Le frodi online rallentano sul fronte dei chargeback, ma diventano più diffuse, sofisticate e difficili da intercettare. È quanto emerge dal nuovo report «Fraud’s Identity Crisis» pubblicato da Adyen e visionato in anteprima da milanofinanza.it, piattaforma tecnologico-finanziaria attiva nei pagamenti digitali, secondo cui nel 2025 le perdite legate ai chargeback fraudolenti (la procedura con cui un cliente chiede alla propria banca di stornare un pagamento effettuato con carta di credito, contestando la transazione) sulla propria piattaforma sono diminuite del 20%. Un dato che, tuttavia, nasconde un’evoluzione strutturale del fenomeno.
Parallelamente, infatti, il valore medio delle contestazioni fraudolente è sceso del 23%, segnale che le attività illecite non si concentrano più soltanto su transazioni con importo elevato, ma si stanno spostando verso operazioni di valore inferiore, più facili da replicare su larga scala tramite automazione e intelligenza artificiale.
Secondo il report, le frodi ecommerce globali sono destinate a superare i 100 miliardi di dollari entro il 2029 rispetto ai 44 miliardi registrati nel 2024.
Una crescita sostenuta anche dall’uso crescente di bot, account falsi e strumenti di AI generativa, che stanno abbassando le barriere all’ingresso per i cybercriminali.
«Le frodi ecommerce a livello globale sono su una traiettoria che le porterà a superare i 100 miliardi di dollari entro il 2029, spinte da un cambiamento strutturale nel modo in cui operano i malintenzionati. Stiamo assistendo a un passaggio da attacchi esterni di alto valore a forme di abuso ad alta frequenza all’interno di ambienti considerati affidabili», dichiara Trevor Nies, Global Head of Digital di Adyen.
Questa dinamica accelererà ulteriormente con l’agentic commerce. «Gli agent basati sull’AI industrializzano i casi limite che le aziende già faticano a contenere, e lo fanno su larga scala. È qui che entra in gioco la Dynamic Identification di Adyen. Per avere successo in questa nuova fase serve passare da difese statiche a un trust scoring sofisticato e dinamico, in grado di validare su larga scala anche l’intento autonomo», prevede Nies.
L’analisi di Adyen, che combina i dati della propria piattaforma con una survey realizzata su aziende enterprise statunitensi, evidenzia
come il rischio si stia progressivamente spostando all’interno di ecosistemi considerati affidabili. Le cosiddette first-party fraud, ossia le false contestazioni effettuate da clienti apparentemente legittimi, rappresentano oggi la tipologia di frode più frequente, segnalata dal 44% delle aziende intervistate.
Seguono account falsi e uso improprio dell’identità (42%) e abuso di promozioni o policy commerciali (40%). I dati della piattaforma mostrano, inoltre, una forte concentrazione del fenomeno: solo il 3% delle identità genera il 50% del valore complessivo dei rimborsi, mentre il 5% è responsabile del 41% degli episodi fraudolenti e del 58% del valore totale delle frodi.
La pressione aumenta soprattutto nei periodi di shopping ad alta intensità, quando campagne promozionali, resi rapidi e programmi fedeltà creano maggiori opportunità di abuso. In questi contesti diventa più difficile per le aziende distinguere in tempo reale tra clienti realmente incentivati all’acquisto e utenti che sfruttano sistematicamente le condizioni commerciali.
Nel frattempo, per molte imprese il rischio maggiore non è più rappresentato dalla frode in sé, ma dai cosiddetti falsi declini: transazioni legittime bloccate dai sistemi antifrode. Il 50% delle aziende coinvolte nella survey segnala un aumento di questi episodi e, secondo Adyen, i controlli statici possono arrivare a escludere fino al 10% dei clienti genuini in fase di checkout.
Crescono anche i costi operativi: il 58% dei merchant rileva un incremento delle attività di revisione manuale. Il costo di gestione di una singola contestazione legata a usi impropri da parte dei clienti è salito a 82 dollari dai 74 dollari del 2024.
Le conseguenze si riflettono direttamente sui ricavi. Quasi il 70% delle aziende ritiene che frodi e abusi possano limitare la crescita nei prossimi 12-24 mesi. La quota sale al 79% nei settori travel e hospitality e all’81% nel comparto digital goods e gaming.
«In passato la gestione delle frodi puntava a tenere fuori i soggetti malevoli, ma oggi la minaccia si è spostata all’interno: account considerati affidabili, identità verificate e perfino agenti autonomi», commenta Brigette Korney, Global Head of Performance Optimization di Adyen. «Le aziende che agiscono ora avranno un vantaggio significativo rispetto a quelle che aspettano e, di fatto, finiscono per assumersi il rischio in prima persona».
Sul fronte tecnologico, il report accende, infine, i riflettori sull’agentic commerce, il commercio gestito da agenti autonomi basati sull’intelligenza artificiale. Secondo Adyen, entro cinque anni questi sistemi potrebbero influenzare tra il 5% e il 20% del volume globale dei pagamenti. Una trasformazione che, pur non creando nuove categorie di frode, rischia di amplificare i casi limite già difficili da intercettare, estendendo il rischio ben oltre il momento del checkout, fino a promozioni, resi e gestione delle identità digitali. (riproduzione riservata)