‘Appropriatezza clinica nella gestione del paziente covid: paracetamolo tra disinformazione e fake news’ è il titolo di un media tutorial organizzato nei giorni scorsi da Angelini Pharma presso la Sala dei Milanesi della Fabbrica del Duomo di Milano. Obiettivo fare chiarezza sull’uso del paracetamolo, il principio attivo contenuto nei farmaci utilizzati per abbassare la febbre e ridurre il dolore, utilizzato durante la pandemia nelle terapie dei pazienti con il covid 19. “Il paracetamolo è un farmaco efficace, nel trattamento sintomatico della febbre (antipiretico), diminuendo la temperatura corporea, e del dolore (analgesico), riducendolo – ha detto Francesco Scaglione, ordinario di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano – Comunemente, viene somministrato per via orale ed è ampiamente e rapidamente assorbito manifestando i suoi effetti tra i 30 e i 60 minuti dall’assunzione. Alla dose terapeutica massima, ovvero fino a 3 grammi al giorno per gli adulti, il paracetamolo è altamente sicuro. A differenza di altre molecole, come l’ibuprofene, non possiede un’attività antinfiammatoria, per via della mancata inibizione di alcuni enzimi (ciclossigenasi) attivi nel processo infiammatorio: questo si traduce nell’assenza di effetti collaterali a livello gastrico e renale tipici dei FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei), come l’ibuprofene”. Sono stati presentati i risultati di uno studio scientifico che aveva come obiettivo quello di confrontare i criteri di prescrizione del paracetamolo per COVID-19 con quelli relativi a condizioni respiratorie simili e di approfondire l'associazione tra l'uso di paracetamolo e l'ospedalizzazione/morte correlata al COVID-19: ebbene, ad una percentuale significativa di pazienti affetti da COVID-19 è stato prescritto il paracetamolo a causa dell'aumento della sintomatologia, nell'arco temporale di poco precedente il ricovero in ospedale, portando così ad una conclusione errata sulla relazione di causa-effetto tra assunzione di paracetamolo ed esito della malattia (bias protopatico). Negli studi fino ad oggi condotti, non è stata riscontrata alcuna associazione tra l’aumento delle ospedalizzazioni/decessi e l’assunzione di paracetamolo da parte dei pazienti entro 3 giorni dalla diagnosi di COVID-19, o che lo assumono dai 3 a 7 giorni dopo la diagnosi. Nel corso del media tutorial sono stati presentati anche i risultati di un altro studio che aveva come obiettivo quello di valutare il livello di consenso tra i pediatri italiani su diversi argomenti relativi al trattamento della febbre nei bambini, utilizzando il ‘metodo Delphi’, un processo utilizzato per giungere a un'opinione o a una decisione di gruppo attraverso un sondaggio con un gruppo di esperti. Gli esperti rispondono in forma anonima a diverse tornate di questionari e le risposte vengono aggregate e condivise con il gruppo dopo ogni tornata. Lo studio ha rivelato un elevato livello di consenso da parte dei pediatri italiani su diversi aspetti della gestione dei bambini con la febbre. In particolare, c'è stato consenso sull'adeguatezza di tutte le dichiarazioni che riflettono le raccomandazioni delle agenzie regolatorie e delle linee guida; oltre il 95% dei medici, infatti, si trova d’accordo sulla posizione del paracetamolo come prima linea di trattamento sintomatico della febbre nei bambini e l’84% dei medici intervistati raccomanda, in presenza di infezione da SARS-CoV-2 nei pazienti pediatrici, la monoterapia con paracetamolo come antipiretico di prima scelta. È emersa anche la necessità di un'implementazione standardizzata dell’utilizzo della telemedicina a livello nazionale per la gestione di determinate patologie e un grande consenso tra i clinici sullo sviluppo di programmi formativi per un aggiornamento tecnologico sui nuovi tool digitali disponibili. A causa del numero limitato di pediatri partecipanti, le affermazioni di consenso dello studio vanno a rappresentare solo le opinioni degli esperti a supporto delle raccomandazioni dalle agenzie regolatorie e dalle linee guida esistenti.
Sul problema del trattamento dei bambini con il covid 19 si è espressa anche la Società Italiana di Malattie Infettive Pediatriche, che in collaborazione con la società Italiana di Pediatria ha formulato una dichiarazione di consenso dopo aver esaminato la letteratura disponibile sulle strategie di trattamento pediatrico per il COVID-19. Molto chiare le conclusioni del Position paper: la maggior parte dei pazienti pediatrici con sintomi necessita solo di una terapia di supporto; per la terapia antipiretica si predilige il Paracetamolo (10-15 mg/Kg/dose ogni 4-6 ore), evitando l’ibuprofene in caso di disidratazione, vomito e diarrea, in quanto è associato ad un incrementato rischio di insufficienza renale. Nei casi moderati e gravi si consiglia l’aspirazione delle vie aeree e ossigenoterapia, con il costante controllo dei parametri vitali. Nei casi più gravi sono attuabili terapie antivirali e/o immunomodulanti, ed è sconsigliato l’utilizzo di antibiotici a meno di una evidente parallela infezione batterica.