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Il fine dining fuori dal centro: la cucina gourmet rinasce in periferia

Meno frenesia, più identità e quartieri da scoprire: a Milano sempre più chef scelgono la periferia o l’hinterland per una cucina personale e sostenibile. Ecco i sette indirizzi da provare

di Chiara Di Paola
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Costi di gestione più sostenibili, clientela fidelizzata e quasi di quartiere, ma anche possibilità di esprimere una cucina più identitaria e personale e di offrire un servizio più rilassato e meno frenetico. Sono tante le ragioni che spingono giovani chef e ristoratori a rifuggire dal panorama patinato della ristorazione del centro città e ad aprire (o spostare) i loro locali in periferia o nell’hinterland. Ecco alcune mete da provare in Lombardia, più o meno lontano dal cuore della Capitale del cibo.

La Cucina di Rho, un angolo gourmet nel cuore del quartiere fieristico meneghino

Il fine dining fuori dal centro: la cucina gourmet rinasce in periferia

Via Porta Ronca 86, Rho 

Fresco di quinto compleanno, La Cucina - Non il solito Ristorante è un angolo gourmet nel centro storico di Rho, nato dall’idea del titolare e chef Gaetano Marinaccio di offrire un servizio più completo agli ospiti della struttura ricettiva che già gestiva insieme alla compagna Nadia Petronio, oggi responsabile della sala. Aperto come bistrot, oggi è un ristorante fine dining che punta sulla rivisitazione moderna dei piatti tradizionali della cucina italiana e milanese con contaminazioni campane coerenti con le origini del titolare. La proposta gastronomica si declina in quattro percorsi degustazione (più eventuali aggiunte dal menù à la carte), che celebrano tutto il panorama degli ingredienti (di terra, di mare e vegetariani), senza rinunciare ad abbinamenti estrosi e tecniche raffinate.

Il fine dining fuori dal centro: la cucina gourmet rinasce in periferia

Ne è un esempio il piatto signature Risotto Giallo con Parmigiano stagionato 100 mesi, polline, fava tonka e estratto di cipresso, che omaggia la tradizione meneghina in modo riconoscibile, ma anche innovativo e provocatorio. L’ambiente intimo, con luci soffuse e atmosfera raccolta, è pensato per accogliere al massimo 20 commensali, non solo per necessità spaziali ma soprattutto per garantire a ogni ospite l’attenzione che merita per vivere un’esperienza unica, capace di soddisfare non solo soltanto i sensi ma anche la mente.

Soul Restaurant: il ristorante con l’anima… e due cuori

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Via Goito 9, Legnano (MI)

Aperto nel 2018 a Legnano dallo chef Fabio Mecchina con la moglie sommelier Gloria Marchesoni, Soul Restaurant è un ristorante pensato per trasformare in emozione il piacere del cibo, attraverso una proposta gastronomica che spicca per la riconoscibilità dei sapori, per l’originalità degli abbinamenti e per la costante presenza di una nota aromatica particolare, conferita dal sapiente uso di erbe, spezie e radici ma anche di un tocco asiatico.

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L’offerta gustativa si declina tra un menù à la carte e il percorso degustazione Soul Essence che include i piatti più rappresentativi della cucina, di terra, di mare e vegetariani, che spaziando in modo democratico tra ingredienti di diverso prestigio (dall’astice alle rane, dalla ricciola all’anatra fino al sedano rapa), delineano un percorso coerente in cui ciascuno viene nobilitato e portato alla sua massima espressione, anche grazie all’aggiunta di qualche suggestione dall’Oriente. Ad accompagnare ogni portata, una carta dei vini che abbina presenze irrinunciabili tratte dalle migliori cantine italiane e francesi a qualche vino raro o persino “temporaneo”, frutto di piccole produzioni che lo rendono unico e irripetibile come ogni cena qui.

Miyama: la casa del sushi per chi ha voglia di Oriente a San Siro

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Via Caldera 1, Milano 

Punto di riferimento per gli amanti della cucina nipponica a San Siro ormai da 15 anni, Miyama è la sushi house in cui i padroni di casa Cristina Hu e il marito Daniele Zhang propongono un menù fusion contemporanea che unisce le più conosciute specialità crude del Sol Levante (tra cui spiccano le ben 21 varietà di Uramaki) alle meno note preparazioni calde e cotte. Il focus è sul pesce, ma anche sulle carni pregiate e sulle verdure, con alcuni ingredienti tipicamente mediterranei (come astice, burrata DOP, tartufo nero) e altri importati dalle cucine del mondo, da abbinare a oltre 130 etichette di vini italiani e non solo, scelte personalmente dal sommelier di secondo livello AIS Daniele, cui si aggiunge una ricca selezione di Saké e di Whisky di cui il titolare è appassionato.

Il fine dining fuori dal centro: la cucina gourmet rinasce in periferia

La recente ristrutturazione ha conferito ai due piani del locale l’aspetto di un’elegante dimora del Quartiere Ginza a Tokyo, con arredi essenziali che spiccano sui raffinati elementi architettonici di ispirazione italiana (come i legni e il travertino nelle declinazioni rigato, levigato al naturale ed effetto juta) e un dialogo costante tra gli ambienti interni e il giardino giapponese esterno. Le ampie vetrate permettono di godere della luce naturale di giorno, mentre alla sera l’illuminazione è studiata per rendere l’atmosfera rilassante e contemplativa.

Al Pasta Bar: il tempio della pasta fresca, ma non solo

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Via Cavour 13, Gallarate (VA)

Inaugurato a metà del 2025 in un palazzo storico dell’Ottocento nel cuore di Gallarate (Varese), Al Pasta Bar è il locale in cui Francesco Stasi ha voluto creare una realtà propria e su misura in cui mettere a frutto l’esperienza a 360 gradi acquisita in ambito ristorativo. Francesco Stasi è uno chef, mixologist, sommelier Ais e maître di sala, con alle spalle esperienze in cucine prestigiose come quelle di Enoteca Pinchiorri a Firenze, The Artisan a Dubai e Ristorante Torre di Fondazione Prada a Milano, qui ha saputo creare un progetto che, partendo dalla nobilitazione pasta fresca (restituendola al suo ruolo di comfort food in modo attuale e raffinato, fuori da qualsiasi stereotipo), permette agli ospiti (mai più di 30-35 per volta) di vivere un’esperienza gastronomica indimenticabile, unendo materie prime eccellenti, passione per la cucina e ospitalità sincera.

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A completare la proposta, una drink list ispirata alle donne del Sud che hanno ispirato la passione del titolare per la cucina, e una carta dei vini volutamente ristretta, con una media di 45 etichette di piccoli produttori (che cambiano periodicamente), selezionate tra naturali e autoctoni delle diverse regioni d’Italia. L’ambiente è caldo ma elegante e unisce il calore tipico di un ristorante italiano al design dinamico di un cocktail bar di Broadway, con arredi e materiali ispirati ai viaggi compiuti dal titolare insieme alla compagna Michela: dalle pareti che richiamano le terrecotte di Marrakech, alle poltrone importate da Barcellona, dai tavoli in pietra nera del Sudafrica e al bancone di 8 metri in pietra verde dell’Amazzonia, che mette in comunicazione diretta sala e cucina.

DEG: cucina democratica, identitaria, narrativa dal Mediterraneo all’Oriente

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Via Gioacchino Rossini 29, Busto Arsizio (VA)

Aperto da novembre 2023 il Ristorante DEG porta a Busto Arsizio un’idea di cucina contemporanea e fine dining, intesa come viaggio e scambio tra storie da raccontare e da ascoltare, che sanno di casa o di luoghi lontani. Ai fornelli c’è lo chef patron Stefano De Gregorio, che qui ha tradotto l’eredità delle sue passate esperienze in cucine prestigiose (come quella di Igles Corelli, Luigi Pomata, Pasquale Torrente, Pino Cuttaia Giuseppe Aversa) in una proposta democratica, che spazia tra grandi classici tricolore sapientemente rivisitati e contaminazioni orientali, ma resta immediatamente comprensibile grazie alla continua ricerca e selezione delle materie prime e alla valorizzazione degli ingredienti in tutti i loro aspetti.

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Il menù è pensato dallo chef come un omaggio a tutte le persone importanti della sua vita e agli ingredienti che hanno segnato le tappe fondamentali della sua esperienza culinaria (in primis, il tonno rosso). Gli ospiti possono scegliere tra una proposta alla carta (suddivisa in categorie quali Partenza, Transito, Esplorazione e Dolci ricordi) e tre percorsi degustazione “a mano libera dello chef” (da 5, 7 o 9 portate), più l’esperienza dello chef’s table (con 11 portate) pensata per vivere un’esperienza più intima, a stretto contatto con lo chef. L’obiettivo è sempre quello di fare della permanenza a tavola un’occasione per conoscersi a partire dalla condivisione di un ricordo e/o un sapore.

Sui Generis: una cucina fatta di istanti, ma che tende all’infinito

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Via Roma 35, Saronno (VA)

Inaugurato nel febbraio 2023 e insignito della prestigiosa stella Michelin dopo soli 9 mesi dall’apertura, Sui Generis è il ristorante che porta a Saronno una cucina concepita come celebrazione dell’attimo e del gesto creativo, e al tempo stesso come capacità di trasformare l’esperienza in ricordo e di protrarsi oltre il piacere momentaneo dei sensi. Alla base di questo concetto metafisico c’è il pensiero dello chef Alfio Nicolosi, che gestisce il locale insieme alla sorella Agata, responsabile della sala. La sua arte si esprime in un unico percorso degustazione alla cieca dal titolo emblematico Amore e Psiche, ispirato alla storia, alla letteratura, all’arte, ma anche ai suoi viaggi e incontri.

Il fine dining fuori dal centro: la cucina gourmet rinasce in periferia

Ogni piatto è pensato per ridurre al minimo lo scarto alimentare ed è accompagnato con un’acqua minerale sostenibile, raccolta e distribuita con una particolare attenzione a diminuire le emissioni di CO2 nonché a favorire la riqualificazione del territorio montano. Il risultato è un’esperienza che mette al centro la creatività dello chef e incontra un nuovo modo, più attento e consapevole, di raccontare la cucina, di trasmettere un messaggio e di emozionare l’ospite.

La Taverna degli Arna: magie vegetali per tutti i palati a Niguarda

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Via Vincenzo da Filicaia 4, Milano 

Concepito non come un vero e proprio ristorante bensì come un laboratorio creativo, dal 2012 La Taverna degli Arna porta nel quartiere Niguarda una cucina “vegetale” pensata per divulgare (con il sorriso) l’importanza di un’alimentazione consapevole. Al centro del progetto c’è la chef Marzia Riva, vegana per scelta, che qui trasforma i prodotti dell’orto in esperienze multisensoriali per tutti coloro che vogliono essere guidati alla scoperta di un nuovo modo di emozionarsi in cucina con un menù veg su misura e adatto a tutti i palati.

Il fine dining fuori dal centro: la cucina gourmet rinasce in periferia

Alla Taverna l’atmosfera è familiare e pensata per la condivisione e la convivialità anche tra sconosciuti. Cucina e sala, infatti, sono un tutt’uno e gli ospiti possono non solo assistere a ciò che avviene ai fornelli, ma anche partecipare e vivere un’esperienza interattiva con la chef attraverso la formula Bistrò (disponibile per un massimo di 12 persone che condividono menù fisso da 4 o 6 portate). In alternativa si può optare per l’Esperienza gastronomica gourmet (che ha più a che fare con il concetto di “private restaurant”), con un menù su misura, personalizzato in base a specifiche richieste dei commensali. La coccola in più? I menù sono illustrati a mano direttamente da chef Marzia. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 08/01/2026 00:00
Ultimo aggiornamento: 08/01/2026 00:00
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