I francesi fanno male al Brunello
Perdite medie comprese tra il 42% di Valdicava e il 67% di Biondi Santi. Solo una bottiglia su 12 ha registrato un aumento alle aste
Che il 2019 sia stato un anno sfortunato per i Brunello di Montalcino firmati Biondi Santi e Valdicava lo si vede subito, nella tabella, scorrendo l’ultima colonna, quella delle variazioni di prezzo rispetto al 2018: su 12 bottiglie per le quali è possibile il confronto, una ha raddoppiato la propria quotazione ma è l’unica con il segno più, le altre 11 hanno subito tutte una forte decurtazione. Il valore dei tre Brunello di Valdicava si è più che dimezzato (-67%), quello dei due Brunello e delle sette Riserve di Biondi Santi ha perso il 42%. È vero che il 2019 è stato un’annata nera, alle aste, per (quasi) tutti i vini rossi di altissimo profilo, ma una perdita così accentuata da parte della storica azienda che il Brunello lo aveva creato, nella seconda metà del 1800, e in questi ultimi decenni lo aveva trainato al successo internazionale, è particolarmente preoccupante perché ha tutta l’aria di non essere determinata soltanto dalla tendenza ribassista.
Questo marchio così prestigioso è stato infatti assorbito dal gruppo francese Epi, controllato da Christopher Descours, che controlla gli Champagne Charles Heidsieck e Piper Heidsieck. La reazione del mercato, nel 2017, fu violenta: alle aste le quotazioni scesero di oltre il 60%, ma l’anno successivo, grazie a un repentino contraccolpo, risalirono del 72%, facendo pensare che il turbamento provocato dal passaggio di proprietà fosse stato assorbito. Evidentemente non era così. Vedremo con la prossima puntata se ha spinto al ribasso anche le quotazioni degli altri produttori. (riproduzione riservata)
Native Content