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Food&Wine

Dove bere i migliori cocktail di Milano

Storici e innovativi, pionieri del pairing o della mixology con vista sui grattacieli, ecco i locali dove il drink non è un trend, è uno statement

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Simbolo dell’aperitivo alla milanese, il Bar di Passo del Camparino in Galleria è una sosta d’obbligo per chiunque transiti all’ombra della Madonnina, dai turisti in cerca della foto con sfondo Duomo a chi esce dall’ufficio tardi, ma non abbastanza per il tavolo prenotato al ristorante. Poi, certo, ci sono anche quelli che indugiano ad ammirare gli interni Liberty dello storico locale e il cocktail preferiscono sorseggiarlo seduti in bella vista nella veranda. E quelli, riservati, che invece vogliono godersi la vista, su nella Sala Spiritello o nel salotto ancora più privé della Sala Gaspare, dedicata al fondatore e inaugurata nell’anno scorso.

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Perché l’aperitivo a Milano è un rito e ciascuno lo onora a proprio gusto. Per questo in città non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ecco una carrellata dei migliori indirizzi dai templi storici della miscelazione ai nuovi trend della mixology.

A parte qualche illustre eccezione, a Milano la grande miscelazione è sempre stata legata all’ospitalità di alto livello. Molto prima della nuova età dell’oro ribattezzata mixology, quando per un cocktail era sinonimo di American bar, la scelta migliore era varcare porta girevole di un cinque stelle. Ancora adesso chi cerca l’eccellenza siede al bancone di un cinque stelle: dallo Stilla Bar del Four Seasons al Mandarin Oriental di Guglielmo Miriello esempio di gentle-bar-man di nuova generazione.

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La lista è lunga e non fa che ampliarsi: Armani/Bamboo Bar ed Emporio, Bulgari, Bulk, Gallia, Giardino e Isola Terrazza di Palazzo Cordusio Gran Meliá, Il Principe, il 10_11 del Portrait e Park Hyatt. Lo stesso vale anche per formule di alberghi di nuova ispirazione. In questo caso, anzi, il bar si emancipa ancora di più come identità dall’aspetto hôtellerie: tutti ricordano The Doping Bar, ma pochi lo abbinano all’Aethos Hotel nascosto in quell’angolo di Darsena che lo ospita. Lo stesso, sempre restando in zona, vale per I Mirador, le prime terrazze panoramiche in stile iberico sui Navigli.

I pionieri

Le eccezioni c’erano già all’epoca in cui per la maggior parte l’aperitivo era ancora solo un bianchino all’osteria. E, cosa ancora più straordinaria, sono sulla breccia da allora. Due nomi su tutti Bar Basso e Nottingham forest.

Al Basso negli anni del boom è nato il Negroni sbagliato, qui infatti Mirko Stocchetto mentre stava preparando uno dei mille mila drink creati nel 1919 dall’omonimo conte fiorentino, dopo aver versato bitter e vermouth al posto del gin nella linea dietro al bancone trovò lo spumante, ma se ne accorse solo dopo averlo versato nel bicchiere. Il colpo di genio?

La risposta pronta al cliente che gli sedeva di fronte: faceva caldo e lo presentò come una versione più leggera ed estiva del cocktail creato dal conte anglofilo che inventò la versione più strong del Milano Torino, aperitivo che imperversava all’epoca fatto mezzo e mezzo coi liquori simbolo delle due città: bitter lombardo e vermouth piemontese. Sempre affollato, estate e inverno, il Basso è preso d’assalto durante il Salone del mobile da quando, anni fa, il New York Times lo ha inserito nella sua lista dei «place to be» della Design week.

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Sempre gravitante in zona Porta Venezia, il mitico Nottingham forest dell’alchimista Dario Comini, tra i maggiori interpreti della miscelazione molecolari con i suoi cocktail visionari in anticipo di decenni. La lista tra terrific (con insetti) e provette con cui mettersi in gioco insegue l’immaginazione di Dario, ma il suo locale lungo e stretto che segue il mitico bancone del Knickerbocker hotel di New York, dove leggenda (una delle molte) vuole sia nato il Martini Cocktail è rimasto immutato nel tempo con il suo mix and match di ricordi di viaggio esotici e centinaia di etichette pregiate.

Fuori dalla pesante porta di legno con oblò del Nottingham forest c’è una coda moderata ma costante (non si accettano prenotazioni), che mescola le generazioni clienti affezionati negli anni, turisti e ragazzi in cerca di selfie con gli scenografici drink che sono valsi a Dario la segnalazione tra i World’s 50 Best Bars quando ancora nessuno in Italia aveva la minima idea di che cosa fossero.

Best Bars 

Ora in lista gli Italiani figurano bene con presenze costanti come Drink Kong di Roma (21°), Locale di Firenze (46°) e L’Antiquario di Napoli (44°). A Milano l’indirizzo di riferimento per i World’s 50 Best Bars è il 1930, secret bar con accesso su invito o per passaparola in zona piazza Cinque Giornate, che si è posizionato al 42° posto nel 2024. Lo speakeasy, nascosto dietro un negozio di chincaglierie nella zona di Giacomo, fa parte del gruppo Farmily, fondato dal golden boy della movida milanese Flavio Angiolillo, francesissimo, nonostante il nome, che è partito dal Mag, nel 2011, per poi replicare il successo prima in zona Navigli, con Iter e il minuscolo Backdoor 43, e poi si è esteso oltre la Darsena al Mag La Pusterla, al Mercato Centrale fino al Tripstillery, innovativo locale con distilleria annessa in zona Porta Nuova. Baluardo della miscelazione di qualità sui Navigli è il Rita di Edoardo Nono.

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Suona come un ossimoro ancora oggi, figurarsi quando ha aperto, nel 2002. Mantra, il bancone al centro, in senso reale e figurato. Signature drink il Gin Zen, fresco e beverino con il kick piccante di zenzero finale, specchio dell’idea di cocktail creati con materia prima rigorosamente fresca. Oggi accanto lui c’è Chiara Buzzi, partner in crime, che ha portato allo spin off esotico del Rita Tiki, d’ispirazione tropicale come la famiglia di cocktail anni 50 e l’attenzione dei piccoli piatti d’accompagnamento.

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Il primo a lanciare l’idea del cocktail pairing con la pizza è stato Dry Milano che festeggia proprio in questi giorni i suoi 20 anni: una pizzeria sui generis che fin dalla nascita ha nascosto il forno e messo in bella vista il bancone del bar, giusto per fare capire al primo colpo d’occhio pesi e misure.

Le avanguardie

Su quel modello ne sono venuti poi altri spostandosi verso il fine dining, come Cà-ri-co aperto in via Savona da Domenico Carella che dagli stellati arrivava. Su una lunghezza d’onda simile anche Moebius, qui sul bar con tapas bistrot e sala industrial aleggia il ristorante di cucina sperimentale al primo piano.

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Recentissimo acquisto nella categoria è Casa Tobago, zona ex Plastic, che mescola pizza, griglia e drink curatissimi di Alberto Corvi. Cocktail bar duro e puro resta The Spirit in porta Romana, locale raccolto di un’eleganza minimale che diventa massimalista nella miscelazione e nell’atmosfera, più informale in stagione nei tavolini fuori dalla sala con porta a oblò anche qui.

All’estremo opposto ma frequentato dalla stessa generazione di trentenni è Torre Prada con bottigliera che si staglia sulla vetrata infinita del piano ristorante. La luce al tramonto e la vista che spazia dai monti ai grattacieli ha fatto concorrenza reale a Ceresio 7, il locale che ha aperto per primo l’era delle terrazze in stile romano a Milano diverse dall’unicum di quella Martini.

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Molte, poi, ne sono venute a costellare lo skyline milanese, da a fino ai recentissimi I Mirador dell’albergo 21 House of Stories aperto da Alessandro Benetton sui Navigli, due terrazze in stile iberico affidate a da uno dei guru della miscelazione e dell’ospitalità meneghina, Franco Tucci Ponti, deus ex machina per un ventennio dell’Atomic e ora re Mida dei lanci che vogliono colpire nel segno, dal Doping a Veloce, fino a Rama cocktail bar esotico aperto a fine settembre in San Marco.

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Ancora più recente è Etereo, bar all’ottavo piano della nuova Casa Brera, boutique hotel del Gruppo Marriott, aperta ad agosto tra le due piazzette Cuccia e dell’Amore. Ma è già entrato nel carnet dei posti preferiti dai milanesi grazie al passaparola e a Luca Ardito, director od beverage con il tocco da Re Mida per le nuove aperture. Tornato da Londra, dov’era alla corte di Salvatore Calabrese al Donovan Bar, a Milano è passato da Vertigo di Una Verticale a Casa Cipriani che ora ha preso la residenza in Brera e ha creato una drink list fatta di signature cocktail ispirati ai diversi quartieri e anime della città. (Riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 11/10/2024 05:57
Ultimo aggiornamento: 30/01/2025 12:53
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