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Focus su Poste

12 gennaio 2026, 09:25 Ultimo aggiornamento: 09:31

Nei giorni in cui Poste Italiane ha annunciato che il suo servizio di Spid, il sistema pubblico di identità digitale, diventerà a pagamento con un canone annuo di 6 euro, il titolo del gruppo postale ha toccato a Piazza Affari il record storico di 22,39 euro (l'8 gennaio) e il gruppo ha raggiunto una capitalizzazione di 29,2 miliardi. Gli analisti hanno fatto subito i calcoli: considerando che ci sono 30 milioni di italiani che hanno lo spid Poste (il 70% del totale) e i concorrenti un canone ce l'hanno già (anche più alto di 6 euro), l'incasso per il gruppo guidato da Matteo Del Fante sarà di circa 180 milioni. Anche la scelta di investire in Tim, per esempio, si è rivelata chiaramente vincente non solo per le sinergie che si potranno creare tra i due gruppi, già avviate sia sul fronte della distribuzione sia su quello delle infrastrutture tecnologiche. Dal 15 febbraio scorso, quando Del Fante ha fatto la prima mossa su Telecom Italia, rilevando da Cdp poco meno del 10% di Tim in cambio del 3,78% di Nexi (più 180 milioni cash), le azioni dell'ex incumbent delle tlc guidato da Pietro Labriola hanno messo il turbo, passando da 0,27 a 0,54 euro, raddoppiando di fatto il valore, generando una ricca plusvalenza per Poste. Quest'ultima, nel frattempo, rilevando altre azioni da Vivendi, è arrivata al 27,32%, primo azionista della società di telecomunicazioni.

 

A piacere agli analisti è la diversificazione raggiunta da Poste Italiane negli anni, come dimostra anche l'ultima operazione firmata a dicembre per rilevare, insieme all'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, il 100% di Pago Pa con una valorizzazione di circa 500 milioni. Poste ha preso il 49% della società nata nel 2019 per facilitare i pagamenti digitali alle pubbliche amministrazioni che nel 2024 è arrivata a gestire transazioni per oltre 90 miliardi di euro. L'operazione con il Poligrafico punta ora ad efficientare e semplificare la gestione dei servizi digitali pubblici, dall'identità ai pagamenti, e di sviluppate il sistema IT-Wallet, che consente ai cittadini di conservare, consultare e usare documenti, certificati e attestazioni digitali nello smartphone con Poste che sarà della partita. L'altra grande operazione nel settore dei pagamenti Del Fante l'aveva firmata nel 2022, rilevando da International Game Technology (ex Lottomatica) il 100% di Lis holding per 700 milioni. L'acquisto della società dei pagamenti presente nei bar e nelle tabaccherie (con 54 mila punti vendita convenzionati) è stata la più grande acquisizione nella storia di Poste, aveva ricordato Del Fante, segnando un punto di svolta per il gruppo. Oggi, come mostra il bilancio dei primi nove mesi del 2025 chiuso con un utile netto di 1,7 miliardi, più del 40% dei ricavi del gruppo 4,2 miliardi su un totale di 9,6 miliardi provengono dai servizi finanziari con Poste che è arrivata a gestire oltre 600 miliardi degli italiani. Ci sono conti correnti, fondi comuni e soprattutto buoni e libretti postali che il gruppo distribuisce in esclusiva per conto di Cassa Depositi e Prestiti. Proprio nel 2025 il risparmio postale ha compiuto 150 anni di storia raggiungendo 320 miliardi di euro sottoscritti da 27 milioni di italiani, e vale la pena ricordare che dal collocamento di quei prodotti il gruppo guidato da Del Fante incassa ogni anno maxi commissioni annue comprese tra 1,6 e 1,9 miliardi.

 

La maggior fonte di redditività del gruppo restano i servizi assicurativi (polizze vita ma anche danni) che nei primi nove mesi del 2025 hanno generato da soli quasi la metà dell'utile netto del gruppo, pari a 836 milioni, rispetto all'utile di 583 milioni dei servizi finanziari. Poi ci sono appunto i servizi di pagamento PostePay, che hanno apportato un utile netto di 313 milioni, mentre dai servizi postali tradizionali (corrispondenza e pacchi) sono arrivati appena 40 milioni. La trasformazione di Poste realizzata da Del Fante in questi anni è stata chiara. L'ex banchiere di Jp Morgan ha scelto di non chiudere gli uffici postali meno efficienti ma ha anzi rilanciato investendo 400 milioni di euro, che sono stati aggiunti agli 800 milioni arrivati dal Pnrr, per portare servizi della pubblica amministrazione nei piccoli comuni (7.000 uffici postali). Gli analisti vedono ancora spazio di crescita: Goldman Sachs ha fissato l'obiettivo di prezzo a 23 euro e Equita arriva addirittura a 24,5 euro. Converrà restare ancora a bordo del bolide Poste? (riproduzione riservata)



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