I paperoni dell’America’s Cup
Finanzieri, filantropi, armatori. Ecco chi sono i presidenti e i team principal dei sei equipaggi che si sfidano, a suon di milioni, per portare nei loro yacht club l’America’s Cup
«Questa è la nuova fredda realtà dell’America’s Cup: se non hai un miliardario a bordo a fare zavorra, lascia perdere. Verrai spazzato via». A pronunciare queste parole, nel 2000, era Paul Cayard per motivare l’abbandono del suo progetto AmericaOne trasferendosi al team di Larry Ellison, Oracle Racing. A distanza di 24 anni, le «zavorre», anche se non più fisicamente presenti, viste le paurose velocità dei nuovi scafi, popolano quasi tutti i team, tra Defender e Challenger.
Ma non è una novità: il denaro è stato sempre il fil rouge che ha accompagnato il più prestigioso trofeo velico del mondo fin dalla sua genesi, come Coppa delle 100 ghinee, ovvero le 10mila sterline messe in palio come premio da John Cox Stevens quando attraversò, nel 1851, l’Atlantico con America, schooner da 31 metri, allo scopo di cercare, attraverso la gara, di vendere la barca. Cosa che successe più tardi, al prezzo di 25mila dollari di allora. E lo stesso trofeo, da cui non si può neanche bere per festeggiare la vittoria perché è privo di fondo, è considerato una delle coppe di maggior valore al mondo, circa 250mila dollari. Ma chi sono i Paperoni 2024 di America’s Cup?

Matteo De Nora, Emirates New Zealand
Il Defender Emirates New Zealand è finanziato da un’associazione fondata nel 2003, dopo una sonora batosta ricevuta dalla marineria neozelandese nell’America’s Cup del tempo, frutto anche del tradimento di Russell Coutts, che si trasferì, con equipaggio e tecnologia, da Ernesto Bertarelli di Alinghi. Grant Dalton e Matteo De Nora crearono allora il Mates Group, un gruppo di mecenati neozelandesi che sono riusciti a cambiare il futuro dei kiwi in Coppa America. De Nora è un nome importante nell’industria italiana: è un cugino di Federico De Nora, a capo della Industrie De Nora, fondata nel 1923 dal nonno Oronzio, inventore dell’Amuchina (poi venduta agli Angelucci), ma soprattutto leader della produzione di elettrodi, da un paio d’anni quotata in Borsa con una capitalizzazione di 2,2 miliardi. Ma Matteo non è coinvolto nella proprietà né nella gestione. Bocconiano e Sloanie (Mba del MIT di Boston), ha messo a frutto le attività e i brevetti del padre Vittorio (fratello di Oronzio) nel campo dell’elettrochimica in una serie di aziende e partecipazioni che lo hanno reso miliardario, anche se non c’è una stima pubblica della sua ricchezza. Venne chiamato da Dalton «perché serviva qualcuno che pagasse le bollette». Ormai in New Zealand è un eroe popolare, anche per le sue iniziative benefiche. Da team principal, ha nel carniere una Coppa nel 2017 e nel 2021.

Patrizio Bertelli, Luna Rossa Prada Pirelli
Patrizio Bertelli è, dal 1997, il deus ex machina della sfida italiana all’America’s Cup (vedere servizio nelle pagine seguenti). Un altro grande appassionato di sport, Marco Tronchetti Provera, ha affiancato nel nome il logo Pirelli, di cui è ceo. Patrizio Bertelli, insieme alla moglie Miuccia Prada, possiede l’80% della Prada, per un controvalore coniugale di 14 miliardi, che ne fanno tra i primi più ricchi della Borsa italiana secondo Milano Finanza e i 250° al mondo secondo Forbes. Tronchetti detiene una capitalizzazione personale del valore di Borsa di Pirelli di circa 400 milioni.

Sir Jim Ratcliffe, Ineos Britannia
Il quarto uomo più ricco della Gran Bretagna secondo la rich list del Sunday Times, che gli accredita una fortuna di 35,3 miliardi di euro, mentre Forbes è più conservativo, limitandosi a 16,4 miliardi di dollari. Motore della ricchezza di Sir Jim Ratcliffe, a capo della sfida britannica, è il gruppo petrolchimico-farmaceutico Ineos che opera in 29
paesi e con 194 siti produttivi. Di recente ha anche comprato una quota del Manchester United.

Doug DeVos e Hap Fauth, American Magic
A gestire la sfida americana sono due soci del New York Yacht Club e finanzieri americani, Doug DeVos e Hap Fauth. DeVos è il figlio più giovane di Rich DeVos, co-fondatore di Amway, colosso delle vendite dirette. Al momento della scomparsa del padre, nel 2018, Forbes accreditava in circa 6 miliardi di dollari il patrimonio della famiglia. È ragionevole quindi che la fortuna personale di Doug sia nell’ordine dei 2 miliardi.

Hap (diminutivo di Happy, soprannome che lo accompagna da bambino, per il suo carattere) Fauth è nel mondo della vela sportiva da quando ha sette anni. Possiede un conglomerato di attività che va sotto il nome di Churchill Companies, tra cui la costruzione di barche da regata e la gestione di 1,5 miliardi per conto della clientela. Dopo aver vinto con Bella Mente la Maxi Yacht Rolex Cup lo scorso settembre e l’IMA Maxi European a Sorrento in luglio, Fauth spera di fare tripletta con American Magic.

Ernesto Bertarelli, Alinghi Red Bull Racing
A Gstaad ogni tanto i residenti si arrabbiano perché la grande piscina comunale viene affittata interamente da uno sei cittadini più abbienti, Ernesto Bertarelli, allo scopo di fare regate con i modellini di velieri. Erede dei proprietari del gruppo farmaceutico romano Serono, dopo averlo portato a un fatturato di 2,4 miliardi, nel 2017 accetta di vendere alla multinazionale Merck per 13 miliardi. Da allora è attivo in partecipazioni in gruppi biotech e pharma e in operazioni di real estate a Londra, e ha, secondo Forbes, un valore patrimoniale personale di 11,1 miliardi. Ha al suo attivo due Coppa America, nel 2003 e nel 2007.

Stéphan Kandler, Orient Express Racing Team
Padre tedesco, madre francese, cresciuto in Francia, Kandler arriva cronicamente all’ultimo minuto a prendere treni, aerei o appuntamenti. «Mi piace essere al limite. Anzi, non mi piace, ma non faccio nulla per evitarlo». Co-team principal della sfida francese all’America’s Cup, insieme a Bruno Dubois, la sua vita è scandita dalla gestione di attività di brokeraggio e di organizzazione di eventi sempre più importanti nel mondo della vela. L’altra passione è il vino: possiede due domaines, Château Tourril nella Linguadoca e Domaine des Pentelines. (Riproduzione riservata)
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