Quella che si aprirà lunedì 7 luglio sarà una settimana cruciale per il futuro di Acciaierie d’Italia. Fatta di riunioni, decisioni, autorizzazioni e attuazioni. Soprattutto finalizzate a «salvare» lo stabilimento di Taranto e i suoi 10 mila lavoratori. E non solo.
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha convocato, per martedì 8 luglio, una riunione con i rappresentanti di tutte le amministrazioni pugliesi (centrali e locali) chiamate a sottoscrivere l’accordo di programma interistituzionale relativo al Piano di decarbonizzazione dello stabilimento siderurgico di Taranto.
Un incontro che durerà «a oltranza», fanno sapere dal ministero a scanso di equivoci. O comunque fino a quando non si troverà un compromesso funzionale al rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia). Un documento necessario dal momento che sull’ex Ilva incombe una sentenza del Tribunale di Milano, chiamato a decidere su un ricorso presentato dagli attivisti legato proprio all’Autorizzazione integrata ambientale.
Una volta terminati i lavori, che si svolgeranno a Palazzo Piacentini, le conclusioni (e i relativi faldoni) saranno trasferiti sul tavolo del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, giovedì 10 luglio, per la Conferenza dei servizi: propedeutica proprio al rinnovo dell’Aia.
La macchina deve funzionare anche perché l’esito potrebbe essere devastante. «Se entro luglio non ci sono accordo di programma e Autorizzazione integrata ambientale non parleremo solo di 4 mila persone in cassa integrazione ma della chiusura dell’ex Ilva a causa della sentenza del Tribunale di Milano», aveva detto il titolare del Mimit, Adolfo Urso, dopo la mancata intesa con Provincia e Comune sull’accordo di programma.
D’altronde è su questi accordi che si basa il futuro delle trattative per vendere l’ex Ilva. «Nessuno compra un asset che non ha la licenza di produrre», ha detto Urso dopo l’annuncio dei commissari straordinari sulla riprogrammazione del Piano di Ripartenza.
Al termine della riunione, dunque, i ministri coinvolti chiederanno un sì o un no su due condizioni fondamentali. Da una parte la nave rigassificatrice, fondamentale per la realizzazione forni elettrici con il peridrotto (Dri), e dall’altra l’impianto di desalinizzazione delle acque.
Ed è sull’attracco o meno della nave nel porto della città jonica che si gioca la partita su scala nazionale. La nave rigassificatrice risulta fondamentale per alimentare l’acciaieria quando verranno realizzati i forni elettrici con il preridotto (essenziali anche per l’ambientalizzazione). E mentre i tarantini decidono se volerla o meno, qualcun altro sembra già essersi fatto avanti per accogliere la nave nel suo di porto.
«Ci sono le condizioni per andare in una direzione molto importante per la città di Genova e mi auguro che la sindaca sia d’accordo», ha detto il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, a margine del consiglio regionale del 1° luglio. «Ci sono delle cose che stiamo facendo ma non ne posso parlare. Mi sembra che ci siano le condizioni per prendere delle decisioni dirette e decise, per andare in una direzione che fa molto bene a Genova». Dichiarazioni che aprono a infinite possibilità, ma anche e solo a una specifica. (riproduzione riservata)