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Fondo Mef per Piazza Affari, si parte con l’assit delle banche

21 marzo 2025, 20:00

Il fondo del Mef a capitale pubblico-privato per ridare ossigeno alle pmi quotate viene presentato il 24 marzo agli operatori di mercato. Ecco come funziona e chi ha già dato le disponibilità al governo per co-investire  | Fondo Mef per rilanciare Piazza Affari: 10 cose da sapere per investitori, gestori e società

Il Fondo nazionale strategico (Fnsi) messo a punto dal Mef per rilanciare Piazza Affari, soprattutto le piccole e medie imprese affette da mancanza di scambi e di liquidità, sta per nascere. Il progetto ha avuto il via libera dalla Ragioneria di Stato, è in attesa ora del via libera da parte della Corte dei Conti per poter essere operativo. Intanto lunedì 24 marzo il progetto sarà presentato a Roma, a porte chiuse, alla Camera dei deputati agli operatori di mercato. Ovvero a tutti i potenziali co-investitori del Mef in questo progetto pubblico-privato apripista in Europa. Infatti lo Stato, attraverso Cdp, dovrebbe mettere a disposizione 300-350 milioni di euro e i privati, nelle attese del governo, almeno altrettanto.

Le banche nel Fnsi. Lo scopo è creare un fondo di fondi, un cosiddetto umbrella fund, che abbia una regia e un regolamento comune sotto l’egida di Cassa depositi e prestiti e che controlli una decina di fondi sottostanti. Ciascuno di questi dovrebbe avere un proprio gestore che fa capo ad un investitore privato. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, Intesa Sanpaolo e Banca Generali avrebbero già dato il loro assenso al governo.

L’Fnsi dovrebbe partire con una dotazione di almeno 700 milioni di euro, si punterebbe al miliardo, per poter iniziare ad essere operativo già nel primo semestre. Lunedì 24 marzo, quindi, verrà presentato a Roma. Il programma prevede l’intervento iniziale di Giulio Centemero, membro della Commissione Finanze, la mente dietro al fondo per le pmi assieme a Federico Freni, sottosegretario al Mef. Interverranno al convegno anche Fabrizio Testa, amministratore delegato di Borsa Spa (gruppo Euronext), Francesco Mele (amministratore delegato di Cdp Equity Spa) e Mauro Baragiola (responsabile Fnsi, in quota alla Cdp).

Il fondo di fondi o umbrella fund su Piazza Affari dovrà iniziare a operare presto, dal momento che la scarsità di liquidità dei titoli, soprattutto quelli a minor capitalizzazione, sta iniziando a pesare molto sul listino provocando una serie di offerte pubbliche (opa) promosse dai fondi di private equity o dagli stessi azionisti di maggioranza delle pmi quotate con l’appoggio esterno dei fondi per delistare le società da Piazza Affari.

Scambi in calo del 30% su Egm. Secondo un’analisi di Websim Corporate (Intermonte) di metà marzo, negli ultimi sei mesi si è registrata «una sostanziale riduzione del controvalore degli scambi sul segmento Egm», quello dedicato alle pmi di Piazza Affari. «Una tendenza che si è confermata anche negli ultimi 3 mesi, quando il controvalore degli scambi si è ridotto di oltre il 30% anno su anno, con scambi medi giornalieri di poco superiori a 7 milioni di euro». Se da un lato «è evidente la rarefazione degli scambi, dall’altro questi ultimi sono particolarmente concentrati su di un numero sempre più esiguo di società, con i primi 20 titoli in grado di esprimere oltre il 50% degli scambi complessivi e con quasi 120 titoli incapaci di generare un transato medio giornaliero superiore a 25 mila euro», nota Intermonte.

Le regole del fondo. Ma quali sono i principi sul cui il fondo potrà investire a Piazza Affari? Milano Finanza ha letto in anteprima il regolamento. Il testo dice che il Fnsi «deve investire una quota prevalente, almeno pari al 70% delle masse gestite in titoli azionari quotati in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione italiani…». Gli emittenti devono essere «di piccola e media capitalizzazione e non far parte dell’indice Ftse Mib». Questo significa che i gestori hanno la libertà di investire nelle società che rientrano nell’indice Star, molto penalizzato dai tassi e nel Ftse Mid, composto per lo più da medie imprese industriali. In questo 70% rientra anche l’Egm, il segmento delle imprese più piccole per le quali è stato pensato questo progetto fin dall’inizio.

I Btp. Il fondo può investire una quota non prevalente, fino al 30% delle masse gestite, in titoli azionari quotati in mercati regolamentati con un fatturato superiore a 50 milioni di euro e in titoli di debito emessi dall’Italia (Btp), da Paesi dell’Ue e dalla Commissione Europea.

Come terza regola, i fondi sottostanti all’umbrella fund «possono partecipare al processo di ammissione alla quotazione esclusivamente per quei processi la cui quota di primario (fase di quotazione, ndr) non sia inferiore a 10 milioni di euro». Invece sotto i 10 milioni di euro, i fondi «non possono investire negli emittenti nei primi 12 mesi successivi alla quotazione se il flottante, calcolato sulle azioni in sede di ipo, sia inferiore al 20% e la capitalizzazione di mercato sia inferiore a 50 milioni». In questo caso emerge che le società pronte per entrare a Piazza Affari devono raccogliere almeno 10 milioni per poter essere investite dall’umbrella fund.

I limiti. Ogni fondo, prosegue poi il documento, «può investire individualmente fino al 5% dei titoli in ipo». E in ogni caso, tutti i fondi presi nel loro complesso non possono investire oltre il 10% nella società che si sta per quotare.

Il testo prosegue specificando che gli investimenti devono avvenire «entro sei mesi dalla data di inizio di operatività del fondo (Oicr)». Questo porta a dedurre che la piena operatività dell’umbrella fund si inizierà a vedere nella seconda metà del 2025.(riproduzione riservata)



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