La Bce avanza sull’euro digitale e avvia la seconda fase del progetto più importante della banca centrale dopo la nascita dell’Unione Monetaria. Ieri il consiglio direttivo ha approvato il passaggio al periodo di «preparazione» della Cbdc (Central Bank Digital Currency) dopo aver concluso la fase di «indagine» iniziata due anni fa. Adesso ci sarà spazio per la definizione delle regole, per la selezione dei fornitori per l’infrastruttura e per la prima sperimentazione. Tra due anni il consiglio Bce deciderà se procedere ulteriormente con lo sviluppo che potrebbe portare all’ok finale, in collaborazione con gli organi legislativi Ue.
Il passaggio alla seconda fase ha ottenuto l’approvazione dei banchieri centrali e di tutte le autorità politiche Ue. Un aspetto non scontato in partenza, considerando le difficoltà legate a un programma così complesso. L’Italia ha avuto e continuerà ad avere un ruolo centrale. Il progetto è stato guidato finora da Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo Bce che da novembre sarà governatore della Banca d’Italia. In futuro la sua posizione a Francoforte sarà coperta con ogni probabilità da Piero Cipollone. Le competenze della Banca d’Italia sui pagamenti, riconosciute a livello internazionale, contribuiranno ancora in modo decisivo allo sviluppo della Cbdc dell’Eurozona.
Le autorità politiche e monetarie hanno capito l’importanza dell’euro digitale per l’autonomia strategica dell’Europa e per adattare la banca centrale alle abitudini dei cittadini. Gli individui pagano sempre meno in contanti che comunque resteranno sempre a disposizione. Anche gran parte del settore bancario è a favore del progetto poiché capisce l’inutilità di contrastare un fenomeno irreversibile che anzi va approfondito per sfruttarne le opportunità (come ha osservato ieri anche Andrea Filtri di Mediobanca). Solo poche banche europee, principalmente in Francia e Germania, hanno espresso rilievi in difesa di posizioni del passato. Ma si tratta di una linea che non considera i benefici della valuta digitale e gli svantaggi di uno scenario senza Cbdc.
«In assenza di un euro digitale l’emergere di soggetti privati potenzialmente dominanti nei pagamenti digitali potrebbe avere un forte impatto sul settore finanziario», ha sottolineato Panetta nell’ultimo intervento al Parlamento Ue ricordando la recente decisione di Paypal di lanciare una stablecoin. I colossi privati a differenza della Bce non hanno interesse alla privacy, alla concorrenza o alla stabilità finanziaria. In tal senso invece Francoforte definirà limiti al possesso per l’euro digitale, con lo scopo di evitare conseguenze indesiderate per il sistema finanziario. Finora si è parlato di una soglia di 3 mila euro per ciascuno che comunque sarà studiata ulteriormente nei prossimi anni. Ci sarà un meccanismo di remunerazione per gli operatori come negli altri pagamenti digitali con garanzie contro costi eccessivi per i commercianti.
La Bce ha spiegato ieri che l’euro digitale sarebbe facilmente accessibile (anche con un’app di una banca o dell’Eurosistema o attraverso carte fornite da uffici postali), sarebbe gratuito per le funzionalità di base e disponibile online e offline. Inoltre avrebbe il massimo livello di privacy e potrebbe essere utilizzato per i pagamenti da persona a persona, presso i punti vendita, nell’e-commerce e nelle operazioni con le amministrazioni pubbliche. «Nessuno strumento di pagamento digitale offre tutte queste caratteristiche», ha evidenziato la Bce. (riproduzione riservata)