La Bce accende un faro sul rapporto tra banche e fondi di private equity. Francoforte ha tagliato i tassi d’interesse per la prima volta dal 2019. L’Europa però viene dalla stretta monetaria più rapida e ripida dalla nascita dell’euro, che ha lasciato i suoi segni sulle imprese del Vecchio Continente.
In alcuni casi questi segnali non sono ancora evidenti così, in un contesto di crescenti default, la Bce vuole vederci chiaro sui prestiti concessi dalle banche europee alle società molto indebitate, che spesso sono di proprietà di fondi di private equity.
Secondo le indiscrezioni rivelate da Bloomberg la Vigilanza guidata da Claudia Buch ha avviato una valutazione «approfondita» su una dozzina di grandi istituti di credito. L’obiettivo? Accertarsi che le banche europee, nel prestare denaro ai private equity, abbiano stimato correttamente la probabilità di default delle singole prede.
Nel dettaglio la Bce ha messo sotto la lente le operazioni a leva (leveraged buyout), quelle cioè in cui i fondi di private equity ottengono i prestiti dando in garanzia quote delle società acquisite con il denaro ricevuto. Il finanziamento viene poi ripagato con la cassa delle aziende target. In caso contrario, se ci sono ritardi nel piano di rientro, le banche possono escutere il pegno sulle azioni dell’impresa in questione e diventarne proprietarie.
Il meccanismo si inceppa se la società oggetto di leveraged buyout fallisce perché il fondo non può più utilizzare la cassa per ripagare il prestito, né le banche possono soddisfarsi rivendendo l’azienda finita oramai in bancarotta. La Bce ha attivato i suoi poteri di monitoraggio proprio per evitare eventi simili, che potrebbero non essere isolati in un momento in cui la crescita economica dell’Europa langue e i tassi d’interesse restano comunque alti.
Per questo motivo la Vigilanza starebbe valutando una serie contromisure, a partire dall’aumento degli accantonamenti per coprire le potenziali perdite sui prestiti. In alternativa la Bce potrebbe chiedere alle banche di incrementare il capitale. In entrambi i casi si verificherà un’erosione della redditività, che porterà a una diminuzione delle somme destinata agli azionisti sotto forma di dividendi.
L’indagine della Bce arriva in un periodo complicato per il private equity. Per anni i fondi attivi nel settore hanno prosperato grazie ai tassi bassi, che hanno reso meno costoso l’accesso al credito. Acquisire era più semplice e spesso capitava che il compratore chiudesse un occhio sui multipli richiesti, accettando anche di pagare una somma più alta per la società target. L’incantesimo si è spezzato quando la ripresa post pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina hanno ridestato l’inflazione, costringendo le banche centrali a una politica monetaria da falco.
Anche per le imprese è diventato più complicato accedere ai prestiti, soprattutto per quelle più indebitate. Così sono cresciuti i tassi di default, che potrebbero aumentare ancora. Gli effetti di una stretta monetaria impiegano mesi per manifestarsi e secondo Kerstin af Jochnick, membro del consiglio di vigilanza della Bce, complicheranno la vita di chi ha fatto ricorso al credito. Ecco perché la Francoforte vuole rafforzare i sistemi di gestione del rischio delle banche, in particolare nei settori interessati da operazioni di leveraged buyout. (riproduzione riservata)