I Barbaresco crescono nel complesso
Il valore di quelli ricavati da un cru è aumentato di quasi il 31%
Questa seconda puntata è dedicata ai Barbaresco che denunciano in etichetta da quale vigneto sono tratti: le bottiglie prese in esame sono 25 anche se in tabella, per motivi di spazio, compaiono soltanto le 16 più significative e i produttori coinvolti sono tre. Uno di questi, Michele Chiarlo, è però presente con un solo millesimo del suo Asili, e quindi a fornire elementi validi per una analisi dell’andamento del mercato sono gli altri due: Bruno Giacosa con otto bottiglie e Angelo Gaja con 16. I risultati sono sensibilmente diversi da quelli registrati dai Barbaresco senza indicazione di vigneto a cui era dedicata la precedente puntata: invece di limare leggermente le quotazioni del 2017, nel corso di un anno difficile come il 2018 i frequentatori delle aste hanno premiato i Barbaresco ricavati da un cru con 14 aumenti di prezzo contro 11 diminuzioni, portando il valore complessivo delle 25 bottiglie da 7.092 a 9.290 euro, con un aumento che sfiora il 31%. A questo positivo risultato le 16 bottiglie di Gaja hanno contribuito per il 9% e le otto di Giacosa con un clamoroso, abbondante 57%, mentre non lo ha incrinato il calo di prezzo registrato da Chiarlo con una sola bottiglia. Resta da rispondere alla domanda più importante: com’è andata complessivamente nel 2018 per tutti i Barbaresco, sia quelli con indicazione del vigneto in etichetta sia quelli senza? La quotazione delle loro 41 bottiglie è salita dai 9.769 euro del 2017 agli 11.899 del 2018, generando per gli investitori un profitto del 21,81%.(riproduzione riservata)
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