I 100 migliori vini rossi italiani del 2026: la classifica definitiva secondo Gentleman
Gentleman incrocia i giudizi delle cinque più autorevoli guide italiane per stilare la classifica definitiva dei 100 migliori vini rossi italiani del 2026. Al vertice Gaja, Sassicaia e i grandi nomi di Piemonte e Toscana, tra conferme e nuovi equilibri
A prevalere nella graduatoria di Gentleman, che somma i giudizi delle cinque più autorevoli guide italiane (Vini d’Italia del Gambero Rosso, I vini di Veronelli, Guida essenziale ai vini d’Italia di Daniele Cernilli, Vitae dell’Associazione Italiana Sommelier e Bibenda della Fondazione Italiana Sommelier), è il Barbaresco Sorì Tildin di Angelo Gaja. Era già accaduto due anni fa, ma non l’anno scorso, quando a superare di poco il rosso piemontese era stato il Sassicaia, che oggi è secondo.

Un avvicendamento al vertice, insomma, che prosegue da tre anni e che si può estendere alle prime quattro posizioni, occupate negli ultimi anni, seppure in diverso ordine, dagli stessi due campioni di Bolgheri, Sassicaia e Solaia, e da due Barbaresco, con il Riserva Asili di Bruno Giacosa che prende il posto di un altro Cru di Gaja, il Sorì San Lorenzo. A ulteriore convalida del podio espresso dai critici italiani c’è il giudizio dei recensori internazionali, che conferma le stesse quattro bottiglie ai primi tre posti.
Piemonte e Toscana, dunque, si spartiscono il podio in perfetto equilibrio, mettendo in evidenza le strade, per molti versi opposte, che hanno percorso per arrivare ai vertici: monovarietali autoctoni, con un forte radicamento territoriale da una parte, blend di uve alloctone dal sapore internazionale, dall’altra.
La folta rappresentanza di etichette delle due regioni conta naturalmente anche tante altre eccellenze. Tra le 24 del Piemonte spiccano 15 Barolo, vino più presente nella graduatoria seppure declinato in modi diversissimi: dalla tradizionale Riserva Vigna Rionda di Massolino al moderno Barolo Ginestra Ciabot Mentin di Domenico Clerico. Nessuna di queste è però in top 10, mentre il gemello Barbaresco, che ricorre sei volte in classifica, conquista due posti tra i primissimi e tre tra i primi dieci. Difficile dire, insomma, chi ha vinto la sfida in famiglia.

La compagine toscana resta quella più citata dai critici italiani e conta 44 etichette tra le quali brillano quelle provenienti dalla zona di Bolgheri. Tra i SuperTuscan non manca nessuno, dal celebrato Tignanello dei Marchesi Antinori al Cepparello di Isole&Olena, 100% Sangiovese, dai Sodi di San Niccolò di Castellare di Castellina al Lupicaia di Castello del Terriccio, ma anche le storiche denominazioni d’origine sono ben rappresentate con cinque Chianti Classico Gran Selezione, due Nobile di Montepulciano, un Carmignano e, soprattutto, nove Brunello di Montalcino. Il primo di questi, come già accaduto in questa stessa graduatoria, è il Riserva 2019 di Poggio di Sotto, storica azienda oggi di proprietà del gruppo ColleMassari di Claudio Tipa.
Contare le ricorrenze, tuttavia, non deve far sfuggire la varietà descritta dalla classifica di Gentleman, composta con un metodo ideato e messo a punto negli anni da Cesare Pillon, il decano dei critici enologici italiani scomparso qualche mese fa. In particolare, colpisce la ricchezza di vitigni che ovunque in Italia riescono a esprimersi ai vertici in purezza: di Nebbiolo, Sangiovese e Merlot si è in parte già detto, ma scorrendo le righe si incontrano anche la Barbera d’Asti Bricco dell’Uccellone di Braida, il Sagrantino 25 anni di Arnaldo Caprai, e, più sotto, esempi di monovitigni con Grignolino, Syrah, Corvina Veronese, Carménère, Negroamaro, Alicante, Nerello Mascalese, Nero d’Avola...
Tra le regioni del Nord, il Veneto conta sette presenze e cinque Amarone, il primo dei quali in dodicesima posizione. Il Trentino conferma al vertice il San Leonardo dei marchesi Guerrieri Gonzaga, ma aggiunge anche tre gemme diverse dell’Alto Adige: il Cabernet Sauvignon Riserva Freienfeld 2022 di Kurtatsch, il Pinot Nero Riserva Aton 2020 di Elena Walch e il Lagrein Riserva Taber 2023 di Cantina Bolzano. Crescono anche i vini del Centro Italia, con quattro bottiglie nelle prime 10 posizioni, a cominciare dal Rubesco Riserva Vigna Monticchio 2020 di Lungarotti che sale al quinto posto. Seguono il Montiano della Famiglia Cotarella, il Roggio del Filare e un altro laziale, l’Habemus di San Giovenale, presenze fissa della top 100, ma mai così in alto negli ultimi anni.
Tra le 14 regioni rappresentate, quest’anno stentano a farsi apprezzare dalle guide quelle del Sud. Il primo rappresentante che si incontra in classifica è il Primitivo del Salento ES 2023 di Gianfranco Fino che, in altri anni, è stato anche al vertice di questa classifica. Seguono due eccellenze siciliane: il Faro Palari 2020 e l’Etna Rosso Barbagalli 2020 di Pietradolce. Il primo è un blend di uve autoctone con prevalenza di Nerello Mascalese che nacque da una suggestione di Luigi Veronelli, sposata dall’architetto Salvo Geraco, per salvare la denominazione scomparsa Doc Faro. Il secondo è il portabandiera degli oggi tanto ricercati vini dell’Etna, proveniente dalle viti centenarie di Nerello Mascalese della Vigna Barbagalli, a 950 metri di altitudine.
Nota positiva, il ritorno in classifica della Campania con il Montevetrano 2023, un blend di Cabernet Sauvignon, Merlot e Aglianico, messo a punto da Silvia Imparato e Riccardo Cotarella, che già Robert Parker definì «il Sassicaia del Sud».
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