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Europee 2024, tre le conseguenze in campo politico. Cosa succederà all’euro e allo spread con la destra che avanza
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Europee 2024, tre le conseguenze in campo politico. Cosa succederà all’euro e allo spread con la destra che avanza

10 giugno 2024, 08:02 Ultimo aggiornamento: 14:42

La forte posizione del Partito Popolare Europeo di centrodestra di Ursula von der Leyen dovrebbe rendere la sua rielezione a presidente della Commissione Ue incontestabile, secondo Arnaud Marès, economista di Citi. La questione chiave è una possibile apertura per Mario Draghi come presidente del Consiglio Europeo. Con i partiti di estrema destra che avanzano l’euro è destinato a scendere ancora e i rendimenti dei titoli di Stato a salire con un occhio alla Fed

L’esito del voto alle elezioni europee ha segnato una dura sconfitta per i leader di Francia e Germania, sollevando interrogativi sulla futura direzione politica dell'Europa. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha indetto nuove elezioni parlamentari il 30 giugno. «La decisione di Macron è un tentativo ad alto rischio di frenare l'avanzata dell'estrema destra, rimettendo la responsabilità in mano agli elettori francesi con uno scenario di un parlamento più caotico e inefficace per il resto del suo mandato», commentano gli economisti di Unicredit Research. Risultato pesante anche per il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, con i socialdemocratici dell'Spd che hanno registrato il peggior risultato di sempre, surclassati dai conservatori della Cdu e dell'estrema destra di Alternativa per la Germania (AfD). Mentre in Italia la premier, Giorgia Meloni, ha rafforzato la sua posizione di leadership con Fratelli d'Italia che ha ottenuto il maggior numero di voti. Gli osservatori politici hanno attribuito lo spostamento a destra all'aumento del costo della vita, alle preoccupazioni per l'immigrazione, ai costi della transizione verde e alla guerra in Ucraina.

Il Partito Popolare Europeo (Ppe) di centro-destra sarà la famiglia politica più numerosa nella nuova legislatura, guadagnando cinque seggi e schierando 189 deputati. Una buona notizia per Ursula von der Leyen, membro del Ppe, che aspira a un secondo mandato di cinque anni alla guida del potente braccio esecutivo dell'Ue. «La forte posizione del Partito Popolare Europeo di centrodestra di Ursula von der Leyen dovrebbe rendere la sua rielezione a presidente della Commissione Ue incontestabile. La questione chiave – e aspetto positivo del risultato elettorale per il ruolo dell'Europa nel mondo – è una possibile apertura per Mario Draghi come presidente del Consiglio Europeo e quindi promotore dell'agenda Ue», sottolinea Arnaud Marès, economista di Citi. Tuttavia uno spostamento più verso destra del Parlamento europeo potrebbe rendere più difficile l'approvazione di nuove leggi che potrebbero essere necessarie per rispondere alle sfide della sicurezza, all'impatto del cambiamento climatico o alla concorrenza industriale di Cina e Stati Uniti. «Sicuramente la destra avrà un'influenza maggiore nel prossimo parlamento, anche se crediamo che le divisioni interne tra i partiti impediranno loro di influenzare in modoi significativo l'agenda legislativa», sottolineano gli economisti di Unicredit Research, convinti anche loro che la forte performance del Ppe rafforzi le possibilità che la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, possa essere nominata per un secondo mandato.

Tre conseguenze chiave in campo politico

Sebbene i risultati delle elezioni europee non causino terremoti nel Parlamento stesso, dove la coalizione dei tre principali partiti (conservatori, liberali e socialisti) mantiene una sostanziale maggioranza, Marès vede comunque conseguenze significative nell'altra e più potente camera del sistema bicamerale europeo, il Consiglio Europeo. Primo, il rafforzamento della posizione dei conservatori non promette bene per un'ulteriore centralizzazione delle iniziative politiche a livello federale, poiché i partiti di destra sono generalmente più scettici nel trasferire poteri a quel livello. Questo vale in particolare per la probabilità che le recenti iniziative fiscali (ad esempio Next Generation Ue) si traducano in strumenti fiscali più permanenti, utilizzati sia per la stabilizzazione sia per le politiche industriali. Il problema più grande del Ppe, spiega l’esperto di Citi, è che, sebbene governi 14 dei 27 Stati membri, solo la Polonia tra i big-5 ha un leader del Ppe. Tuttavia, questo è destinato a cambiare con le elezioni tedesche del prossimo anno, dando potenzialmente al prossimo Cancelliere tedesco un'influenza significativa. Uno sviluppo chiave da osservare nelle prossime settimane sarà poi se la premier italiana, Giorgia Meloni, coopererà più strettamente con il Ppe o si rivolgerà all'estrema destra.

Secondo, i significativi progressi dei partiti di estrema destra potrebbero non dare a quei partiti una leva sostanziale nel Parlamento europeo, «soprattutto perché questi partiti sono relativamente eterogenei ed è improbabile che formino un gruppo coeso. Probabilmente si rifletteranno nelle posizioni nazionaliste nel Consiglio Europeo», prevede Marès. «Questo è una combinazione di partiti nazionalisti che diventano parte delle coalizioni di governo e/o partiti conservatori e altri che si spostano verso politiche più nazionaliste/non cooperative. In entrambi i casi, rende più difficile concordare politiche coese a livello europeo».

Terzo, l'erosione del capitale politico di cui godono a livello domestico Olaf Scholz in Germania ed Emmanuel Macron in Francia è importante perché un'alleanza franco-tedesca solida rimane la condizione sine qua non per qualsiasi iniziativa europea, avverte Marès. Un primo test di coesione per i leader europei è la nomina dei presidenti della Commissione Ue e del Consiglio Europeo. Queste nomine sono previste nel Consiglio Europeo del 27/28 giugno e saranno sottoposte al Parlamento europeo per la conferma a metà luglio. Cinque anni fa, le stesse nomine portarono a uno stallo politico che fu rotto solo grazie a un'iniziativa congiunta di Germania e Francia. «La scelta dei leader questa volta potrebbe fornire una prima indicazione di quanto il Consiglio Ue rimarrà coeso dopo le elezioni», afferma l’esperto di Citi secondo cui Ursula von der Leyen dovrebbe essere riconfermata senza molta opposizione.

Tuttavia, una delle sue politiche di punta, il Green Deal, non ha ricevuto un'approvazione entusiastica da parte degli elettori. «Von Der Leyen potrebbe cambiare il focus su politiche più tradizionali e conservatrici come ridurre il costo della vita e migliorare il quadro competitivo per le imprese. Continuiamo a vedere qualche apertura per una maggior cooperazione nella difesa, anche se rimaniamo scettici sul finanziamento congiunto, e per l'unione dei mercati dei capitali – quest'ultima in sostituzione di un finanziamento pubblico più congiunto», prevede Marès.

Invece, la scelta del presidente del Consiglio Europeo potrebbe rivelarsi più sensibile. Tradizionalmente, le tre posizioni di capo della Commissione, del Consiglio e del Parlamento sono condivise tra le tre principali forze politiche (Ppe, Renew, S&D). Questa volta però, con i partiti nazionalisti di destra più fortemente rappresentati sia nel Parlamento sia nel Consiglio, è possibile che emerga più opposizione a questa distribuzione tradizionale dei ruoli. Paradossalmente, Marès vede in questo un lato positivo per l'Europa: è possibile infatti che ciò porti a un consenso crescente a favore della nomina di Mario Draghi come presidente del Consiglio Europeo, poiché dovrebbe godere del supporto sia dei centristi nel Consiglio Ue (Emmanuel Macron) sia dei nazionalisti (Giorgia Meloni). Se fosse così, «lo vedremmo come positivo, perché la capacità del presidente del Consiglio Ue di definire l'agenda del dibattito europeo, combinata con la comprovata capacità di Mario Draghi di raccogliere ampio sostegno a favore di iniziative pragmatiche ma audaci, inclusa l'unione bancaria nel 2012, farebbe ben sperare per la capacità di un Consiglio Ue anche diviso di continuare a fornire politiche coerenti», conclude l'economista di Citi.

Le implicazioni per l’euro e lo spread

La vittima è l’euro, sceso al livello più basso dell’ultimo mese a 1,074 rispetto al dollaro (ora -1,12% a 1,076 dollari) dopo che il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Scholz sono stati sconfitti dai partiti di estrema destra, portando il primo a convocare elezioni anticipate. Gli esperti si attendono ancora volatilità per la moneta unica, già sotto pressione in seguito ai dati forti sull'occupazione negli Stati Uniti che hanno spinto verso l’alto il biglietto verde. Gli strategist temono che la capacità di Macron di far passare le leggi venga ostacolata dall'estrema destra. inoltre, gli investitori potrebbero iniziare a mettere in discussione la determinazione europea verso una maggior integrazione fiscale e finanziaria, secondo Valentin Marinov di Credit Agricole. «Questo potrebbe essere un colpo per il sentiment positivo sull’euro che ha iniziato a dominare i mercati valutari nelle ultime settimane», aggiunge Marinov. «Anche qualsiasi nuovo allargamento degli spread sui rendimenti dei titoli di Stato periferici rispetto ai Bund potrebbe essere negativo per l'euro». Lo spread Btp/Bund sale a quota 140,73 punti base.

«Quest’instabilità si è riverberata anche nei mercati obbligazionari, dove abbiamo visto un marcato allargamento degli spread dei rendimenti sovrani periferici rispetto ai bund tedeschi. Il nervosismo è palpabile, come dimostrato dall'acuto rialzo del rendimento dei titoli decennali belga e francese e da un incremento considerevole, sebbene più contenuto, del Btp italiano» 10 anni al 4,052%», osserva anche Gabriel Debach, market analyst di eToro. «Sebbene l'esito complessivo delle elezioni del Parlamento Europeo non sia stato sorprendente», aggiungono a Unicredit Resesrch, «ci aspettiamo che le valutazioni del credito subiscano una pressione al rialzo all'inizio di questa settimana, trainate dal forte rapporto sul mercato del lavoro statunitense di venerdì e dalla convocazione di elezioni anticipate in Francia. Ci aspettiamo un allargamento degli spread Oat-Bund e Btp-Bund oggi, 10 giugno, con un focus sul credito bancario nella periferia dell'Ue. Il credito bancario probabilmente sottoperformerà il credito non finanziario e, dato che gli spread creditizi sono ai minimi degli ultimi due anni, è probabile che ci siano prese di profitto».

La moneta unica può scendere a 1,05 dollari con l'aumento dell'incertezza politica

Tornando al mercato valutario, recentemente i fondi a leva hanno invertito la loro posizione netta rialzista sull'euro per la prima volta da agosto, secondo gli ultimi dati della Commodity Futures Trading Commission. La valuta si era rafforzata del 3% circa dal minimo di aprile in vista del taglio dei tassi di interesse ampiamente annunciato la scorsa settimana dalla Banca Centrale Europea. La successiva mancanza di un outlook da parte della Bce significa che l'euro sarà ora più dipendente dall'evoluzione dei dati statunitensi e dalla Fed, secondo gli strategit di Morgan Stanley. Dalla riunione della Fed del 12 giugno «non prevediamo modifiche ai tassi ufficiali ma, rispetto al meeting di maggio, ci aspettiamo toni più accomodanti sulla scorta degli ultimi dati su inflazione, crescita e mercato del lavoro che hanno fornito segnali di moderazione», affermano gli esperti dell’ufficio studi di Intesa Sanpaolo. «Ma con i rischi politici che stanno aumentando di nuovo per l’euro, la moneta unica potrebbe scendere a 1,05 dollari nel terzo trimestre del 2024», prevede Alvin Tan, strategist di Rbs Capital Markets.

Fed vista ferma sui tassi mercoledì 12 giugno

Mercoledì sarà, dunque, un giorno critico per gli Stati Uniti, con la pubblicazione del rapporto sull'indice dei prezzi al consumo e la decisione di politica monetaria della Federal Reserve. «Le previsioni suggeriscono che il tasso di inflazione annuale rimarrà al 3,4%, mentre il tasso di base potrebbe diminuire leggermente al 3,5%, un nuovo minimo di 3 anni. Rispetto al mese precedente, si prevede che l’Ipc principale aumenterà a un ritmo più lento dello 0,2%, mentre l’Ipc core è previsto stabile allo 0,3%», precisa Saverio Berlinzani, analista senior di ActivTrades. «È probabile che la Fed mantenga l’intervallo obiettivo dei fondi federali al 5,25%-5,5%, con l’attenzione del mercato sui suggerimenti di una tempistica di taglio dei tassi e sul numero di riduzioni previste per quest’anno, nonché su nuove proiezioni economiche. Altri dati chiave da monitorare durante la settimana includono il Ppi, i prezzi di esportazione e importazione e la lettura preliminare della fiducia dei consumatori del Michigan», conclude Berlinzani che vede il cambio euro-dollaro scendere fino a 1,06. (riproduzione riservata)



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