Hampden rum il tesoro del Caraibi
Il rum più ricercato al mondo è giamaicano, si chiama Hampden e fino al 2018 non era mai stato imbottigliato. Poi è arrivato Luca Gargano…
Fino a cinque anni fa, il rum più desiderato al mondo non era mai stato imbottigliato, si chiama Hampden e dal 1753 viene prodotto nella regione di Trelawny, la più vocata della Giamaica, l’isola che rappresenta un pianeta a sé stante nella grande costellazione dei ron caraibici.

In questi 270 anni Hampden Estate ha scritto la storia del distillato mettendo a punto una tecnica molto raffinata di fermentazione spontanea con lieviti indigeni che producono rum con livelli molto elevati di esteri, per i non addetti ai lavori si può tradurre con altissima concentrazione aromatica.
Non a caso sono i più richiesti per i blend più pregiati nel mondo dei distillati e persino della profumeria. Perché qui è successo qualcosa di simile a Islay, altra isola regina dell’arcipelago degli spirits, oggi considerata la patria degli Scotch più pregiati, ma usati fino a ieri per i blended whisky.
E per quanto il parallelo possa sembrare bizzarro, una vena scozzese nella storia di Hampden c’è. Nel 1753 la piantagione di canna da zucchero operava sotto la proprietà di Archibald Stirling e sempre allo scozzese si deve la costruzione nel 1779 della casa colonia che ancora oggi si ammira circondata da fagiani all’interno dell’Estate.

Eppure nonostante la storia secolare della piantagione e la fama leggendaria della distilleria non esisteva una sola bottiglia al mondo con il nome Hampden in etichetta. Fino a cinque anni fa, almeno.
Dietro lo storico imbottigliamento in Single di Hampden del 2018 c’è lui, il rum guru Luca Gargano, patron di Velier che ha messo sotto vetro il tesoro meglio custodito dei Caraibi che, come insegnano i pirati, si nascondeva in bella vista.
I cinque criteri d’eccellenza
Ed è proprio Angelo Canessa, il mixology manager della casa di distribuzione di Genova, a spiegare l’eccellenza degli 8 imbottigliamenti con la sua solita chiarezza cristallina: «Il primato di Hampden Estate si fonda cinque criteri oggettivi». E parte a elencarli con efficace sintesi: «l’acqua di sorgente purissima della piantagione, la fermentazione spontanea con tecniche ancestrali e lieviti indigeni che lavorano per periodi molto lunghi, generando quegli esteri responsabili dell’incredibile carica aromatica finale; la distillazione, che dura circa 7 ore, in alambicchi discontinui double retort di rame; e l’invecchiamento rigorosamente in clima tropicale, dove 7 anni equivalgono a circa 25 di maturazione in clima Continentale».
Sull’invecchiamento tropicale in Velier non si scherza e non si scende a patti. Perché l’alto prezzo in termini di angel share, la parte che evapora a favore degli angeli, appunto è ripagato dall ricchezza e complessità di aromi. Nonostante l’espressione poetica, la perdita di liquido è consistente, ma per dare un’idea della differenza 7 anni di tropical ageing equivalgono a circa 25 in clima europeo.
Il risultato è quanto di più lontano dallo stereotipo del rum giamaicano, dolciastro, facile e speziato, si possa immaginare. Complesso per niente facile e dallo spettro aromatico inebriante. Un tesoro degno dei Pirati dei Caraibi, insomma, e che gli angeli abbiano la loro parte.

Jamaican Mule
Ingredienti
35 ml di Hampden Estate HLCF Classic Overproof
100 ml di ginger beer Fever-Tree.
Metodo Build
in un tumbler alto colmo di ghiaccio aggiungere rum e ginger beer e mescolare con delicatezza guarnendo con una fetta di lime.
Mai Tai
Ingredienti
40 ml di Hampden Estate OWH 46%
20 ml di sciroppo d’orzata
10 ml di sciroppo di zucchero
30 ml di succo di lime
10 ml di orange curaçao.
Metodo Shake and Strain
Versare gli ingredienti nello shaker e agitare. Versare in un tumber colmo di ghiaccio guarnire con della menta.
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