Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato, lunedì 17 novembre, il piano promosso dal presidente statunitense Donald Trump per mettere fine al conflitto nella Striscia di Gaza.
Il documento, che rappresenta la «fase due» dell’intesa accettata da Israele e Hamas lo scorso ottobre - accordo da cui è scaturito un cessate il fuoco sostanzialmente stabile - introduce la creazione di una International Stabilization Force (Isf), una forza multinazionale incaricata di garantire la sicurezza nell’area.
L’esito del voto non era scontato: Mosca e Pechino avevano minacciato il veto e presentato una bozza alternativa che non prevedeva la smilitarizzazione, escludeva il Board of Peace e assegnava al Segretario Generale dell’Onu - non agli Stati Uniti - il compito di definire i criteri della forza internazionale. Alla fine, la pressione dei principali Paesi arabi (Qatar, Egitto, Arabia Saudita, EAU, Giordania, Indonesia, Pakistan, Turchia) e il sostegno dell’Autorità Palestinese hanno reso politicamente difficile l’opposizione.
Il piano prevede la creazione del Board of Peace, l’organo di supervisione del processo di stabilizzazione (in carica fino al 2027). Gli Stati membri potranno partecipare al Board of Peace, presieduto da Donald Trump. È previsto il coinvolgimento di tecnocrati palestinesi per la gestione della ricostruzione.
La risoluzione autorizza anche la Banca Mondiale (organismo delle Nazioni Unite) a stanziare risorse finanziarie per la ricostruzione di Gaza e a creare un fondo finanziario per farlo.
L’Isf, che verrà costituita in coordinamento con Egitto e Israele ma non sarà sotto comando Onu, avrà il compito di mantenere la stabilità fino al completo disarmo di Hamas e fino al raggiungimento di un livello sufficiente di ricostruzione e capacità amministrativa locale. Rimangono tuttavia incerti la composizione operativa, il mandato effettivo e le modalità con cui la missione addestrerà un nuovo corpo di polizia palestinese, distinto da quello attualmente controllato da Hamas.
Il piano prevede, inoltre, il ritiro delle forze israeliane una volta che l’Isf sarà pienamente operativa, senza indicare scadenze precise, e l’istituzione di un governo di transizione guidato dallo stesso Trump, incaricato di supervisionare sicurezza, aiuti umanitari e processi di ricostruzione. Restano però vaghi i riferimenti al futuro assetto politico della Striscia e alla prospettiva di uno Stato palestinese.
Il punto più critico riguarda proprio il disarmo di Hamas, condizione che il movimento islamista non ha mai accettato. La risoluzione affida alla forza di stabilizzazione il compito di smantellare le infrastrutture militari del gruppo, ma diversi Paesi arabi - potenziali contributori della missione -hanno già segnalato forti resistenze a un coinvolgimento che possa tradursi in scontri diretti con Hamas, mettendo in dubbio la realizzabilità operativa dell’intero piano.
Onu e Anp hanno accolto con favore la risoluzione.
Il portavoce del segretario generale Onu Antonio Guterres, Stéphane Dujarric, parla di «passo importante per consolidare il cessate il fuoco» e invita tutte le parti a trasformare il risultato diplomatico in azioni concrete.
Anche l’Autorità nazionale palestinese ha accolto con favore la risoluzione, chiedendo una rapida attuazione sul terreno, il «ritiro totale delle forze occupanti» e la tutela della popolazione civile.
Esulta ovviamente il presidente Usa, Donald Trump, che in un lungo post su Truth definisce la risoluzione un «momento di portata storica», ringrazia i membri del Consiglio e sottolinea la centralità del nuovo Board of Peace.
Anche l’Unione europea accoglie come «un passo importante» l’adozione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il testo «consolida il cessate il fuoco, consente un accesso umanitario su larga scala e apre la strada alla ripresa precoce, alla ricostruzione e alla riforma istituzionale nella Striscia dopo due anni di devastazioni», ha indicato il portavoce della Commissione Anouar El Anouni. La risoluzione «costituisce la base per avviare la fase successiva, inclusi i lavori relativi alla forza internazionale di stabilizzazione e al Consiglio per la Pace».
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore la decisione del Consiglio di Sicurezza Onu affermando che «porterà alla pace e alla prosperità perché insiste su completa smilitarizzazione, disarmo e deradicalizzazione di Gaza». In una nota diffusa dall’ufficio del premier, Netanyahu ha sottolineato che questo «porterà a una maggiore integrazione di Israele e dei suoi vicini, così come all’espansione degli Accordi di Abramo».
Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha salutato con favore l’approvazione della risoluzione su Gaza da parte del Consiglio di Sicurezza Onu. «Mi pare che si vada nella giusta direzione per passare alla fase due della pace a Gaza, trasformare veramente il cessato il fuoco in un’azione di pace». «L'Italia seguirà con grande attenzione la nuova situazione parlando con i nostri interlocutori, non soltanto statunitensi», ha aggiunto il titolare della Farnesina, sottolineando che «la stabilità di quell’area è fondamentale, la pace è da costruire». «Noi faremo tutto ciò che è possibile per rafforzare una situazione di stabilità, con l’obiettivo di arrivare ad una soluzione di due popoli e due Stati», ha concluso. (riproduzione riservata)