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Goldman Sachs: dove guadagnare nel mercato forex

di Lucia Generoso
22 settembre 2023, 10:48 Ultimo aggiornamento: 12:17

Tutti i consigli degli esperti su come investire in dollaro, euro, rupia indiana, sterlina, yen e rand africano e le loro previsioni sui principali cambi a 3, 6 e 12 mesi

Goldman Sachs: dove guadagnare nel mercato forex

Un’analisi condotta da Goldman Sachs contiene le previsioni fino ad un anno sull’andamento di alcune delle principali valute mondiali alla luce dei verdetti dei recenti incontri delle Banche centrali, della ripresa del dragone, degli ultimi dati macroeconomici pubblicati e dell’andamento dei prezzi del petrolio.

Il dollaro ancora in sella

La distanza tra la politica monetaria della Fed e quella della Bce rappresenta un punto di attenzione per gli investitori del mercato dei cambi. Mentre l’authority europea ha rivisto al rialzo le stime sull'inflazione e al ribasso quelle sul trend di crescita, la Fed ha fatto l’esatto opposto, in quanto ha rilevato una crescita solida dell’economia Usa, con un aumento del pil stimato sopra le attese al +2,1% per quest’anno (più del doppio dell’1% previsto a giugno) e all’1,5% per il 2024 e ha rivisto l’inflazione di fondo al 3,7% nel quarto trimestre rispetto al 3,9% stimato a giugno. «I funzionari della Fed probabilmente non sono ancora in grado di chiudere con fermezza la porta a ulteriori aumenti o di aprire in modo credibile la strada a tagli imminenti, il che fornirebbe un forte supporto al biglietto a stelle e strisce», specificano gli esperti.

«Abbiamo sempre creduto che affinché si verifichi un indebolimento del dollaro, è necessario un miglioramento delle prospettive di rendimento del capitale estero, cosa che non dovrebbe verificarsi nel breve termine considerando lo scenario di crescita fiacca e le persistenti pressioni inflazionistiche», fanno sapere da Goldman Sachs. Per i prossimi mesi, secondo le previsioni di base degli esperti, il quadro dovrebbe diventare più equilibrato anche grazie alla ripresa della Cina.

I mercati emergenti in balia dell’andamento del petrolio

Recentemente, l’andamento dei prezzi dell’oro nero, cresciuti del 30% soltanto nel giro degli ultimi tre mesi, è diventato un fattore determinante della performance valutaria. «Abbiamo aggiornato le nostre stime sui beta dei mercati forex emergenti in base ai prezzi del petrolio e abbiamo scoperto che, sebbene i beta forex del petrolio fossero aumentati nel 2021, tale andamento si è interrotto per gran parte del 2022 in quanto l’impennata del biglietto verde è stata il motore dominante dei mercati dei cambi” spiegano da Goldman Sachs. Tuttavia, dato che nell’ultimo anno il dollaro viene scambiato in un range più delimitato, i beta del petrolio di nuovo in crescita hanno comportato un rialzo della maggior parte delle valute esportatrici di petrolio. È il caso del peso colombiano: il suo beta è rimasto contenuto fino al 2022 a causa dell’aumento del premio al rischio politico interno, ma ora è ai massimi storici negli ultimi dieci anni.

Per quanto riguarda le valute importatrici di petrolio, «scopriamo che dietro le recenti variazioni dei beta dei mercati dei cambi rispetto al trend del prezzo del petrolio c'è una combinazione di politica forex e di movimenti di altre materie prime», avvertono. Con un limitato intervallo per i prezzi del gas naturale e una crescita europea che ancora fatica a decollare, l’impatto del petrolio sul cambio dell’euro dovrebbe essere negativo. Date queste premesse, «il nostro consiglio è di rimanere long su peso colombiano e real brasiliano rispetto al renminbi, e short sul cambio euro/dollaro canadese», spiegano gli esperti. Gli esperti stimano un cambio dollaro/peso colombiano a 3, 6 e 12 mesi rispettivamente pari a 3800 – 3700 e 3700.

Goldman Sachs: dove guadagnare nel mercato forex

Posizionamento short su euro/dollaro canadese

Alla luce del recente rialzo stabilito nell’ultimo incontro della Bce, «riteniamo che lo slancio ribassista della divisa europea dovrebbe proseguire nel breve termine», commentano da Goldman Sachs. Gli esperti raccomandano un posizionamento short sul cambio euro/dollaro canadese, con un target di 1,42, avvertendo che tale cross catturerebbe il tema della sovraperformance degli Stati Uniti e un ambiente di rischio favorevole, oltre ad offrire una copertura affidabile contro uno dei principali rischi per la crescita, ovvero un aumento dei prezzi dell’oro nero” fanno sapere da Goldman Sachs. Per gli analisti, il cambio euro/dollaro a 3, 6 e 12 mesi dovrebbe attestarsi rispettivamente pari a 1,07 - 1,1 e 1,12.

Yen giapponese sempre più debole

In seguito all’intervento del governatore Ueda di scorsa settimana è cresciuto l’interesse per le posizioni short sui cambi con la divisa giapponese, in linea con l'idea che per i responsabili politici la debolezza dello yen sia andata troppo oltre e che la fine dei tassi negativi potrebbe arrivare prima del previsto. “Secondo i nostri economisti, il percorso politico più probabile sarà l’uscita dal YCC ad aprile del prossimo anno e la fine dei tassi negativi a partire dalla primavera del 2025, ben oltre le attuali aspettative del mercato” spiegano i broker, aggiungendo che per questo motivo, per la minore volatilità dei tassi prevista per i prossimi mesi, e per il sentiment di rischio favorevole, lo yen dovrebbe indebolirsi senza che si verifichi un cambiamento politico sostanziale da parte della BoJ. Per Goldman Sachs, il cambio dollaro/yen a 3, 6 e 12 mesi dovrebbe attestarsi rispettivamente pari a 150 - 155 e 150.

Alla sterlina serve una politica da falco

In seguito alle indicazioni accomodanti della Bce di questa settimana, la sterlina ha perso terreno rispetto al dollaro ed è rimasta piatta rispetto all’euro. In vista dell’incontro della Bank of England di settimana prossima, Goldman Sachs ritiene che l’authority dovrebbe aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, spinta dall’elevata inflazione e dall’elevato tasso di crescita dei salari. Tali aspettative potrebbero però cambiare nel momento in cui la pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo di agosto non dovesse sorprendere significativamente al ribasso. “Per vedere un rafforzamento della sterlina, riteniamo necessario che il quadro ciclico in Europa migliori e che la Banca d’Inghilterra intraprenda una politica più falconiana” fanno sapere da Goldman Sachs. “Purtroppo, nessuno di questi due scenari sembra probabile nel breve termine, il che significa che un tasso di cambio euro/sterlina piatto dovrebbe persistere per un po' più a lungo” riconoscono. Date queste premesse, gli esperti stimano un cambio euro/sterlina a 3, 6 e 12 mesi rispettivamente pari a 0,86 - 0,85 e 0,84.

Pochi spazi di apprezzamento per il Rand sudafricano

Il rand è stato tra le valute più intaccate dalla divergenza tra le prospettive di crescita statunitensi e quelle cinesi. Al momento il cambio dollaro/rand è tornato ai massimi da inizio anno e il suo andamento resta alquanto volatile. Per gli esperti, la divisa rimane più esposta a fattori esterni come le prospettive di crescita di Usa e Cina piuttosto che a quelli interni, ragion per cui non si prevedono grosse sorprese sul cambio dopo la riunione di prossima settimana della South Africa Reserve Bank.

Data la resilienza del quadro politico Usa, “ci aspettiamo un limitato spazio per un apprezzamento del rand” spiegano da Goldman Sachs. Ma, se ci fossero nuovi segnali di stabilizzazione nelle prospettive di crescita della Cina, il rand (insieme al won sudcoreano) dovrebbe riuscire a recuperare parte delle recenti perdite. “Al momento il cambio dollaro/rand intorno al valore pari a 19 include una certa negatività” concludono gli esperti. Gli esperti stimano un cambio a 3, 6 e 12 mesi rispettivamente pari a 17,5 – 17 e 16,75.

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La rupia indiana sotto pressione per l’aumento dei prezzi del petrolio

Le valute asiatiche ad alto rendimento come la rupia indiana hanno sottoperformato il Northeast Asian Foreign Exchange nell'ultima settimana, riflettendo il moderato rallentamento dei prezzi del petrolio. Sebbene l’inflazione di agosto sia scesa anche sotto le aspettative di consenso pari al 6,8% su base annua (rispetto al 7,4% su base annua di luglio), il cambio dollaro/rupia indiana è lievitato man mano che i prezzi del petrolio hanno superato i 90 dollari al barile. Dal momento che l’India è uno dei maggiori importatori netti di petrolio nella regione, e che quindi i prezzi più elevati dell’energia influiscono negativamente sull’inflazione e sul deficit delle partite correnti, la pressione sulla rupia potrebbe persistere in un contesto caratterizzato da prezzi dell’oil in ascesa.

Ma gli esperti avvertono che tali pressioni potrebbero essere compensate nel momento in cui l’India dovesse essere inclusa nell'indice Gbi-Em Global Diversified, cosa che verrebbe accolta con grande favore da parte degli investitori. “Tuttavia le ragioni che negli anni passati avevano escluso l’India da questa lista sussistono ancora oggi, ragion per cui il Paese dovrebbe rimanere nella watch list” fanno sapere da Goldman Sachs. Gli esperti stimano un cambio dollaro/rupia indiana a 3, 6 e 12 mesi rispettivamente pari a 83 – 82 e 82. (riproduzione riservata)



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