L’arrivo di Donald Trump fa cambiare volto anche all’Antitrust Ue. La Commissione Europea, che si occupa anche della tutela della concorrenza nell’Unione, potrebbe cambiare approccio nei confronti di giganti americani della tecnologia come Apple, Meta e Google.
Bruxelles avrebbe iniziato a rivalutare le indagini aperte, decisione che arriva dopo anni di lotta allo strapotere delle big tech e potrebbe non dipendere solo dal passaggio di testimone da Margrethe Vestager a Teresa Ribera al vertice dell’Antitrust.
Le riflessioni di Bruxelles sarebbero legate anche alle pressioni dei colossi Usa sul neo presidente americano per smussare l’approccio – secondo loro – iper regolatore dell’Ue. Trump ha diverse leve da utilizzare contro l’Europa, a partire dai tanto temuti dazi fino al minore sostegno militare dentro la Nato.
Per gli osservatori se ne servirà in toto per avvantaggiare i giganti della Silicon Valley, tornati alla sua corte da quando è di nuovo presidente. Le big tech lo hanno fatto anche per essere difese dagli attacchi di Bruxelles: un chiaro esempio è quello del ceo di Meta, Mark Zuckerberg, che avrebbe pregato il leader dei Repubblicani di fermare le multe dell’Ue, costate ai giganti Usa più di 30 miliardi di dollari negli ultimi 20 anni.
Che dipenda da Trump o dalle idee della nuova commissaria alla Concorrenza, l’Antitrust europeo potrebbe ridimensionare o modificare l’ambito delle indagini avviate da marzo 2024 per far rispettare il Digital Service Act e il Digital Market Act, i due nuovi regolamenti nati per far rispettare la concorrenza sulle piattaforme digitali. Una revisione è in atto e finché non sarà completata saranno sospese tutte le decisioni e le potenziali sanzioni, anche per le indagini in fase più avanzata.
I procedimenti sono diversi (ad esempio quelli sull’App Store o l’Apple Pay della Mela oppure sull’uso della pubblicità di Meta) e coinvolgono quasi tutti i colossi del tech Usa, accusati di aver violato le norme europee sotto diversi aspetti. Ma più che ridursi, l’elenco delle contestazioni potrebbe allungarsi, dopo che Zuckerberg ha abolito il fact-checking sui suoi social negli Usa, decisione in potenziale contrasto con i regolamenti Ue.
L’ipotesi di un riesame viene smentita dalla Commissione. In una nota Bruxelles «ribadisce il pieno impegno in un’efficace applicazione della legge sui mercati digitali» e precisa che «non è in corso alcuna valutazione. Abbiamo programmato delle riunioni per valutare la maturità dei casi, l’assegnazione delle risorse e la prontezza generale delle indagini. Questa è la prassi».
La Commissione nega soprattutto il «rinvio nella definizione dei casi aperti, soprattutto a causa di valutazioni politiche». Due indagini, quelle su Apple sull’anti-steering e quelle su Meta su retribuzione e consenso, sono già terminate e quindi l’Antitrust Ue si è espressa con una valutazione preliminare.
Ora «le piattaforme hanno il diritto di difendersi e di presentare centinaia o migliaia di precisazioni. Se a un certo punto prenderemo una decisione, dovrà essere basata su prove solide per essere sicuri di vincere in tribunale». (riproduzione riservata)