C’è l’intesa per decarbonizzare gli impianti di Acciaierie d’Italia. Dopo settimane di trattative il governo e le amministrazioni locali hanno trovato un’intesa sui punti più controversi del nuovo bando di vendita (già pubblicato il 6 agosto) che introduce l’obbligo vincolante della piena decarbonizzazione dell’ex Ilva, oggi in amministrazione straordinaria.
Secondo quanto si apprende, le parti hanno convenuto che il futuro acquirente degli stabilimenti dovrà impegnarsi a spegnere tutte le aree a caldo alimentate a carbone e sostituirle con forni elettrici, fino a coprire la capacità produttiva autorizzata di 6 milioni di tonnellate all’anno. Il prossimo gestore dovrà, nei fatti, rispettare l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) rilasciata il 25 luglio, che prevede un percorso certo e progressivo di dismissione degli altoforni.
Durante il tavolo a Palazzo Piacentini è stato inoltre ribadito che l’acquirente dovrà presentare entro i tempi stabiliti tutte le autorizzazioni ambientali e sanitarie necessarie per portare avanti questo processo. Fondamentale anche la tutela dei posti di lavoro: punto imprescindibile dell’accordo.
Nel corso della riunione si è inoltre deciso di avviare un approfondimento sulla localizzazione degli impianti di preridotto (Dri), essenziali per alimentare i nuovi forni elettrici, a partire dal progetto già previsto con i Fondi per lo Sviluppo e la Coesione (ex Pnrr), a condizione che venga garantito il necessario approvvigionamento energetico.
L’accordo include anche un programma per la reindustrializzazione delle aree libere, con l’obiettivo di attrarre investimenti industriali e produttivi. Per gestire questa fase sarà nominato un Commissario dedicato, come previsto dal decreto legge n. 92/2025, convertito dalla legge 113/2025.
Sul fronte ambientale e sanitario, le parti si sono impegnate a rafforzare il monitoraggio ambientale e ad aumentare le risorse del Fondo sanitario regionale, con attenzione particolare alle esigenze di prevenzione e screening basati su dati epidemiologici aggiornati. Sono previsti inoltre interventi per i proprietari degli immobili del quartiere Tamburi, tramite semplificazione delle procedure e rifinanziamento del fondo di sostegno.
L’intesa prevede anche il potenziamento delle infrastrutture portuali e la creazione di un polo tecnologico di ricerca sostenibile, che integrerà l’Istituto Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile con i laboratori di Acciaierie d’Italia, per supportare la transizione ecologica del sito. Per evitare impatti occupazionali negativi nella transizione, si punterà su misure di politica attiva e passiva del lavoro, in dialogo con le organizzazioni sindacali.
Infine, entro settembre sarà firmato un Accordo di Programma tra tutte le parti per coordinare gli interventi, monitorare i tempi delle autorizzazioni e assicurare uno sviluppo sostenibile e condiviso del territorio di Taranto, mettendo insieme salute, ambiente e lavoro.
«Prendiamo atto che un accordo è stato raggiunto, con tutti i soggetti coinvolti, e siamo soddisfatti, perché oggi si è deciso di non chiudere l’Ilva. Abbiamo già detto che l’Ilva è un assett strategico per il paese: sia per il territorio sia per l’industria italiana. Apprezziamo l’accordo e auspichiamo che venga rispettato e portato a termine, mantenendo saldi alcuni paletti», ha commentato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.
«In primis si deve arrivare alla decarbonizzazione», ha aggiunto, «per rispetto degli abitanti di quel territorio e dell’industria. In secondo luogo che ci siano investitori del settore capaci di un rilancio vero e competitivo, sia a livello nazionale che internazionale. Il terzo elemento è che ci sia il giusto e fondamentale rilievo per gli impianti Dri per l’alimentazione dei nuovi forni elettrici, che è un’esigenza assoluta per l’industria nazionale e per l’autonomia strategica del paese».
«Voglio concludere sottolineando un ultimo aspetto cruciale, che è quello dell’indotto e dei livelli occupazionali. È importante che in tutto il processo di rilancio si tengano nella dovuta considerazione le molte piccole aziende e i fornitori che sono legati all’Ilva e al suo futuro, così come le migliaia di lavoratori coinvolti in questa vicenda», ha concluso il presidente degli industriali. (riproduzione riservata)