Lo yen giapponese si rafforza contro il dollaro dopo le dichiarazioni del numero uno della Bank of Japan, Kazuo Ueda, che ha detto al quotidiano Yomiuri che la banca centrale potrebbe presto abbandonare il sentiero dei tassi negativi.
Nel frattempo, in attesa dei fondamentali macro statunitensi di questa settimana (tra cui inflazione di agosto, vendite al dettaglio e richieste di sussidi) il biglietto verde ha perso forza rispetto alle altre valute. I mercati vogliono capire se l’economia Usa è in «soft landing» o meno e se la Fed alzerà ancora i tassi di interesse. Contro il dollaro, l’euro guadagna lo 0,14%, il franco svizzero lo 0,06% mentre lo yen giapponese sale dello 0,74%.
Intervistato dal quotidiano Yomiuri il governatore ha detto che entro la fine dell’anno la Bank of Japan avrà dati sufficienti per decidere un eventuale rialzo dei tassi di interesse. Il dato chiave è la crescita dei salari, in base al quale verrà deciso se ridurre la politica super espansiva in atto o meno.
Il tasso di riferimento BoJ si attesta a -0,1%, invariato dal 2016 quando è stato portato a questo livello dall’ex governatore Haruhiko Kuroda come mossa per combattere la deflazione, un problema che l’economia giapponese fronteggiava da oltre vent’anni.
Il tasso Tonar (tasso interbancario overnight), equivalente giapponese dell’Eonia, al 6 settembre si attestava al -0,076% in rialzo dal -0,06% di inizio mese. L’inflazione core è invece al di sopra del target del 2%, attestandosi al 3,1% di luglio, in discesa dal 4-4,2% di dicembre ‘22-gennaio ‘23. Il 21 settembre uscirà la lettura di agosto, e tra il 21 e il 22 settembre si terrà il prossimo meeting di politica monetaria della BoJ.
La strategia portata avanti finora dalla BoJ è stata decisamente diversa da quella della Fed che si è trovata a fronteggiare un’inflazione persistente e galoppante che l’ha costretta a mettere in atto un ciclo aggressivo di rialzi. Questa asimmetria ha inevitabilmente interferito con il rapporto di cambio che è passato dai 108-110 yen per dollaro di fine 2021 fino a oltre 145 yen attuali.
Un livello critico quello dei 145 yen per dollaro, che ha allarmato i trader, scrive Bloomberg, che attendevano un intervento dell’autorità per far riapprezzare la valuta. Un anno fa, sottolinea sempre Bloomberg, il superamento di quel livello innescò un intervento di acquisto di yen da parte delle autorità, il primo dal 1998.
Le dichiarazioni di Ueda non hanno animato solo i mercati valutari. Di riflesso, il tasso di rendimento dei titoli di stato giapponesi a 10 anni è balzato allo 0,7%, un massimo che il Giappone non vedeva dal 2014. A tal proposito, la BoJ ha dichiarato che il 14 settembre effettuerà operazioni di mercato aperto per tenere sotto controllo la curva dei tassi. La strategia della BoJ è infatti quella di intervenire nel mercato dei Treasury nipponici con l’obiettivo di manipolare domanda e offerta affinché i rendimenti non oscillino oltre un certo corridoio stabilito, avvalendosi dello strumento noto come Ycc (yield curve control) istituito nel 2016.
Yuan in risalita sul mercato interno, dopo che le autorità monetarie hanno fissato un rapporto di parità sul dollaro superiore al previsto, mentre hanno lanciato messaggi di risolutezza a sostenere la valuta nazionale. Secondo il Financial Times la banca centrale cinese ha stabilito il cambio del dollaro a 7,2148 renminbi, un livello superiore alle attese, e nelle contrattazioni mattutine la valuta cinese sia è rapidamente apprezzata, con il dollaro calato a 7,2859.
Venerdì 8 settembre il renminbi aveva segnato un minimo da 16 anni a questa parte, tra crescenti timori sul settore immobiliare del Dragone, sulle potenziali ricadute per il suo comparto bancario e sull`indebolimento generale dell’economia. (riproduzione riservata)