I 25 vini rossi italiani più amati all’estero nel 2025
Spoiler: i red wines parlano sempre toscano, anzi SuperTuscan. Con piccole incursioni piemontesi e un accento trentino...
La Toscana stravince e il Sassicaia 2021 fa doppietta, primo nella Top 100 dei rossi d’Italia e primo in quella della critica internazionale. Ecco la sintesi con formula calcistica delle Superclassifiche 2025 di Gentleman ottenute incrociando le guide più autorevoli che prendono in considerazione tutti i vini.
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Ma la differenza, come sempre, sta nella prospettiva. Vista dall’Italia è la rivincita dei SuperTuscan, ma le grandi rivoluzioni in ottica internazionale sono solo una conferma. Qui all’estero quello del Sassicaia è un regno incontrastato, il gioiello del marchese Mario Incisa della Rocchetta, messo a punto da Giacomo Tachis domina le classifiche di anno in anno.

Più in generale i red wines parlano toscano, dal Sassicaia fino al Baffo Nero, forte anche dell’effetto volano dell’altra etichetta dei Domini di Castellare, I Sodi di San Niccolò da sempre molto amato all’estero, che anche quest’anno si trova nella top ten, in nona posizione.

Toscana è per tre quarti la classifica incrociata dei rating di Wine Spectator, James Sucking e il vinous.com di Antonio Galloni. Con qualche piccola incursione piemontese che, quest’anno, poi è quasi un monopolio di Gaja. Quattro delle cinque etichette non toscane sono sue a cominciare dal podio, anzi, dei due podi.

A fare notizia, infatti, è che le due classifiche, italiana ed estera, in cima sono pressocché identiche. Al secondo posto in entrambe c’è un altro Supertuscan, il Solaia 2021 dei Marchesi Antinori che va a riprendersi la posizione preminente che occupava tre anni fa.

E in entrambe chiude il podio un Barbaresco di Gaja. Ma, mentre la critica enologica italiana non sa scegliere tra le annate 2021 di Sorì San Lorenzo e di Sorì Tildin che chiudono pari merito. All’estero privilegiano quello che aveva ispirato il libro Sorì San Lorenzo, Angelo Gaja e la nascita di un grande vino di Edward Steinberg nel 1989. Mentre Sorì Tildin, soprannome della nonna di Angelo, Clotilde Ray, qui si trova al quinto posto.
Quarto è il Masseto, Merlot di Bolgheri in purezza che all’estero ha sempre riscosso molto successo. Prodotto in una tenuta di appena 7 ettari della famiglia Frescobaldi di appena 7 ettari, è il primo italiano a essere trattato sulla Place de Bordeaux, uno dei più antichi mercati di vino al mondo, prestigiosa piattaforma commerciale che mette in relazione i tre principali protagonisti del settore: vigneron, intermediari e distributori.
Altra notizia dal mondo è il ritorno in classifica del Trentino con il San Leonardo 2019, che occupa la stessa posizione, sesta, che occupava nel 2023, l’anno prima era salito sul podio al terzo posto. Va detto però che si tratta di un vino nato guardando all’estero, come ricorda Cesare Pillon: «Fu il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga che, negli anni 70, quando prese le redini della tenuta di famiglia, pensò d fare un vino d’ispirazione bordolese in Trentino: ne è nato un capolavoro perché a realizzare l’assemblaggio di varietà fu Giacomo Tachis».
Al settimo posto un altro SuperTuscan e un altro gioiello di famiglia dei Frescobaldi, l’Ornellaia 2021, un’annata bolgherese tipica di questi vini ricchi e concentrati e, allo stesso tempo, espressivi e generosi.
All’ottavo posto, invece, si trova il Brunello di Montalcino 2019 di Poggio di Sotto, l’espressione più alta del Sangiovese, senza forzature in cantina che, da tre anni a questa parte ha attirato molta attenzione internazionale.
Chiude al decimo posto Cepparello 2021 di Iole e Olena che «pur essendo un Sangiovese in purezza è un SuperTuscan perché matura per 18 mesi in barrique», ricorda Cesare Pillon che racconta come il nome scelto da Paolo Marchi, che l’ha creato nel 1980, si riferisce al torrente che costeggia la vigna. La vigna al centro del Chianti Classico, dal 2022, fa parte del gruppo Epi. (Riproduzione riservata)
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