Un documento importantissimo, che riguarda la vita di tutti i cittadini della zona euro. È riuscito a procurarselo in esclusiva MF-Milano Finanza: si tratta della bozza degli emendamenti preparati dalla Commissione Econ del Parlamento Europeo al testo sull’istituzione dell’euro digitale elaborato dalla Commissione Europea (quella presieduta da Ursula von der Leyen).
Tale bozza dovrà quindi essere approvata in assemblea plenaria dall’Europarlamento, che potrà ulteriormente emendarla. Dopodiché passerà all’esame del cosiddetto trilogo, composto dai rappresentanti del Parlamento europeo, del Consiglio dell’Unione europea e della Commissione europea, che dovrà trovare la quadra. Una volta trovata, toccherà all’Europarlamento dare l’approvazione definitiva. I tempi sono strettissimi perché si vuole chiudere la pratica prima delle elezioni europee che si svolgeranno dal 6 al 9 giugno e l’ultima assemblea plenaria è in programma ad aprile. Si teme infatti che dal voto l’assemblea esca profondamente modificata con il rischio che si debba ricominciare da capo la procedura.
Dalla bozza, comunque, si capisce che ormai si vuole fare davvero sul serio con l’euro digitale, che sarà emesso dalla Bce, perché «dovrebbe sostenere una varietà di casi d'uso dei pagamenti al dettaglio. Tali casi d'uso includono i pagamenti da persona a persona, da persona ad azienda, da persona a governo, da azienda a persona, da azienda a azienda, da azienda a governo, da governo a persona, da governo a azienda e da governo a governo, data la loro importanza ora e in futuro».
La necessità di introdurre l’euro digitale viene spiegata così, sia dalla Commissione Ue che dall’Europarlamento: «Poiché la moneta delle banche centrali in forma fisica da sola non può soddisfare le esigenze di un’economia in rapida digitalizzazione, ciò potrebbe gradualmente rimuovere l’ancora monetaria per la moneta delle banche commerciali. È quindi necessario introdurre una nuova forma di moneta ufficiale con corso legale che sia priva di rischi e aiuti a visualizzare la convertibilità alla pari della moneta emessa dalle varie banche commerciali».
Insomma, l’euro digitale sembrerebbe destinato a egemonizzare tutte le varie forme di pagamento. Ma in un Paese come l’Italia, per esempio, dove molti cittadini non riescono nemmeno a inviare un’e-mail, l’introduzione dell’euro digitale non rischierebbe di aumentare l’esclusione finanziaria?. A Bruxelles ne sono pienamente consapevoli e per questo il testo sottolinea che «è essenziale che gli enti pubblici, compresi gli enti locali o regionali, o gli uffici postali, distribuiscano l’euro digitale».
Tra gli emendamenti elaborati dalla Commissione Econ dell’Europarlamento e presentati dal rapporteur Stefan Berger, esponente tedesco del Partito Popolare Europeo, è particolarmente interessante quello che chiede l’istituzione all’interno della Bce di «un’unità dedicata all’euro digitale che sia indipendente in termini di contabilità, organizzazione e processi decisionali». Ci sarà quindi una nuova poltrona molto appetibile, visto che l’utilizzo dell’euro digitale dovrebbe diventare diffusissimo.
Per concludere, la Commissione Ue e l’Europarlamento cercano di fugare i dubbi sui rischi che l’euro digitale si trasformi in una valuta orwelliana in quanto «non dovrebbe essere “denaro programmabile”, il che significa unità che, a causa di condizioni di spesa intrinsecamente definite, possono essere utilizzate solo per acquistare specifici tipi di beni o servizi, o sono soggette a limiti di tempo dopo i quali non possono più essere utilizzabili». (riproduzione riservata)