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Green bond, ne servono di più per frenare il surriscaldamento globale. Lo studio di Intesa Sanpaolo
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Green bond, ne servono di più per frenare il surriscaldamento globale. Lo studio di Intesa Sanpaolo

di Angela Zoppo
06 febbraio 2025, 19:30 Ultimo aggiornamento: 07 febbraio 2025, 12:21

Come stanno cambiando gli scenari climatici e il ruolo delle obbligazioni che finanziano le politiche ambientali dei governi. I numeri consacrano il podio europeo e il ritardo degli Stati Uniti, mentre il Giappone scatta in avanti. E intanto avanzano nuovi emittenti, in campo anche Maldive e Seychelles | In portafoglio è meglio il green o il petrolio? Ecco i fondi e gli Etf per investire dopo la svolta di Donald Trump

Da quando, nel novembre 2024, il Network for Greening the Financial System ha aggiornato le stime sugli scenari climatici di lungo termine, rivedendo al rialzo le temperature previste entro il 2100, il mercato dei green bond è sotto pressione. Il messaggio che arriva da Ngfs è chiaro: l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C è ancora possibile, ma richiede molti più sforzi e, di pari passo, molte più obbligazioni per finanziare le politiche climatiche globali. Ad analizzare gli impatti degli scenari delineati da Ngfs è un report di Intesa SanPaolo, realizzato da Federica Migliardi, Fixed Income strategist, che fa anche il punto sui numeri della finanza sostenibile.

Scenari da incubo per il clima e l’economia

Quelli da scongiurare sono lo scenario «Troppo poco e troppo tardi», che prevede una risposta frammentata tra i Paesi, con un aumento stimato di 1,95°C delle temperature globali, e il più drammatico, «Terra calda», che si avrebbe se le politiche messe in atto dai governi non fossero sufficienti a fermare il surriscaldamento, con rialzi oltre i 2° e conseguenze irreversibili su clima ed economia. Per avere un’idea, senza ulteriori azioni di mitigazione un aumento di un grado della temperatura potrebbe comportare una perdita del 45% del Pil globale entro il 2100.

Parallelamente all’evoluzione degli scenari climatici, osserva il report, il mercato dei bond sostenibili continua a espandersi. L'Area Euro resta il principale emittente di green bond a livello globale, ruolo che rimane dominante anche considerando il solo comparto delle emissioni governative. Secondo i dati citati nel report, su un totale di 3.600 miliardi di dollari di green bond in essere, circa 530 miliardi appartengono a emittenti governativi, e di questi circa il 60% appartengono all'Eurozona. Tra le novità che potrebbero ampliare la platea degli emittenti c’è il Gold Standard dell’Ue, introdotto a fine dicembre 2024.

Il bollino d’oro e i bond del resto del mondo

«Gli Eu Gbs presentano il vantaggio di poter essere utilizzati anche dagli emittenti appartenenti a settori industriali ad alta intensità di emissioni di carbonio, come i produttori di acciaio e alluminio,che potranno finanziare progetti e attività di transizione, in linea con la Tassonomia Europea, con l’obiettivo di ridurre il loro impatto ambientale», spiega Migliardi. Emissioni significative si registrano anche fuori dall’Ue, dove il podio passa al Regno Unito, con circa 58 miliardi di sterline di green gilt in circolazione. Nel corso dell’anno fiscale attuale, il governo britannico ha riaperto le emissioni per 8,5 miliardi di sterline su un totale previsto di 10 miliardi.

Negli Stati Uniti, anche se le parole del presidente Donald Trump mettono in discussione la transizione energetica, il mercato potrebbe ampliarsi se il Tesoro decidesse di introdurre emissioni verdi di Treasury. Il Treasury Borrowing Advisory Committee ha indicato a maggio 2024 che i green bond sono tra le nuove tipologie di titoli in fase di studio, accanto ai callable bond, Gdp bond, longevity bond e altri ancora. Con i green Treasury, secondo l’analisi di Intesa Sanpaolo, permetterebbe di attirare fondi pensione e investitori con mandati Esg, in un contesto in cui l’offerta di green bond in dollari resta limitata. Si muove anche il Giappone, che ha debuttato nel mercato delle obbligazioni di transizione con un collocamento di 16 miliardi di yen esattamente un anno fa. In totale, nel 2024 ne ha collocati per 2.650 miliardi di yen, e ha annunciato emissioni per ulteriori 1.550 miliardi entro marzo 2026. L’obiettivo è di arrivare a 20mila miliardi di yen nei prossimi 10 anni. Chiudono la carrellata i blue bond, destinati a finanziare progetti per la conservazione e la gestione delle risorse marine. Ne sono stati già collocati 36 miliardi di dollari. Tra gli emittenti, Maldive e Seychelles. (riproduzione riservata)



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