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Ursula von der Leyen
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La Commissione Ue decide sul golden power. Più vicina una procedura d’infrazione contro l’Italia

18 novembre 2025, 15:30 Ultimo aggiornamento: 17:49

Entro giovedì 20 l’Unione Europea dovrebbe notificare la decisione al governo italiano. Nel mirino della Commissione l’uso del golden power fatto da Palazzo Chigi nell’ambito dell’ops di Unicredit su Banco Bpm

La Commissione Ue rompe gli indugi sul golden power italiano. Nelle prossime ore Bruxelles dovrebbe notificare al governo di Giorgia Meloni la decisione sull’uso dei poteri speciali. Secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, la possibilità di una procedura d’infrazione a carico del Paese sarebbe concreta, anche se l’indiscrezione non trova al momento conferme ufficiali.

Il primo passo potrebbe essere compiuto giovedì 20 novembre, con l’invio all’Italia della lettera di messa in mora da parte di Bruxelles. L’Unione Europea ha messo nel mirino le prescrizioni imposte da Palazzo Chigi ad aprile all’ops di Unicredit su Banco Bpm, che a luglio avevano spinto il ceo Andrea Orcel a ritirare l’offerta e, di recente, a fare ricorso al Consiglio di Stato. Secondo l’Ue l’Italia si è sovrapposta ai compiti di Commissione e Bce, ostacolando la libera circolazione dei capitali e il consolidamento bancario.

L’apertura di Roma

La procedura d’infrazione sul golden power - i poteri speciali concessi dalla legge al governo per tutelare l’interesse nazionale nei settori strategici - era già attesa a ottobre ma poi è slittata a novembre. Prima di decidere Bruxelles aveva bisogno di maggiore «sicurezza e chiarezza giuridica su una serie di fattori, legati ad alcuni requisiti legali specifici», aveva spiegato un’altra fonte europea.

Certezze che potrebbero essere arrivate in questi giorni e che, a meno di ripensamenti dell’ultimo minuto, dovrebbero portare all’invio della lettera di messa in mora. Nelle ultime settimane il governo italiano ha cercato di rimediare e ha avviato una trattativa con Bruxelles, aprendo anche alla modifica della legge sul golden power. Da fine ottobre il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha incontrato due volte Maria Luís Albuquerque, la commissaria ai Servizi Finanziari responsabile del fascicolo con la sua Dg Fisma.

Le trattative con Bruxelles

Anche la premier Meloni avrebbe avuto dei contatti con Ursula von der Leyen per cercare quantomeno di rinviare la procedura. In cambio l’Italia avrebbe garantito il suo appoggio su temi più urgenti per la presidente della Commissione, come il sostegno all’Ucraina (a partire dall’uso degli asset russi congelati per finanziare Kiev) e l’aumento della spesa nazionale per la difesa. Senza successo, sembra, perché l’Ue dovrebbe procedere lo stesso contro il golden power italiano.

Le trattative tra Roma e Bruxelles andranno avanti comunque, quindi nonostante l’eventuale lettera di messa in mora, e la Commissione potrebbe decidere di tornare sui suoi passi se l’Italia modificherà i poteri speciali per renderli compatibili con il diritto europeo. Fino a qualche giorno fa il governo non aveva ancora ancora presentato una proposta per iscritto, circostanza che potrebbe aver spinto l’Europa ad agire. Di sicuro l’Italia proverà a confermare il principio - caro a Giorgetti - che il risparmio rientra nella sicurezza nazionale.

Dg Comp in pausa

Ma cosa ha spinto Bruxelles ad accelerare? «In questa fase dovrebbe essere prevalsa la tesi secondo cui la contestazione del golden power è più importante», commenta una fonte europea vicina al dossier. Non sono attese novità, invece, lato Dg Comp. Anche l’Antritrust europeo, guidato dalla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera, ha acceso un faro sul caso Unicredit-Bpm per possibile violazione del regolamento sulle concentrazioni. Indagine che avrebbe convinto la commissaria spagnola a chiedere l’annullamento del decreto golden power contro Unicredit.

Si tratta di un procedimento formalmente separato dall’Eu Pilot della Dg Fisma, ma unito dalle stesse tempistiche perché, come rivelato da Reuters, entrambe le richieste erano pronte a essere approvate in contemporanea. Nel caso della Dg Comp, però, il ritiro dell’ops su Banco Bpm potrebbe aver reso l’annullamento del Dpcm di Palazzo Chigi non più necessario o comunque meno urgente. 

Gli scenari per Unicredit

La procedura d’infrazione fornirebbe un assist a Orcel in tribunale. Il 10 novembre Unicredit ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio che ha annullato solo due delle prescrizioni ricevute con il golden power. La prima vietava di ridurre per cinque anni il rapporto tra prestiti e depositi, vincolo ritenuto eccessivo dai giudici. La seconda imponeva di mantenere costante il portafoglio di project finance, divieto che per i magistrati deve avere una durata limitata.

Era rimasto in piedi, invece, l’obbligo di uscire dalla Russia entro nove mesi, disimpegno su cui solo Mosca può decidere tempi e modalità secondo Unicredit, pena la nazionalizzazione delle attività nel Paese. E per finire il Tar aveva confermato il dovere di mantenere invariati gli investimenti di Anima (la sgr comprata da Bpm) in titoli di emittenti italiani, prescrizione considerata da Piazza Gae Aulenti incompatibile con la direttiva Mifid, l’autonomia dei gestori e la libera circolazione dei capitali.

Tesi condivise anche dalla Commissione, a giudicare dal contenuto delle lettere inviate a Roma negli ultimi mesi e dalla sempre più probabile procedura d’infrazione. La mossa di Bruxelles decreterebbe la fine del contenzioso davanti al Consiglio di Stato e riaprirebbe le porte del risiko a Unicredit in Italia. Roma permettendo, perché il governo potrebbe contestare il provvedimento davanti alla Corte di Giustizia. (riproduzione riservata)



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