Il 2025 è stato un anno di transizione per Unicredit. La campagna di m&a ha subito una battuta d'arresto per l'opposizione dei governi e la banca ha reagito aprendo nuovi fronti, dalla razionalizzazione delle fabbriche agli accordi all'estero fino all'ingresso nelle Generali. Questi dossier sono ancora aperti e il 2026 potrebbe rivelarsi decisivo per condurli in porto. Sul fronte dell'asset management il contratto con Amundi, partito nel 2017 con l'acquisizione di Pioneer, scadrà nel 2027. Piazza Gae Aulenti però potrebbe avere le mani libere molto prima. Il processo del resto è già partito: nel 2021 il colosso francese del risparmio gestiva circa l'80% degli investimenti della banca; oggi la quota è scesa al 60% e potrebbe calare ancora fino ad azzerarsi in tempi rapidi.
Cosa accadrà poi? Un'opzione, scrive MF-Milano Finanza, è che si cerchi un altro partner. La strada estera è percorribile e i candidati non mancano, a partire dalla francese Bnp Paribas. Gli occhi del mercato sono puntati anche su Azimut. A fine 2022 l'asset manager milanese fondato da Pietro Giuliani ha siglato una partnership con Unicredit per distribuire in Italia prodotti di risparmio gestito. L'accordo è partito nel 2023 e prevede per la banca un diritto di prelazione che le consentirebbe di rilevare la joint venture entro il 2028.
Ma, secondo fonti vicine a Piazza Gae Aulenti, l'ipotesi più probabile è che la banca scelga una strategia di crescita organica basata sulla piattaforma Onemarkets e su un modello multi-partner. Dopo aver raccolto 22 miliardi in due anni e mezzo, Unicredit potrebbe ampliare l'offerta distribuendo il lavoro tra gestione interna e mandati esterni, sfruttando la propria scala per ottenere condizioni più favorevoli dai grandi gestori e sostenere la crescita senza assorbire nuovo capitale.
Un altro snodo della strategia saranno le polizze. Nel 2026 è prevista la fusione tra Unicredit Life Insurance e Unicredit Vita Assicurazioni, un passaggio che completerà l'internalizzazione delle attività bancassicurative vita. Il timone è in mano al responsabile group insurance Alessandro Santoliquido che punta a un progressivo rafforzamento delle fabbriche, riducendo così la dipendenza da partner esterni. Sul ramo danni invece i giochi restano aperti visto che l'accordo con Allianz scadrà solo nel 2027. C'è chi scommette in un annuncio a sorpresa e il presidente di Unipol Carlo Cimbri non ha chiuso a una collaborazione con la banca di Piazza Gae Aulenti: "Noi andiamo avanti per la nostra strada ma in futuro è tutto possibile, io non escludo nulla", ha spiegato di recente. Per gli analisti una partnership tra le due realtà avrebbe senso mentre rimane poco probabile una più ampia operazione di m&a che coinvolga anche Bper, la banca modenese partecipata di Unipol al 19%. Indiscrezioni in tal senso sono circolate più volte sul mercato ma sono state sinora sempre smentite da Unicredit.
Un altro fronte aperto è quello delle Generali. Tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025 la banca ha costruito una partecipazione significativa nella compagnia triestina, arrivando a detenere il 6,7% e sostenendo in assemblea la lista presentata da Francesco Gaetano Caltagirone. La quota è poi stata limata al 2% e per il momento Orcel non scopre le carte: sul Leone abbiamo "fatto un investimento finanziario. All'inizio vedevamo delle possibilità per cooperare con loro. Ma, visto che non ci sono stati gli estremi, la partecipazione netta è scesa e lì siamo. Vediamo cosa succederà", ha tagliato corto nella recente audizione in Parlamento alla Commissione Banche. (riproduzione riservata)