Per usare il gioco di parole del celebre film The big short, sulla crisi del 2008, scommettere contro l’automotive europeo non è una «grande scommessa». È risaputo che il settore automobilistico in Europa sta attraversando un periodo difficile. E proprio per questo motivo, i principali hedge fund di Wall Street stanno prendendo posizioni ribassiste contro l’industria automobilistica dell’eurozona, come riportato dal Financial Times il 22 agosto 2025.
Per esempio il fondo Jericho, con sede a New York, ha una posizione corta pari allo 0,52% delle azioni di Stellantis, per un valore di circa 127 milioni di euro, mentre BlackRock ha un’esposizione short da 75 milioni di euro su Volvo Cars.
«L’industria automobilistica è in un momento critico», ha dichiarato il capo di un hedge fund londinese, che sta puntando contro varie aziende del settore. «I tedeschi [costruttori di auto] hanno guadagnato molto in Cina, ma quella fonte di profitti sta svanendo, e le esportazioni verso gli Stati Uniti sono difficoltose a causa dei dazi».
Molti investitori sostengono che la guerra commerciale abbia solo esacerbato i problemi strutturali già presenti nell’industria automobilistica europea. I risultati del secondo trimestre hanno evidenziato l’impatto dei dazi su alcuni dei principali produttori di auto del continente. Stellantis ha annunciato una perdita di 300 milioni di euro dovuta alle nuove tariffe, con le vendite in Nord America che sono scese del 25% rispetto allo scorso anno.
Volkswagen, da parte sua, ha subito un calo dei ricavi di 1,3 miliardi di euro a causa della guerra commerciale e si è unita a Porsche e Mercedes-Benz nel ridurre le previsioni di crescita future. Le tre case automobilistiche tedesche si preparano a un taglio di oltre 10 miliardi di euro dei loro flussi di cassa nell'anno in corso.
«I dazi fanno parte della nostra tesi short, ma il vero problema è che non riusciranno più a vendere le stesse quantità di auto in Cina», ha spiegato al Financial Times un altro gestore di hedge fund londinese. «Sono indietro sulla tecnologia e sui veicoli elettrici. Questo è un declino secolare che continuerà ancora per un po’». Anche i produttori statunitensi come General Motors e Ford non sono stati risparmiati, con previsioni di riduzione degli utili di 3,5 miliardi e 2 miliardi di dollari, rispettivamente, a causa delle tariffe.
Tuttavia, alcuni ritengono che per alcune aziende si possa verificare di peggio. «Se sei un produttore di auto, stai vivendo il periodo più difficile degli ultimi tempi», ha dichiarato a FT Craig Cameron, vicepresidente senior per le azioni europee presso Franklin Templeton. Molte aziende, infatti, hanno anticipato le importazioni negli Stati Uniti all’inizio dell’anno, in attesa della conclusione dei negoziati commerciali. Di conseguenza, gli analisti ritengono che gli effetti negativi non siano ancora pienamente riflessi nei bilanci. Cameron ha aggiunto: «Questo è il settore che mi preoccupa di più, sta subendo una pressione senza precedenti da entrambe le direzioni».
Nonostante tutti questi fattori sfavorevoli, è interessante notare che le scommesse contro le azioni del settore automobilistico non sempre hanno portato a guadagni quest’anno. I prezzi delle azioni, infatti, sono aumentati da aprile, grazie a un rally generalizzato di mercato che ha spinto i titoli ai massimi storici. In questo tipo di scenario, non è escluso che possa verificarsi un “short squeeze”. In pratica, se una grande parte del mercato è posizionata short (cioè ha venduto in previsione di un calo dei titoli), basta una notizia positiva – anche minima – per innescare un'impennata dei prezzi. Gli operatori che hanno preso posizioni short, per limitare le perdite sono infatti costretti a comprare per coprirsi, alimentando il rialzo dei titoli.(riproduzione riservata)