Il Cinco de Mayo quest’anno si festeggia anche in Italia: è boom di vendite di tequila
Ottavo mercato mondiale per volume, l’Italia è il primo mercato per valore di importazione di tequila di fascia premium
Il Cinco de Mayo è una delle feste più sentite dalla comunità latina in America. Non è come molti credono la festa dell’indipendenza del Messico dalla Spagna (ottenuta una cinquantina d’anni prima il 16 di settembre 1810), ma l’orgoglio di un’intera popolazione che il 5 maggio 1862 è riuscito a sconfiggere i Francesi. Vittoria ancora più sorprendente e inaspettata perché contro l’esercito molto meglio equipaggiato di Napoleone III. A parte le parate ufficiali a Puebla, dove si è svolta la battaglia, in Messico è meno sentito che negli Stati Uniti, dove il Cinco de Mayo è diventata appunto la festa dell’orgoglio latino, dagli anni 60 in poi, legandosi al movimento dei diritti civili della comunità.
Da allora l’onda latina è stata anche cavalcata dal marketing delle grandi aziende per conquistare il mercato ispanico e una fascia di consumatori. La cosa ha funzionato soprattutto tra i brand di alcolici, come confermano le vendite di Tequila, in America. Sintesi liquida dell’orgoglio latino, il distillato a base di agave, che prende il nome da una cittadina dello stato di Jalisco, è amato soprattutto negli Usa, che rimane il primo mercato per volume e da anni ha surclassato bourbon e vodka. Ma è solo il secondo se si guarda al valore, sorpassato a sopresa dall’Italia.

Così quest’anno il Cinco de Mayo c’è una ragione in più per brindare anche in Italia. E la conferma arriva da una fonte diretta: il Consejo Regulador de Tequila. Secondo i dati diffusi dall’organismo che tutela la denominazione di origine del distillato messicano, infatti, attestano una crescita del 2,03% nel 2025 che, nel primo trimestre di quest’anno, è schizzato al 34%. L’aumento dell’export in Italia va a compensare in parte la contrazione di altri mercati, soprattutto quello degli Stati Uniti (-11,1%), primo importatore del distillato messicano davanti alla Spagna e alla Germania, dove il calo è stato doppio (-20,6%).
In netta controtendenza rispetto al quadro globale, le esportazioni di tequila dal Messico verso l'Italia nel 2025 aumentano e attestano il Bel Paese come l’ottavo mercato globale per il distillato d’agave tra i 153 Paesi in tutto il mondo.
La classifica dei maggiori importatori di tequila vede comunque in testa gli Stati Uniti, che guidano le vendite con un grande scarto (320 milioni di litri), a seguire Spagna (6,9 milioni), Germania (6,5), Canada (5,9), Regno Unito (4,8), Colombia (4,3), Francia (4,2), Italia (3,6), Giappone (3,4) e Australia (3,3).

Ma il dato più interessante è che l'Italia si attesta come prima nazione al mondo per qualità delle importazioni: ben l’85% delle bottiglie comprate è caratterizzata da distillato d’agave al 100%, ben 3 milioni dei 3.557.788,89 litri totali importati. Nel disciplinare del tequila, infatti, viene tollerata una certa percentuale di additivi, essere zuccheri e coloranti in aggiunta, ma non per ottenere la dicitura 100% agave in etichetta.
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Ed è interessante confrontare la classifica a valore, un poco diversa da quella a volume: l’Italia guida con l’85%, seguono Stati Uniti (75%), Regno Unito (69%), Australia (67%), Canada (50%), Colombia (44%), Giappone (34%), e percentuali ancora minori in Spagna, Francia e Germania.
Il mercato italiano si conferma caratterizzato da consumatori informati ed esigenti, che privilegiano la fascia premium dei distillati. Ma la tendenza vale in senso generico, come confermano i dati di vendita di Brown spirits importanti, come whisky e rum, e le importanzioni di Champagne millesimati dalla Francia. E l’effetto si è esteso anche nel campo dell’agave.
Del boom di tequila qui si parla da tempo, ma al consumatore medio l’agave pareva sempre interessare meno del ginepro. Sembrava, finora. Perché il 2025, il primo anno che il gin ha frenato, pare sia davvero l’anno della svolta per il distillato messicano in Italia. Complice anche il successo diffuso e intergenerazionale del Paloma.

Alternativa vincente rispetto al Margarita per il suo basso tasso alcolico, questo high ball a base di tequila, soda al pompelmo e lime è il più temibile concorrente in circolazione del Gin & Tonic. E come lo Spritz, ha beneficiato della semplicità della ricetta e della new wave che predilige long drink freschi, dal ridotto contenuto alcolico e dal gusto più dolce che sour, con il plus del colore a favore di social media, grazie alla sua tinta pastello più fotogenica delle trasparenze del G&T. Con la sua popolarità, il Paloma ha dato un contributo importante crescita globale delle vendite di tequila in Italia. (Riproduzione riservata)
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