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Giuseppe Maggio: «Il tempo è memoria e desiderio».

Giuseppe Maggio racconta il suo rapporto con il tempo, l’arte e il desiderio. Attore, scrittore e Hublot Friend of the Brand, riflette sul valore dell’autenticità, la bellezza dell’attesa e la libertà come conquista, non come posa

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Giuseppe Maggio appartiene a quella generazione che cerca senso nella velocità, profondità nel gesto e libertà nella forma. Appassionato di orologi, Hublot Friend of the Brand da alcuni anni, Gentleman lo incontra per parlare di tempo, arte e desiderio, temi che, per lui, s’intrecciano come gli ingranaggi di un orologio.

Giuseppe Maggio, attore e scrittore, classe 1992, Friend of Hublot da molti anni, gioca a fare il maestro orologiaio davanti all’obbiettivo. I segnatempo sono una sua grande passione. Qui indossa un Hublot Big Bang Meca-10 King Gold con cassa 42 mm
Giuseppe Maggio, attore e scrittore, classe 1992, Friend of Hublot da molti anni, gioca a fare il maestro orologiaio davanti all’obbiettivo. I segnatempo sono una sua grande passione. Qui indossa un Hublot Big Bang Meca-10 King Gold con cassa 42 mm

Gentleman. Giuseppe, cominciamo dal tempo. Che rapporto ha con il tempo?

Giuseppe Maggio. Ho un rapporto di malinconia serena. È memoria: ogni momento vissuto diventa ricordo, e i ricordi, anche quando felici, portano con sé una dolce nostalgia. E poi amo l’attesa del tempo che deve arrivare, carico di aspettative e di sorprese. Mi piace farmi sorprendere dalla vita. Il tempo, per me, è emozione.

G. Se potesse «aggiustare» qualcosa del tempo contemporaneo, quale ingranaggio toccherebbe?

G.M. Fermerei questa corsa ossessiva verso il nuovo. Oggi tutto dura pochissimo: un film, un capo di abbigliamento, persino le persone e i sentimenti. Viviamo in un sistema che consuma e sostituisce. Eppure il tempo serve proprio a far maturare le cose, come una giacca di pelle che col passare degli anni diventa più bella. Mio padre mi raccontava di quando comprava un paio di scarpe e duravano anni.

G. Hublot l’ha scelta come Friend of the Brand. Cosa significa per lei indossare un orologio che è strumento funzionale e al tempo stesso identità di stile?

G.M. Hublot è tempo che si tramanda. Mi piace pensare che un giorno potrò lasciarlo ai miei figli: è un oggetto che porta con sé un’eredità, un’idea di solidità in un’epoca in cui tutto passa troppo in fretta.

G. Ha studiato lettere e filosofia, poi è diventato attore e scrittore. Cosa lega la scrittura di un romanzo alla costruzione di un personaggio?

G.M. L’immaginazione. Un attore deve saperla usare per completare ciò che non è scritto in sceneggiatura: la vita interiore del personaggio, il suo passato, le sue emozioni. La scrittura nasce da quello stesso bisogno di costruire, di capire l’essere umano. Due linguaggi diversi nati dalla stessa curiosità.

G. L’attore e lo scrittore dialogano o si contendono lo spazio?

G.M. Dialogano. Non mi piace l’idea dei limiti, possiamo fare più cose, basta organizzarsi e crederci. Scrivere richiede concentrazione, recitare energia, ma si alimentano a vicenda. Ognuno di noi ha capacità inespresse: serve solo la convinzione di mostrarle.

G. Da Baby a Maria fino a Mrs. Playmen, ritorna il tema del confine tra innocenza e consapevolezza. È un tema che sceglie o che la sceglie?

G.M. L’ho scelto, ma credo che in parte mi scelga lui. Sono attratto da progetti che uniscono qualità e complessità, dove la libertà e l’identità si mettono in discussione. Raccontano la società, i pregiudizi, le battaglie di ieri e di oggi. Essere liberi non è mai scontato: è il risultato di chi ha lottato prima di noi.

Giuseppe Maggio, appassionato di orologi indossa un Hublot Big Bang Tourbillon Automatic Green Saxem con cassa da 44 mm e lunetta in Saxem verde lucido, un materiale composito a base di ossido di alluminio e terre rare.
Giuseppe Maggio, appassionato di orologi indossa un Hublot Big Bang Tourbillon Automatic Green Saxem con cassa da 44 mm e lunetta in Saxem verde lucido, un materiale composito a base di ossido di alluminio e terre rare.

G. Mrs. Playmen, la serie in arrivo su Netflix dedicata ad Adelina Tattilo, l’audace editrice della storica rivista erotica interpretata da Carolina Crescentini, racconta un’epoca, quella degli anni Settanta, in cui la libertà femminile si confrontava con lo sguardo maschile. Da uomo e da attore, come ha vissuto questa prospettiva?

G.M. Con rispetto e ammirazione. È una storia che parla di emancipazione vera, fatta di cultura e grazia, non di provocazione. La protagonista è una donna coraggiosa, che si afferma con eleganza in un sistema maschilista. Spero che sia un esempio positivo per le giovani spettatrici.

G. Lei appartiene a una generazione che vive il desiderio e la sensualità in modo diverso. Cosa pensa che si sia perso o guadagnato con i social networks?

G.M. Si è perso quasi tutto. Il desiderio si è banalizzato: non esiste più mistero, conquista, attesa. L’incontro reale è stato sostituito dall’immagine. La sessualità è diventata un contenuto da monetizzare. È una forma di regressione culturale, una perdita di valore e di dignità.

G. Eppure lei sembra appartenere a un’altra generazione.

G.M. Forse sì. Mi sento vicino a un modo di pensare in cui l’arte e la curiosità erano valori fondamentali. Ma credo che anche oggi si possa ancora costruire qualcosa di autentico. Serve solo tempo.

G. Se potesse fermare l’orologio su un’ora esatta, quale sarebbe?

G.M. Il giorno del mio matrimonio e quello in cui ho presentato Maria al Festival di Cannes. Uno privato e uno professionale. Entrambi pieni di gratitudine. A Cannes, dopo anni di lavoro e sacrificio, ho pensato: «Te lo meriti». A volte bisogna sapersi dare una pacca sulla spalla. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 04/11/2025 13:33
Ultimo aggiornamento: 04/11/2025 13:33
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