArredo, parte di Confindustria dal 1945 e organo di difesa del saper fare italiano e di sostegno dello sviluppo delle imprese. L’ente controlla al 100% FederlegnoArredo Eventi Spa, che promuove e organizza il Salone del Mobile, unico caso in cui una Federazione è proprietaria di una manifestazione, a conferma di un legame strettissimo tra associati ed espositori.

Una piattaforma aperta che da Milano si muove nel mondo

L’evento milanese è dunque un fiore all’occhiello prima di tutto per gli stessi imprenditori, che attraverso l’ente di tutela ne sono i diretti proprietari e animatori. Anche grazie a questa vocazione storica, la Fiera è una piattaforma aperta, un progetto che ha le sue fondamenta a Milano, ma che si muove nel mondo, e la testimonianza è la Road Map che in questi anni sta portando il racconto della kermesse ovunque: nel 2026 con oltre 12 eventi ha toccato gli Stati Uniti nelle sue città più importanti e nei suoi snodi commerciali, ma anche il Middle e Far East, e l’Europa tutta.

Due nuovi format

«La connessione e la relazione fanno parte del nostro Dna e il nostro mondo vuole continuare ad avere questa apertura culturale e di dialogo, perché per noi è arricchente. Andiamo in Arabia Saudita per confrontarci con i modi di abitare locali, andiamo in India e osserviamo come si sviluppano lì i mestieri artigianali», aggiunge Maria Porro, al vertice del Salone del Mobile.Milano, che quest’anno lancia due nuovi format: il contenitore espositivo Salone Raritas, dedicato ai pezzi unici, alle edizioni limitate, alla craftmanship più eccellente, e il Salone Contract, un mercato in forte e rapida trasformazione dove il valore si sposta dal singolo prodotto alla capacità di integrare sistemi, competenze, dati e servizi, con un focus su questo ambito di business nevralgico per il tessuto delle aziende dell’arredo italiane.

Tra i 25 espositori del Salone raritas in Fiera, la galleria italiana Nilufar, pioniera nel dialogo tra design contemporaneo e pezzi dei grandi maestri del passato.
Tra i 25 espositori del Salone raritas in Fiera, la galleria italiana Nilufar, pioniera nel dialogo tra design contemporaneo e pezzi dei grandi maestri del passato.

«Non si tratta solo di novità o di eventi estemporanei, entrambe sono linee di sviluppo parallele. Nascono dall’osservazione del contesto e dall’aver compreso come sia possibile sottolineare il valore dell’unicità del pezzo, simbolo di altissimo artigianato o protagonista della storia del design, senza fermarsi al riconoscimento di quel valore, bensì creando un involucro che acceleri lo sviluppo per gli espositori, per gli interior designer, per i progettisti che hanno disegnato quei pezzi e per le realtà che sono la base di questa produzione», spiega Maria Porro. «A questo focus fa da contraltare il contract: uno zoom-out che guarda alla dimensione progettuale forte di un’attenzione incentrata anche sul servizio, sul post vendita, sulla flessibilità».


Promuovere una visione, non solo oggetti

Oggi queste caratteristiche diventano sempre più essenziali per far fronte a scenari in repentino cambiamento e ad aree di crescita influenzate dalle dinamiche geopolitiche. In questo contesto storico non privo di sfide, i due presidenti concordano sul punto da cui ricominciare: ossia parlare di valore più che di lusso fine a sé. «Oggi dovremmo puntare soprattutto a realizzare prodotti democratici: fatti bene sia in termini tecnici che di segno, e sostenibili in tutta la loro filiera. Ripensare il nostro modo di fare azienda ci farà andare avanti, nonostante tutto. In questo panorama, il Salone del Mobile.Milano è una fabbrica di cultura al lavoro 365 giorni l’anno. Promuove una visione, non solo oggetti». (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 10/04/2026 08:08
Ultimo aggiornamento: 10/04/2026 08:08
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