In questa prima metà anno è in corso lo stress test dell’Eba sulle banche europee, i cui risultati arriveranno a luglio. Non si tratta di un novità perché gli istituti del vecchio continente vengono periodicamente esaminati da quasi dieci anni. Il primo esercizio risale al 2014 e oggi i banchieri lo considerano per lo più un processo di routine.
Quest’anno però lo stress test presenta delle novità rispetto al passato. Da un lato l’elevato numero di banche coinvolte sia a livello estero che Italiano (gli istituti tricolori sono passati da cinque a nove) evidenzia l’attenzione della vigilanza, in un contesto in cui le previsioni sono sempre più complesse. Dall’altro lato la metodologia definita lascia minori spazi di manovra alle banche. Per quanto riguarda provvigioni e commissioni, i banchieri non potranno più usare stime interne ma le previsioni saranno elaborate direttamente dall’Eba. Ma la novità principale riguarda il rischio di credito.
’autorità bancaria guidata da José Manuel Campa ha introdotto per la prima volta una differenziazione settoriale attraverso la scomposizione degli impatti attesi sul Pil. In particolare, la tenuta delle banche nei diversi scenari economici sarà messa al prova differenziando gli impatti sui singoli settori industriali in funzione della loro esposizione al consumo energetico (distinguendo settori energivori e non). Particolare attenzione andrà al settore manifatturiero, che risulta particolarmente esposto al rincaro di elettricità e gas ed all’impennata dell’inflazione.
La tabella elaborata da Kpmg e riportata in pagina riassume le indicazioni fornite dall’Eba settore per settore. Quello monitorato più da vicino dall’authority europea è il manifatturiero. Si va così dal food & beverage ai prodotti del tabacco, dalle cartiere al petrolchimico, dalla plastica ai metalli. In bollino rosso l’Eba vede anche il comparto energetico, le utility e le costruzioni che, in base alle proiezioni sul pil fatte dallo Stress Test, risentono di un impatto alto o molto alto. Un impatto medio è invece previsto per agricoltura, silvicoltura e pesca, per il settore estrattivo e minerario, per il commercio al dettaglio e all'ingrosso, per il trasporto e la logistica, per i servizi finanziari e assicurativi e per il servizi professionali, tecnici e scientifici.
Quali saranno le conseguenze della scelta dell’Eba? «Ci sarà sicuramente una maggiore attenzione da parte delle banche alle esposizioni legate a settori energivori», spiega a MF-Milano Finanza Lorenzo Macchi, coordinatore del settore bancario per Kpmg in Italia ed esperto di tematiche regulatory. «Per questi settori osserviamo per la prima volta – al di là dei requisiti regolamentari legati ai rischi climatici ed ambientali e normativa Esg – una lettura differenziata nell’ambito degli scenari di stress, con possibili ricadute nell’attività creditizia delle banche che dovrà fattorizzare per le nuove erogazioni e per le valutazioni sul portafoglio attuale i driver indicati dall’Eba».
La scelta dell’autorità bancaria europea cade peraltro in una fase in cui i volumi di nuovo credito stanno sensibilmente calando a livello sia italiano che europeo, a causa della stretta monetaria della Bce. A febbraio i prestiti alle imprese su base trimestrale sono scesi dell’1,1% nell’Eurozona. Il credito è calato in Germania e Spagna. In Francia c’è stato un brusco rallentamento, mentre in Italia gli impieghi alle aziende su base annua sono diminuiti dello 0,5%. Sul fenomeno hanno pesato anche fattori della domanda visto che alcune aziende hanno preferito ricorrere alla liquidità accumulata durante la pandemia. Ma i sondaggi della Bce parlano chiaramente di una restrizione delle condizioni creditizie. La contrazione è confermata anche dai numeri del Fondo Pmi: a marzo la caduta dei finanziamenti garantiti è stato del 46% in termini di numero di domande e del 52% in termini di importo. Anche se il livello resta nettamente più alto rispetto al periodo pre-pandemia, è evidente come vi sia stata una restrizione cospicua nella possibilità di accesso al credito.
In questo contesto la stretta dell’Eba rischia di aggravare l’effetto imbuto che sta mettendo in difficoltà molte imprese. La ricerca di nuove fonti di approvvigionamento potrebbe peraltro spingere queste realtà verso intermediari alternativi al mondo bancario. Basti pensare che, se l'importo aggregato erogato dalle banche italiane tra il 2019 e il 2021 è salito del 263%, quello che fa riferimento alle fintech è balzato del +1.115%. L’eccesso di prudenza rischia insomma di essere controproducente non solo per la clientela, ma anche per gli stessi istituti di credito giocando a favore dei soggetti che per il momento sfuggono al radar dei regolatori. (riproduzione riservata)