Il nuovo proprietario di Acciaierie d’Italia non sarà italiano. O meglio, è molto probabile che non lo sia. Solo tre gruppi si sono ufficialmente fatti avanti per l’intero polo siderurgico: la cordata azera composta da Baku Steel Company e Azerbaijan Investment Company, gli indiani di Jindal Steel International e il fondo americano Bedrock.
I termini per presentare le offerte vincolanti, dopo il rinvio di fine novembre, sono scaduti ieri 10 gennaio e ora i commissari straordinari, Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, stanno esaminando le proposte.
Delle 15 manifestazioni di interesse dieci si sono tramutate in offerte vincolanti. Escludendo le tre a carattere internazionale che si propongono di acquisire l’intero gruppo, sono sette quelle pervenute per i singoli impianti. Le proposte «singole» sono quattro e sono arrivate da Eusider, I.M.C., Marcegaglia e Vitali, poi ci sono altre tre offerte presentate in cordata: il primo gruppo è composto da Car Segnaletica Stradale, Monge & C. e Trans Isole, il secondo è formato da Eusider con Marcegaglia Steel e Profilmec, infine l’ultima cordata vede Marcegaglia Steel insieme con Sideralba.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, sebbene il termine stabilito non è da considerarsi perentorio, eventuali altre proposte successive saranno valutate dai commissari esclusivamente qualora presentino condizioni particolarmente favorevoli per la procedura in corso.
I tre commissari si riservano un periodo di tempo congruo, auspicabilmente un mese a partire dall'11 gennaio, per esaminare le proposte ricevute, con particolare riguardo agli aspetti occupazionali, alla decarbonizzazione e all’entità degli investimenti, al fine di assicurare uno sviluppo sostenibile degli impianti e la tutela dei lavoratori.
«La partecipazione così significativa di grandi attori internazionali conferma che siamo sulla strada giusta per il rilancio della siderurgia italiana», lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in merito alla presentazione delle offerte. «Questa è la fase decisiva. Responsabilità, coesione e unità di intenti» ha concluso il ministro.
Oggetto dell’acquisizione sono i beni e le attività aziendali di Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, nonché delle altre società appartenenti ai rispettivi gruppi (quali Ilva Servizi Marittimi, Ilvaform, Taranto Energia, Socova, Adi Energia, Adi Servizi Marittimi, Adi Tubiforma e Adi Socova).
L’obiettivo indicato dal governo Meloni è quello di evitare una cessione «spezzatino» e vendere tutti gli asset riconducibili ad Acciaierie d’Italia ad un unico acquirente. Rispetto alle offerte pervenute la rosa è formata da tre nomi: la cordata azera composta da Baku Steel Company e Azerbaijan Investment Company, gli indiani di Jindal Steel International e il fondo americano Bedrock.
Nel bando di gara sono indicati cinque obiettivi che il nuovo proprietario dovrà perseguire: sviluppare la produzione siderurgica in Italia (anche tramite sinergie con altri comparti industriali), attuare la decarbonizzazione, tutelare i livelli occupazionali, prevedere attività e forme di compensazione in favore delle comunità locali e preservare la continuità dei complessi aziendali.
Quando i commissari straordinari sono arrivati in Acciaierie d’Italia (il 1 marzo 2024) la società presentava 199 milioni di euro di perdite relative ai soli mesi di gennaio e febbraio, 3,5 miliardi di passività correnti e un patrimonio netto negativo per 40 milioni. Per rimettere in sesto la produzione il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha affidato ai commissari il compito di realizzare e avviare il Piano di Ripartenza per il gruppo.
Il piano industriale 2024-2030 persegue «tre obiettivi prioritari: il raggiungimento del punto di pareggio economico nel più breve tempo possibile; la salvaguardia dei livelli di occupazione; la riduzione delle emissioni di CO2 dei processi produttivi». Nelle proiezioni economiche del piano si prevede che l’ebitda post riduzione delle emissioni di CO2 dei processi produttivi si attesti a 532 milioni con un ebitda margin del 9%. Il fatturato lordo al 2030 è previsto di 5,943 miliardi e il margine di contribuzione è visto a 1,537 miliardi. Gli investimenti previsti nell’arco del piano industriale sono pari a circa 1,8 miliardi, di cui 1 miliardo per il solo biennio dell’amministrazione straordinaria. (riproduzione riservata)