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I 50 vini bianchi top d’Italia: duello al vertice tra un mito del Friuli e una rarità altoatesina

Dalla leggenda friulana Rosazzo Terre Alte al rarissimo Rarity altoatesino: la classifica dei 50 migliori vini bianchi d’Italia secondo le principali guide premia diversità, sperimentazione e territori unici. Un viaggio enologico senza eguali

di Cesare Pillon – Elaborazione dati Emanuele Elli
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Difficile immaginare, al vertice di una graduatoria, una contraddizione più accentuata di quella che divide il primo e il secondo classificato in cima quest’anno ai 50 Bianchi al Top selezionati sommando i voti assegnati dalle cinque guide italiane dei vini che prendono in esame l’intera produzione nazionale: il primo è un friulano plurivarietale, un veterano che alle spalle ha 44 anni di storia durante i quali si è fatto conoscere e apprezzare in tutto il mondo; il secondo è un neonato altoatesino, creato vinificando in purezza le uve di un solo vitigno che, per il numero di bottiglie prodotte e per il prezzo, può essere conosciuto soltanto da una ristretta cerchia di amatori. 

I 50 vini bianchi top d’Italia: duello al vertice tra un mito del Friuli e una rarità altoatesina

A conquistare di strettissima misura il primo posto è stato, infatti, il Rosazzo Terre Alte 2021 che Livio Felluga produsse per la prima volta nel 1981: è un originale assemblaggio di Sauvignon e Pinot bianco, fermentati e maturati in acciaio, in miscela con il Friulano, che allora si chiamava ancora Tocai, fermentato e maturato, invece, in barrique. Distaccato soltanto di mezzo punto si è classificato secondo un Pinot Bianco dell’Alto Adige che con il nome, Rarity, confessa la propria vocazione isolazionista e, con la data della vendemmia, 2011, rivela che è stato lungamente affinato. Quel che non dichiara nella denominazione è che, dopo un anno di maturazione in botte di legno, i suoi dieci anni di affinamento, il Rarity di Cantina Terlano li ha trascorsi in cisterna d’acciaio sotto pressione: lo si scopre assaggiandolo, per l’incredibile, giovanile freschezza che ha conservato alla sua veneranda età.

Un’analoga contrapposizione esiste fra il terzo e il quarto classificato. Il Sopraquota 900 è un vino di grande espressività realizzato da qualche anno in Valle d’Aosta dalla famiglia Rosset: tratto da uve di Petit Arvine coltivate nel territorio di Villeneuve in un vigneto oltre i 900 metri di altitudine, con pendenze del 50%, e vinificate in acciaio, terracotta e legno nella cantina aziendale di Quart. Il Braide Alte è, invece, il vino più rappresentativo e premiato della cantina Livon: è ricavato da uve Chardonnay, Sauvignon, Picolit e Moscato Giallo coltivate in località Ruttars, a Dolegna del Collio e vinificate separatamente in una pressa orizzontale, dove i loro mosti macerano a freddo per otto ore, per poi fermentare in barriques nuove di Allier, dove i quattro vini maturano per otto mesi prima di essere assemblati e imbottigliati.

I 50 vini bianchi top d’Italia: duello al vertice tra un mito del Friuli e una rarità altoatesina

Anche il quinto e il sesto dei 50 al Top sono vini bianchi di connotazione molto diversa. Il Trebbiano d’Abruzzo Vigneto di Popoli prende il nome dal paese della Val Peligna in cui nasce, un paradiso naturale situato tra le province di Pescara e dell’Aquila, ed è un monovitigno prodotto da Leonardo Pizzolo, dell’azienda Valle Reale, rispettando il disciplinare della Doc, ma lasciando che siano i lieviti indigeni a far fermentare spontaneamente il mosto nell’acciaio in cui matura poi per 18 mesi il vino sulle fecce senza filtrazioni né chiarifiche. Il sesto classificato, il Fiorano Bianco, ottenuto da uve Grechetto e Viognier in uguali proporzioni, è fermentato anch’esso con lieviti indigeni, ma in botte di rovere, e si affina per 12 mesi sulle fecce fini in botti di rovere e di castagno. A resuscitarlo, nella Tenuta di Fiorano, ai margini di Roma, è stato il principe Alessandro Jacopo Boncompagni Ludovisi. I vini della Tenuta di Fiorano erano stati creati negli anni 40 del secolo scorso dal cugino di suo padre, il principe Alberico Boncompagni Ludovisi: molto apprezzati da Luigi Veronelli, furono prodotti fino al 1998, quando il loro autore, alla vigilia della morte, espiantò quasi tutto il vigneto della tenuta senza fornire alcuna spiegazione.

I 50 vini bianchi top d’Italia: duello al vertice tra un mito del Friuli e una rarità altoatesina

Tutti e otto i vini classificati tra il sesto e il decimo posto sono monovarietali, ma cinque sono generati da vitigni autoctoni e tre da varietà internazionali. Questi ultimi sono due bianchi dell’Alto Adige, uno storico Müller Thurgau, il Feldmarschall Von Fenner prodotto da Tiefenbrunner che è in sesta posizione a pari merito, e un affermato Sauvignon, il Riserva Gran Lafoa firmato da Colterenzio, che è alla settima, più il Gewürztraminer Nussbaumer della cantina di Tramin, decimo in graduatoria.

I bianchi tratti, invece, da uve nazionali sono due Fiano di Avellino, il Riserva Pietramara Etichetta bianca dei Favati, in settima posizione, e quello prodotto dall’azienda Colli di Lapio, nono classificato; due Verdicchio, uno dei Castelli di Jesi, il Vecchie Vigne Historical dell’azienda Umani Ronchi, all’ottavo posto, e uno di Matelica, il Riserva Cambrugiano prodotto da Belisario, al nono; e un decimo classificato, il Radix, che Casale del Giglio ricava a Le Ferriere di Latina da un vitigno quasi sconosciuto, il Bellone. Benché dominata da Friuli e Alto Adige, entrambe con nove presenze, sono 12 le regioni che compaiono nella graduatoria dei 50 Bianchi al Top. Troppe? Generano confusione? Può darsi, ma sono una ricchezza che nessun altro Paese al mondo è in grado di offrire.

I 50 vini bianchi top d’Italia: duello al vertice tra un mito del Friuli e una rarità altoatesina

*IL METODO. La selezione di Gentleman comprende tutti i vini (2.041) giudicati con i massimi punteggi nelle edizioni 2025 di cinque guide: Vini d’Italia del Gambero Rosso (tre bicchieri), I vini di Veronelli (tre stelle oro e Grandi esordi), Guida essenziale ai vini d’Italia di Daniele Cernilli (voti dal 95 in su), Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier (Le gemme), Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier (5 grappoli). Di ciascuno di questi vini è stato sommato il punteggio dei cinque recensori. I giudizi di Veronelli, Vitae e Cernilli sono già espressi in centesimi, negli altri casi i simboli sono stati convertiti. Per Gambero Rosso: Vini dell’anno 3+=100, 3 bicchieri=97; 2 bicchieri rossi=92,5; 2 bicchieri neri=88; 1 bicchiere nero=82,5. I 5 grappoli Bibenda (che i recensori riconoscono a vini tra i 91 e i 99 punti) sono stati convertiti in punteggi diversi a seconda della media voto espressa dagli altri recensori: così per i 4 grappoli sono stati assegnati punteggi tra 87 e 90 e per i 3 grappoli di 85 punti. Anche per Vitae si rende necessaria un’equivalenza: accanto al giudizio di 4 viti è affiancato un punteggio in centesimi, per le categorie inferiori tale voto non è esplicitato e dunque sono stati equiparati alla media del range di voto indicato dagli autori per quella categoria di giudizio.

(Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 18/07/2025 06:03
Ultimo aggiornamento: 18/07/2025 06:03
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