I migliori Martini Bar a Londra parlano italiano
Se la City è la patria del Martini, a renderlo leggendario sono i barman italiani. Ecco sette indirizzi dove provarlo. Chiaramente shaken, not stirred.
Questione di stile, prima ancora che di gusto. Il Martini Cocktail è postura, gesto, temperatura, rituale misurato e mai esibito; agitato, non mescolato secondo i dettami del leggendario James Bond, che a Londra trova ancora il palcoscenico perfetto. I suoi interpreti eccellenti, però, sono italiani: nella patria dell’agente segreto più famoso del mondo, il suo cocktail simbolo parla la nostra lingua.
Connaught Bar – The Connaught

Un momento divenuto simbolo: Agostino Perrone e Giorgio Bargiani firmano il Connaught Martini, consacrato nel gotha dell’ospitalità mondiale grazie a una danza impeccabile, servito da un trolley argentato direttamente al tavolo. Sartorialità di vodka o gin, gocce di bitter da scegliere al momento, gestualità immacolata ormai celebre ovunque grazie alla mitica versata «with style, but don’t forget the smile». Probabilmente il Martini più elegante del mondo.
Artesian Bar – The Langham

In Marylebone, la napoletana Giulia Cuccurullo sperimenta con sapienza al banco di uno dei templi della miscelazione contemporanea, capace di connettere lusso e convivialità. Il Martini della casa gioca con infusioni, chiarificazioni e profumi inaspettati, come quelli di cavolo nero o alga, ma resta fedele all’essenza: pulizia, tensione, equilibrio. Un drink per gentiluomini che guardano oltre.
Vesper Bar – The Dorchester

Il nome impone rispetto, ma questo salotto di velluti e luci soffuse nasconde una coccola quotidiana. Sotto la guida di Lucia Montanelli, il Vesper Bar propone una propria interpretazione del Vesper Martini, più misurata rispetto alla versione letteraria di Bond, ma altrettanto seducente. Tagliente, luminoso, di precisione cinematografica.
Velvet by Salvatore – Corinthia

Dalla Costiera Amalfitana al tetto del mondo, Salvatore Calabrese, The Maestro, porta alto il «suo» Martini, miscelato con l’intuizione avuta negli anni Ottanta: temperatura polare, uno spruzzo di vermouth in superficie, oliva o scorza di limone a scelta. Si guarda agli anni d’oro degli hotel bar, il servizio teatrale, ma mai sopra le righe. Un viaggio nel tempo, coupe alla mano.
Donovan Bar – Brown’s Hotel

Affiancato da Federico Pavan, Calabrese porta anche qui la sua dichiarazione di stile, ma in carta è disponibile una variazione sul tema. Dal menu Our Way si attinge per il Marimo Martini, con un tocco di alga nori: sapido, deciso, memorabile come l’ambiente che all’eleganza britannica unisce la voglia di lasciarsi andare.
Dukes Bar – Dukes Hotel

Qui si entra in punta di piedi e si esce inebriati di classe e meraviglia. Alessandro Palazzi celebra un’ode al Martini divenuta ormai la più iconica di Londra, tra gli stessi tavoli cui sedeva Ian Fleming. Né shakerato, né mescolato: il vermouth viene fatto roteare nel calice e poi letteralmente gettato sulla moquette, il gin ghiacciato versato direttamente dalla bottiglia al bicchiere, poi una scorza di limone di Sorrento che profuma l’intera stanza. Null’altro, se non la regola aurea: mai più di uno.
American Bar – The Savoy

L’American Bar del Savoy Hotel è autentica meta di pellegrinaggio, oggi guidato dall’italiano Angelo Sparvoli. Il Martini è un esercizio di rispetto e qui lo si può trovare nella sua essenza più classica, ma la contemporaneità può premiare: il Five o’Clock somewhere aggiunge un goccio di sherry e sensazioni di pomodoro e basilico. Chi osa, molto più spesso di quanto si creda, vince. (Riproduzione riservata)
- Quali sono gli ingredienti specifici che rendono unico il Martini del Connaught Bar?
- Come si differenzia il Vesper Martini proposto da Lucia Montanelli dalla versione letteraria?
- Qual è la tecnica particolare utilizzata da Alessandro Palazzi al Dukes Bar per preparare il Martini?
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