L’industria della difesa europea sta attraversando la più ampia fase di espansione dalla fine della Guerra fredda. Non solo grazie al piano ReArm Europe da 650 miliardi presentato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Secondo un’analisi del Financial Times, i cantieri legati alla produzione di armamenti in Europa crescono a un ritmo tre volte superiore rispetto al periodo pre-invasione russa dell’Ucraina, con oltre sette milioni di metri quadrati di nuove infrastrutture attualmente in costruzione.
L’analisi del quotidiano economico-finanziario britannico, basata su più di mille rilevazioni radar satellitari, fotografa dall’alto una realtà in forte trasformazione: monitorando 150 siti industriali di 37 aziende (associate alla produzione di munizioni e missili) è emerso che un terzo degli impianti mostra segni evidenti di lavori in corso.
Di questi, ben 20 espansioni sono sostenute economicamente dal Regolamento sul sostegno alla produzione di munizioni (Asap), il programma europeo con cui Bruxelles ha stanziato 500 milioni di euro per rafforzare e accelerare le capacità di fabbricazione di proiettili fatti in casa. A conti fatti, i siti di produzione di armi europei sono passati da 790 mila metri quadrati nel 2020-2021 a 2,8 milioni di metri quadrati nel biennio 2024-2025.
ll commissario europeo per la Difesa, Andrius Kubilius, ha dichiarato che, rispetto all’inizio della guerra in Ucraina, la capacità produttiva annuale di munizioni in Europa passerà da 300 mila a circa 2 milioni di unità entro la fine del 2025. Parte di questa crescita sarà trainata proprio da Rheinmetall, che prevede di aumentare la propria capacità di munizioni da 155 millimetri da 70 mila pezzi nel 2022 a 1,1 milioni nel 2027, secondo quanto riportato dal Financial Times.
La trasformazione non è solo quantitativa. A cambiare è anche la geografia e la struttura produttiva. In Ungheria occidentale, a Várpalota, è in fase avanzata la costruzione di un impianto per munizioni ed esplosivi, frutto della joint venture tra Rheinmetall e la statale N7 Holding.
In Germania e Polonia, investimenti pubblici e privati stanno potenziando le linee di assemblaggio per missili e sistemi d’artiglieria, mentre in Francia e nei Paesi nordici cresce la capacità produttiva di propellenti e componenti elettronici per le munizioni di precisione. Una macchina industriale da guerra, made in Europe, che si sta organizzando per settori di specializzazione, con alcuni Paesi focalizzati sulla produzione di volume e altri su segmenti ad alto contenuto tecnologico.
Tra un paio d’anni si registreranno anche gli impatti diretti della riconversione sull’economia delle aree coinvolte: migliaia di nuovi posti di lavoro, domanda crescente di tecnici e ingegneri specializzati, filiere locali che si integrano nei processi produttivi. L’Europa potrebbe disporre entro pochi anni di una base industriale della difesa più ampia, capace di sostenere contemporaneamente il rifornimento a Paesi partner e la ricostituzione degli arsenali nazionali. (riproduzione riservata)