Il caos provocato dai dazi imposti da Donald Trump ha dato nuova linfa ai titoli difensivi, a partire da quelli del settore Food&Beverage (alimentari e bevande). Il comparto, osservano gli analisti di AlphaValue, ha guadagnato l'11% da inizio anno, ovvero più del doppio rispetto alla performance dell’indice Stoxx600.
Su base annua, il settore sta tenendo il passo con lo Stoxx600 grazie al balzo nel 2025. Mentre su un periodo di due anni, paga ancora a caro prezzo la precedente propensione al rischio sui mercati e i dubbi sollevati dal farmaco Ozempic, usato per curare il diabete ma da molti anche per perdere peso, sulla domanda di cibi ricchi.
È troppo tardi per salire su questo treno? Si domandano gli analisti di AlphaValue. Probabilmente no e per più di una ragione: in primo luogo, le manovre del presidente statunitense non si fermeranno da un giorno all’altro, il che significa che la domanda di titoli difensivi probabilmente continuerà. In secondo luogo, i dazi dell’amministrazione Trump, se effettivamente implementati, potrebbero innescare una fiammata inflazionistica, cosa che fa comodo alle aziende poiché consente di aumentare i prezzi e i margini in modo poco appariscente.
In terzo luogo, le valutazioni delle azioni del settore Food&Beverage non sono particolarmente elevate, anche se la crescita degli utili prevista per il 2025 non è molto attraente. L’attenzione dovrebbe, quindi, essere rivolta al rendimento, che è ancora superiore alla media europea. Infatti, gli analisti di Alphavalue si aspettano un potenziale upside del 10%, in linea con il potenziale di rialzo del 13% calcolato da AlphaValue per il settore.
Guardando ai sotto-settori, i produttori di birra (Heineken è coperta con un rating add e un target price a 95,1 euro, Carlsberg con un rating add e un target price a 1.053 corone danesi e Anheuser-Busch Inbev con un rating add e un target price a 71,1 euro) beneficiano della loro diffusione geografica, il che significa che ci vorrebbe un forte rallentamento negli Stati Uniti per intaccare i loro utili. Inoltre, la birra tende a essere prodotta localmente, quindi dovrebbe evitare in gran parte gli effetti negativi dei dazi.
A sua volta, il colosso Nestlé (rating add, target price a 94 franchi svizzeri) è ancora in grado di imporre aumenti dei prezzi significativi, confermando che i marchi forti non hanno ancora subito l’impatto della riduzione della spesa dei consumatori. Lo stesso vale per Danone (rating reduce, target price a 79,1 euro) e Lindt (rating reduce e target price a 12,5 franchi). Al contrario, Barry Callebaut (rating add e target price a 825 franchi) sembra aver perso la bussola, poiché la sua attività B2B si trova a fronteggiare forti aumenti dei prezzi delle materie prime, in particolare del cacao.
Quanto alle azioni dei produttori di alcolici (rating buy e target price a 8,11 euro su Campari, rating buy e target price a 2,796 su Diageo, rating add e target price a 113 euro su Pernod Ricard e rating add e target price a 52,2 euro su Remy Cointreau) hanno perso terreno, ma sono scambiate a valutazioni relative così basse che eventuali ulteriori correzioni, pur essendo possibili, probabilmente peseranno meno sul settore F&B in generale. «Vediamo un potenziale di upside del 26% in questo sotto-settore», prevedono gli analisti di Alphavalue.
Anche il tabacco si muove come un settore difensivo. British American Tobacco (rating add e target price a 3.801 pence) e Imperial Brands (rating reduce e target price a 3129 pence) hanno guadagnato complessivamente il 14% su base annua, ma offrono ancora un potenziale di rialzo del 12%. Più in generale, gli eccessi di Trump hanno innescato un nuovo interesse per un settore che è stato troppo a lungo penalizzato. Il ribasso appare, quindi, molto limitato. (riproduzione riservata)