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Ex Ilva, spunta un terzo player per acquisire il polo. Ma a Taranto 6 mila lavoratori andranno in cassa integrazione
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Ex Ilva, spunta un terzo player per acquisire il polo. Ma a Taranto 6 mila lavoratori andranno in cassa integrazione

11 novembre 2025, 21:30 Ultimo aggiornamento: 22:52

Oltre ai fondi americani Bedrock e Flacks entra in trattativa un terzo soggetto estero. Intanto a Taranto potrebbe arrivare anche l’impianto di produzione del peridrotto, già nel 2029, a fronte di un impegno statale sul costo dell’energia. Ma è scontro tra sindacati e governo dopo l’annuncio della cig

Statalizzare Acciaierie d’Italia resta fuori discussione. Per il polo siderurgico più grande d’Europa, che versa da tempo in gravi difficoltà ed è attualmente posto in amministrazione straordinaria, serve un nuovo proprietario. E, in questo momento, il governo italiano con il ministero delle Imprese e del Made in Italy sta dialogando con tre soggetti interessati.

La partita a Taranto sembra essere sul punto di cambiare radicalmente. Anche perché, entro quattro anni, la città ionica dovrebbe riuscire ad avere il suo impianto di produzione del preridotto (direct reduced iron, Dri). In tal senso, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, l’esecutivo starebbe lavorando per garantire una fornitura di gas via condotte terrestri a prezzi competitivi da destinare al Dri e alla centrale termoelettrica.

È questo il cuore del progetto illustrato dalla delegazione di governo durante la riunione sull’ex Ilva che si è svolta martedì 11 novembre nella Sala Monumentale di Largo Chigi a cui hanno preso parte i rappresentanti delle sigle sindacali. 

Il terzo player estero sta studiando i dati riservati

Dopo l’uscita di scena degli azeri di Baku Steel, che vedevano nel rigassificatore a Taranto una conditio sine qua non per investire sul gruppo, e degli indiani di Jindal (che ora guardano agli asset europei di Thyssengroup) oltre ai fondi americani Bedrock e Flacks (in cordata con Steel Business Europe) ha intavolato una trattativa per rilevare l’intero gruppo di Acciaierie d’Italia anche un terzo player estero.

Secondo quanto risulta a questo giornale, è stato già firmato un accordo di riservatezza con il nuovo pretendente. Venerdì scorso si è svolto un incontro operativo con il soggetto che si è concluso positivamente. Il player ha avuto accesso alla data room: e quindi l’accesso ai dati riservati (documenti finanziari, operativi e strategici) necessari per valutare l’acquisizione e proporre un piano strategico.

D’altronde i commissari straordinari avevano da tempo fatto sapere che «eventuali proposte che dovessero pervenire successivamente saranno valutate esclusivamente qualora presentino condizioni particolarmente favorevoli per la procedura in corso». Condizioni che, secondo il giudizio dei commissari, si sono presentate.

Taranto verso l’aumento della cassa integrazione: i sindacati non ci stanno

Ma, ovviamente, l’ingresso di un nuovo soggetto dilata le tempistiche. E fa ripartire un po’ tutto da zero. Ragion per cui, oltre al sottosegretario Alfredo Mantovano che ha presieduto il vertice e al ministro Adolfo Urso, al vertice era presente anche il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone.

La situazione, secondo il segretario generale Fim Cisl, Ferdinando Uliano, «sta drammaticamente peggiorando perché entro fine anno ci saranno le risorse finanziarie che stanno venendo meno». Il ministro Urso ha spiegato, durante il tavolo, che la rimodulazione delle attività da qui a fine dicembre, richiederà l’incremento del ricorso alla cassa integrazione da 4.550 a circa 5.700 unità ma con integrazione del reddito. E dal 1° gennaio, a causa del fermo delle cokerie per i lavori necessari alla de-carbonizzazione dell’ex Ilva, la cassa salirà a 6 mila addetti. 

Una proposta definita «inaccettabile» e che ha spinto le sigle sindacali a interrompere il tavolo in corso a Largo Chigi dopo oltre quattro ore di confronto. «Noi non abbiamo deciso di rompere nulla. Abbiamo deciso consapevolmente e con senso di responsabilità di interrompere il confronto e di ascoltare i lavoratori», ha detto il segretario generale Uilm, Rocco Palombella, lasciando il vertice. «È stato un confronto duro ci hanno presentato delle proposte inaccettabili perché partono da un presupposto, utilizzare i lavoratori per fare cassa». 

Ancora più dure la parole di Michele De Palma, segretario generale della Fiom, che ha accusato l’esecutivo di aver «presentato di fatto un piano per la chiusura» dove «migliaia di lavoratori finiscono in cassa integrazione, non c’è un sostegno finanziario né per il rilancio né per la decarbonizzazione». 

Dopo l’interruzione del vertice, Palazzo Chigi ha diffuso una nota in cui si legge che il governo «esprime rammarico per il fatto che la proposta di proseguire il confronto sull’ex Ilva, anche relativamente agli aspetti tecnici emersi nel corso della discussione, non sia stata accettata dalle organizzazioni sindacali. L’esecutivo conferma in ogni caso la disponibilità a proseguire l’approfondimento di tutti gli aspetti e anche dei rilievi più controversi, sollevati dalle stesse organizzazioni sindacali alle proposte avanzate dal governo per la gestione operativa dell’azienda in questa fase transizione». (riproduzione riservata) 



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