Ford ha aggiornato al rialzo le stime sull'impatto dei dazi commerciali per l’anno in corso, portando la previsione di costi lordi a 3 miliardi di dollari, rispetto ai 2,5 miliardi stimati in precedenza.
L’aggiornamento è arrivato insieme alla pubblicazione dei risultati del secondo trimestre, un periodo nel quale la casa automobilistica americana ha subito un impatto negativo di 800 milioni di dollari legato ai dazi. Una cifra comunque inferiore rispetto ad altri concorrenti del settore, grazie alla forte base produttiva statunitense di Ford: circa l’80% dei veicoli venduti negli Usa è infatti assemblato localmente, secondo dati di GlobalData.
A fronte dell’aumento dei costi, Ford ha anche rivisto la guidance per l’intero 2025. L’utile operativo rettificato (ebit) è ora atteso in una fascia compresa tra 6,5 e 7,5 miliardi di dollari, in calo rispetto alla precedente previsione (7-8,5 miliardi) comunicata a febbraio. La revisione segue la sospensione della guidance a maggio, quando l’azienda aveva deciso di attendere chiarimenti sull’impatto delle politiche tariffarie dell’amministrazione Trump.
«Continuiamo a lavorare a stretto contatto con la Casa Bianca per ridurre i costi tariffari, in particolare sui componenti», ha dichiarato il ceo Jim Farley. Il direttore finanziario Sherry House ha precisato che l’incremento stimato è dovuto soprattutto alla persistenza di dazi elevati su Messico e Canada, oltre che all’impatto delle tariffe su acciaio e alluminio.
Nel trimestre conclusosi a giugno Ford ha riportato un utile per azione di 37 centesimi, in calo del 21% rispetto allo stesso periodo del 2024, ma superiore alle attese degli analisti (33 centesimi). Il gruppo ha però chiuso il trimestre con una perdita netta di 36 milioni di dollari, attribuita principalmente all’interruzione dello sviluppo di un Suv elettrico a tre file e a richiami per un valore di 570 milioni di dollari.
Il fatturato ha raggiunto i 50,2 miliardi di dollari, in crescita del 5%, sostenuto da una strategia commerciale aggressiva: una importante campagna promozionale ha spinto le vendite, offrendo acconto e interessi zero per 48 mesi, e nessuna rata per i primi 90 giorni. Le vendite di veicoli a benzina sono aumentate del 15,5%, e anche l’offerta ibrida ha registrato buone performance.
Ford non è l’unica casa automobilistica a soffrire l'impatto delle tariffe. General Motors ha riportato un costo di 1,1 miliardi di dollari nel trimestre, principalmente legato alle importazioni di modelli Chevrolet e Buick prodotti in Corea del Sud, e prevede un impatto totale tra 4 e 5 miliardi nel 2025. Gm intende compensare circa il 30% di tali spese, mentre Ford prevede di attenuare l'effetto per 1 miliardo di dollari.
Anche Stellantis ha indicato un aggravio tariffario per 1,7 miliardi di dollari nel 202: il gruppo guidato da Antonio Filosa è esposto per via delle sue produzioni in Messico e in Canada. (riproduzione riservata)