Quasi tre miliardi di euro l’anno. Per un totale di 9,74 miliardi dal 2023 a oggi. È quanto lo Stato ha incassato dai sei pesi massimi tra le sue partecipate quotate: Enel, Eni, Mps, Leonardo, Poste Italiane ed Enav. E per il 2026, secondo le stime di mercato, il conto è destinato a sfiorare nuovamente i tre miliardi.
Una cedola che, alla vigilia dell’ultima legge di Bilancio della legislatura, può diventare una voce tutt’altro che marginale per i conti pubblici. Soprattutto perché ai dividendi delle partecipate potrebbe aggiungersi lo spazio fiscale che il governo guidato da Giorgia Meloni spera di recuperare sul fronte della finanza pubblica: quasi 10 miliardi qualora l’Italia fosse riuscita a riportare il rapporto tra il disavanzo e il pil sotto la soglia del 3%.
A guidare la classifica per cedole staccate in favore del Tesoro è Enel. La società guidata da Flavio Cattaneo ha garantito, dal 2022 al 2025, per un totale di oltre 4,4 miliardi di euro, segnando un incremento complessivo del 22,5%. Per il 2026 (con incasso nel 2027), le stime di mercato basate sulla guidance dell’azienda - che prevede un incremento annuo del dividendo del 6% - indicano un’ulteriore quota per il Mef di circa 1,25 miliardi.
Subito dietro si posiziona Eni, protagonista di un doppio binario strategico: da un lato la cedola stabile (circa 1 miliardo l’anno, con una stima di 530 milioni per il primo semestre del 2026), dall’altro il fronte privatizzazioni. Il Cane a sei zampe è stato infatti al centro di un’operazione di cessione del 2,8% nel corso del 2024 che ha fruttato 1,36 miliardi di euro. Sul terzo gradino del podio sale Poste Italiane, che ha garantito un contributo crescente dal 2023 a oggi: 670 milioni nel 2023, 910 milioni nel 2024 fino al miliardo tondo staccato nel 2025. Per il 2026 le stime di mercato attendono un dato ancora superiore al miliardo. Numeri che non tengono conto dell’opa totalitaria lanciata dalla società di Matteo Del Fante su Tim per la creazione di una grande piattaforma integrata di servizi.
Quarta posizione per Leonardo: il gruppo della difesa mostra un trend di crescita marcato nelle cedole versate al Mef, passate dai 48,8 milioni del 2023 ai 90,7 milioni del 2024, per toccare i 109,9 milioni nel 2025 e una stima di 123 milioni per il 2026. Segue Enav, la società di gestione del traffico aereo, che grazie ai volumi da record nei cieli italiani ha versato quasi 285 milioni complessivi tra il 2023 e il 2025. Nel 2026 si attende il picco degli ultimi anni con una cedola stimata a 86,6 milioni.
A chiudere il sestetto - ma con un ruolo da assoluta protagonista in termini di incassi per lo Stato - c’è Mps. Dopo la cura e il risanamento di Rocca Salimbeni, la banca è tornata a remunerare il Tesoro con 84 milioni nel 2024, saliti a 127 milioni nel 2025 e a 126 milioni stimati per il 2026. Tuttavia, per Montepaschi la partita principale si gioca sulle plusvalenze. Attraverso tre diverse tranche tra novembre 2023 e novembre 2024 (cessioni del 25%, 12,5% e 15%), il Mef ha collocato il 52,5% del capitale incassando ben 2,7 miliardi a un prezzo per azione salito da 2,92 euro fino a 5,79 euro.
Un’operazione che ha permesso allo Stato di recuperare parte dei circa 7 miliardi spesi per il salvataggio tra il 2017 e il 2022. A oggi, dopo l’operazione su Mediobanca, il Tesoro conserva circa il 4,8% dell’istituto senese, per un valore stimato tra 1,65 e 1,7 miliardi. Una quota momentaneamente congelata: Via XX Settembre ha messo in stand-by l’ipotesi di nuove vendite rapide (Abb) per evitare ingerenze nelle partite di risiko finanziario. Ecco perchè (riproduzione riservata)