Ferrari inizia il 2025 con il piede sull’acceleratore. La società di Maranello ha archiviato un primo trimestre solido, confermando ancora una volta la propria capacità di combinare esclusività, innovazione e redditività. I numeri pubblicati martedì 6 maggio superano il consenso Bloomberg, dimostrando come il famoso brand continui a cavalcare una domanda forte e ben orientata verso i modelli ad alto valore. A Piazza Affari dopo i conti il titolo, intorno alle 13:00 del 6 maggio, scambia in ribasso dello 0,7% circa.
I ricavi netti si sono attestati a 1,791 miliardi di euro, in crescita del 13% su base annua, battendo le stime Bloomberg (1,768 miliardi). Anche l’ebitda adjusted ha sorpreso positivamente: 693 milioni di euro, rispetto ai 697 milioni previsti ma con un margine leggermente inferiore (38,7% contro il 39,4% del consensus). L’ebit adjusted è stato pari a 542 milioni di euro, ben sopra le attese di 533 milioni, con un margine del 30,3%, leggermente oltre il 30,1% stimato. L’utile netto ha raggiunto i 412 milioni, superando i 405 milioni attesi dal mercato, ed è in crescita del 17% rispetto ai 352 milioni del primo trimestre 2024.
Buona anche la performance a livello di consegne, che si sono attestate a 3.593 unità, marginalmente sopra il consensus di 3.589 e in aumento dello 0,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. La crescita dei volumi, seppur modesta, è stata compensata da un mix prodotto favorevole, che ha trainato la redditività. Le personalizzazioni – sempre più richieste – hanno ulteriormente spinto il margine operativo.
Come ha sottolineato l’amministratore delegato Benedetto Vigna, «è stato un altro grande inizio d’anno» per Ferrari. «Tutti i principali parametri hanno registrato una crescita a doppia cifra, con una forte redditività guidata dal nostro mix prodotto e dalla continua domanda di personalizzazioni. Ancora una volta, trova conferma la nostra strategia che punta alla qualità dei ricavi più che ai volumi», ha dichiarato.
Una filosofia che ha premiato: mentre le consegne sono rimaste stabili in Cina e in Asia Pacifico (-25% e -6% rispettivamente), l’Emea ha registrato una crescita dell’8%, le Americhe del 3%, a conferma di un mix geografico sempre più orientato verso mercati ad alta marginalità.
Nel trimestre, la crescita è stata sostenuta soprattutto dai modelli Roma Spider, 296 GTS, SF90 XX, Purosangue e 12Cilindri. Significativo anche l’avvio delle consegne della nuova 12Cilindri Spider. I modelli ibridi hanno rappresentato il 49% delle consegne, a conferma della crescente rilevanza della componente elettrificata nella gamma Ferrari.
La Ferrari ha confermato inoltre l’intenzione di lanciare sei nuovi modelli nel 2025, inclusa la tanto attesa Ferrari elettrica, la cui presentazione, prevista per il 9 ottobre, è descritta come «un lancio unico e innovativo». Questo conferma l’impegno della casa di Maranello nel rafforzare la propria offerta e adattarsi alle sfide della transizione tecnologica, senza compromettere l’identità del marchio.
Particolarmente robusta anche la generazione di free cash flow industriale, pari a 620 milioni di euro, ben supportata da ebitda e variazioni positive del capitale circolante, grazie anche agli anticipi incassati per la nuova F80.
L’indebitamento industriale netto è sceso a 49 milioni di euro, rispetto ai 180 milioni di fine 2024, nonostante riacquisti di azioni proprie per 424 milioni, segno di una struttura patrimoniale solida e ben gestita.
Ferrari ha ribadito la guidance per il 2025, che prevede ricavi superiori a 7 miliardi di euro, un ebitda adjusted di almeno 2,68 miliardi (margine =38,3%), un ebit adjusted di 2,03 miliardi (margine del 29%) e un free cash flow industriale superiore a 1,2 miliardi, oltre a un utile per azione (eps) atteso pari o superiore a 8,60 euro
Numeri che lasciano intendere un altro anno all’insegna della crescita, nonostante l’incertezza macroeconomica globale e i potenziali effetti dei nuovi dazi statunitensi sulle importazioni dall’Unione Europea, per i quali Ferrari ha già predisposto un aggiornamento della propria politica commerciale, con un aumento fino al 10% dei prezzi di alcuni modelli. Maranello ricorda che la guidance 2025 è «soggetta a un potenziale rischio di diluizione di 50 punti base sui margini percentuali di redditività (margini percentuali dell’Ebit e dell’Ebitda), in relazione all’aggiornamento della politica commerciale a seguito dell’introduzione di dazi sulle importazioni di auto di provenienza Ue negli Usa». (riproduzione riservata)