«Con il Piano Strutturale di Bilancio riporteremo il debito pubblico su un sentiero realistico di discesa». A rivendicarlo, dal palco della 100ª Giornata Mondiale del Risparmio organizzata da Acri, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
A mettere a terra il Piano, per il prossimo triennio, spiega il titolare del Mef, la manovra inviata al Parlamento la scorsa settimana. Una legge di bilancio in continuità con l’azione del governo che, rafforzando un «contesto politico stabile e una politica fiscale prudente» sta dando i propri frutti «favorendo le prospettive di crescita dell’Italia: le ultime aste – sottolinea Giorgetti – hanno evidenziato che la domanda per i nostri titoli di stato è robusta, lo spread si è ridotto in modo significativo, i mercati e le agenzie di rating promuovono l’azione del governo». «In questi due anni di governo – prosegue – la nostra azione è stata guidata e continuerà a esserlo, dall’obiettivo di ridurre le incertezze e trarre il massimo dalle opportunità». Ora, però, bisogna mobilitare il risparmio privato.
«Il risparmio – mette in rilievo Giorgetti – continua a svolgere il ruolo di presidio a fronte di eventi imprevisti». Un ruolo chiave in una fase di «elevata incertezza che non accenna a diminuire, alimentate dal susseguirsi di crisi di diversa natura: pandemie, tensioni geopolitiche, calamità naturali». Accanto ai rischi, però, ci sono anche «numerose opportunità, che potranno essere colte se sapremo creare, come in passato, le condizioni affinché il risparmio agisca come volano di crescita, sviluppo e inclusione».
Risparmiare, spiega il ministro, «significa avere fiducia nel futuro: risparmio e investimenti sono elementi imprescindibili per uno sviluppo duraturo». Alle istituzioni spetta dunque «il compito di tutelarne l’integrità». L’Italia, dall’alto della sua «elevata propensione al risparmio», sta facendo la propria parte, pur scontrandosi «con un perdurante sottodimensionamento nelle opportunità di impiego: le attività finanziarie delle famiglie italiane – aggiunge – continuano a essere destinate a impieghi altamente liquidi e a basso rendimento». E In Europa, qual è la situazione?
Qui arrivano le dolenti note. La frammentazione dei mercati di capitali Ue, dice Giorgetti, fa sì che «una parte rilevante del risparmio europeo non trova opportunità attrattive di investimento e viene impiegato all’esterno dell’Unione, sostenendo altrove crescita e sviluppo». Dinamica, questa, che rischia di mandare in fumo uno strumento fondamentale a supporto di «transizioni verde e digitale, rafforzamento della difesa comune e sviluppo di nuove infrastrutture». E strumento fondamentale con cui l’Ue dovrà «colmare il divario di competitività rispetto alle altre principali economie mondiali».
Un compito arduo che le finanze pubbliche non sono in grado di affrontare da sole. Per questo, prosegue Giorgetti, «saranno necessari ingenti investimenti che non potranno essere soddisfatti solo da fonti pubbliche, dati i vincoli di bilancio esistenti». Ecco perché, ribadisce ancora una volta il titolare del Mef, «occorrerà mobilitare anche il risparmio privato, che assumerà di nuovo il ruolo di risorsa fondamentale per lo sviluppo» a condizione che si riesca a «realizzare un ecosistema regolamentare e amministrativo che faciliti l’accesso delle imprese al mercato dei capitali».
Per evitare la dispersione e la fuga del risparmio, dunque, serve procedere speditamente verso il completamento dell’Unione del mercato dei capitali. Operazione che, tuttavia, «non potrà mai essere davvero compiuta se le banche non potranno operare liberamente in un mercato europeo con dimensioni ad esso adeguate». E questo accadrà una volta completata anche l’Unione Bancaria.
Nell’Unione Bancaria – prosegue Giorgetti – «occorrerà dare alla competitività attenzione pari a quella che negli anni passati abbiamo giustamente attribuito alla stabilità». Ciò non significa «sottovalutare la lezione della Grande crisi finanziaria», ma «tenere presente che stabilità e crescita sono due lati della stessa medaglia: non vi può essere l’una senza l’altra».
Quello delle banche nel sistema finanziario, sottolinea l’inquilino di palazzo Sella, è un ruolo centrale che va esaltato «valorizzando quella funzione che assume un ruolo centrale nel contesto in cui si confrontano intermediari finanziari e imprese». Anche per questo, prosegue, «è indispensabile preservare una stabile complementarietà tra la misura di garanzia pubblica, seppur più contenuta e una costante e mirata opera di valutazione del merito creditizio nei confronti delle imprese».
Posto che le pmi rappresentano l’ossatura del tessuto industriale italiano necessitando dunque di un agevole accesso al credito, su questo fronte è arrivato il momento di porre dei paletti. Se fino a oggi, complici le crisi pandemica ed energetica, «l’accesso al credito è stato accompagnato da una notevole presenza di garanzie pubbliche con gradi di copertura assai elevati», è ora fondamentale una «inversione di rotta» senza la quale si rischia «l’indebolimento nel ruolo di valutazione nel merito creditizio da parte degli intermediari finanziari».
Dal ministro dell’Economia arriva poi una stroncatura delle criptovalute, a ribadire il la posizione espressa dal governo in manovra con la scelta di innalzare la tassa sulle plusvalenze da Bitcoin dal 26% al 42%: «Il valore delle criptovalute è del tutto scollegato a beni o risorse economiche sottostanti e presenta un elevatissimo livello di rischio – stigmatizza Giorgetti – oggi più che mai, di fronte all’innovazione digitale è necessario che i risparmiatori siano in grado di distinguere tra gli investimenti che, pur nella loro rischiosità, finanziano progetti tangibili e altre forme di investimento, quali ad esempio le criptovalute».
Un supporto in tal senso arriverà dalla recente regolamentazione Ue, anche se, sottolinea, «nessuna legislazione e vigilanza può essere più efficace di, o sostituirsi a, decisioni individuali consapevoli». Per incentivare una maggior consapevolezza, il governo continua a investire nell’educazione finanziaria, soprattutto «verso i più giovani, che sono i risparmiatori e gli investitori del futuro»: ecco l’importanza dell’insegnamento dell’educazione finanziaria già nelle scuole, che il governo ha introdotto con la Legge a sostegno della competitività dei capitali. (riproduzione riservata)