Messo a segno l’aumento di capitale da 400 milioni per rilevare da Leonardo i siluri e la sensoristica dell’ex Wass, Pierroberto Folgiero continua a lavorare alla crescita futura del titolo Fincantieri. Un viaggio lungo, perché gli effetti strutturali in borsa della trasformazione del colosso della cantieristica richiedono tempo. Dopo il picco di aprile sopra i 6 euro, le azioni Fincantieri stanno seguendo il generale andamento sottotono del settore europeo della difesa, sulla convinzione di alcuni analisti che dopo il rally degli ultimi 18 mesi per il comparto non ci siano più spazi di rivalutazione.
Ma la rotta disegnata a maggio 2023 da Folgiero è quella giusta e, dopo il primo anno di piano, la crescita industriale inizia a vedersi. Con effetti, specie sulla generazione di cassa che è l’indicatore osservato speciale dagli investitori nella cantieristica navale, settore che lavora a commessa e che incassa l’80% del prezzo dell’ordine alla consegna dell’imbarcazione.
La strategia ideata da Folgiero agisce su un doppio livello. Il primo è la composizione dell’azionariato. Il secondo è la crescita nei business a maggiore marginalità come navale militare e navi speciali (Vard) per il settore offshore, da cui arriva il 40% dei ricavi e a cui Folgiero – sempre per cavalcare il macrotrend della difesa – ha aggiunto quello promettente della subacquea.
A fronte di un flottante (28%) prevalentemente in mano al retail (23%; 2,2% di Inarcassa e 2-3% nel portafoglio degli istituzionali) come eredità della quotazione disegnata nel 2014 che ha condizionato nel tempo volumi e capacità di crescita delle azioni, Folgiero ha strutturato l’aumento di capitale (cum warrant) con un obiettivo preciso: garantire maggiore liquidità al titolo, riportando Fincantieri nel radar degli investitori istituzionali.
Missione compiuta: dietro al 71% di Cdp Equity, il peso degli istituzionali è ora cresciuto a circa il 9% e quello del retail è sceso al 17%. Un viaggio - anche qui - appena iniziato, perché dal primo settembre è partita la sottoscrizione di nuove azioni per 100 milioni da parte di titolari di warrant e il board ha in canna un ulteriore aumento di capitale (nel limite del 10%) con esclusione del diritto di opzione da poter lanciare da inizio 2026.
Le previsioni dello scorso anno di Folgiero sul portafoglio ordini si stanno tramutando in ordini acquisiti. La ripresa del settore navi da crociera e il traino della difesa hanno permesso a Fincantieri di toccare il livello record di circa 44 miliardi di commesse complessive (5,8 volte i ricavi del 2023). Negli ultimi due anni il gruppo ha portato a casa lavoro saturando i cantieri fino al 2035. Folgiero ora si sta concentrando sul mix di prodotti: nel cruise (da cui arriva il 60% dei ricavi totali, previsti stabili a fine piano al 2025 ma con marginalità inferiore rispetto alle altre gambe di business) il ceo sta spingendo sulla qualità.
Come? Selezionando gli ordini in modo da migliorare i margini e generare più flussi di cassa. Il top manager vede invece i maggiori spazi di crescita, per volumi e guadagni, nel militare e nell’offshore, anche grazie alla presenza geografica dei cantieri della società in grado di interagire, in un mondo a blocchi, con le catene di fornitura locale e di lavorare in partnership con il Paese committente. Folgiero, che si sta preparando per partecipare a nuove gare per costruire navi militari in Medio Oriente e Sudest Asiatico, sta raccogliendo i primi frutti finanziari della propria strategia: a maggio ha già confermato i target 2024 su ricavi, ebitda margin e deleveraging (leva debitoria).
Difesa vuol dire anche subacquea: in ambito militare Fincantieri costruisce sottomarini dal 1900 e da 25 anni collabora con la tedesca ThyssenKrupp Marine Systems (Tkms) sulla propulsione a celle a combustibile e a idrogeno; in ambito civile invece progetta droni per la protezione dei cavidotti e mezzi subacquei e tecnologie per l’estrazione mineraria e l’acquacoltura. Sono settori in grado di attrarre investimenti per 400 miliardi di euro entro il 2030.
Fra gennaio e marzo Folgiero allargherà il perimetro industriale della subacquea con il perfezionamento dell’acquisizione dell’ex Wass. La frontiera poi è rappresentata dallo sviluppo di nuovi prodotti e dall’avvio di una reportistica entro il 2025: Fincantieri punta a dare sistematica visibilità a una nuova divisione che secondo gli analisti potrebbe sviluppare mezzo miliardo di ricavi aggregati entro il 2026 e che potrebbe innescare anche un rerating del titolo. Insomma la mission finale è sempre quella del titolo.
Infine sul tavolo c’è il dossier Thyssen Marine, la controllata sulla cantieristica navale del colosso teutonico dell'acciaio che, con la regia del governo di Berlino, sta portando avanti l’uscita dal settore coinvolgendo Kfw, la Cdp tedesca e il fondo americano Carlyle.
Nell’ottica di costruire un campione europeo nella navalmeccanica, Fincantieri - che a differenza di Carlyle non agirebbe con le logiche di breve - potrebbe anche entrare nel capitale di Tkms, a fianco di Kfw e dell’italiana Cdp, come ad esempio avvenuto su Euronext dove Cassa affianca Bpi France, a testimonianza dello spirito comunitario che potrebbe avere la partnership. (riproduzione riservata)