Ecco come Philippe Starck e la maison più Cristal...lina hanno ridisegnato il futuro della Champagne (20 anni fa)
Louis Roederer + Philippe Starck nasce da un’amicizia ventennale tra il designer e la maison dove nasce Cristal, lo champagne oggetto del desiderio da tre secoli, tra zar, reali e rapper
Sull’invito, arrivato dalla maison, c’era scritto Révélations e mai location è stata più azzeccata per la presentazione di una cuvée speciale. La cornice scelta per svelare Louis Roederer + Philippe Starck Brut Nature 2018 è infatti quella della magnifica vetrina di vetro e acciaio verde creata per l’Esposizione Universale del 1900 e appena tirata a lucido con un restauro da 466 milioni di euro (quando si dice la grandeur), dove da quest’anno è tornata ora a maggio la biennale internazionale di arti e mestieri creativi, che seleziona 350 artisti di 30 paesi diversi al mondo, le eccellenze in ogni campo dalla ceramica al vetro, dai tessuti al legno, dai gioielli alle concept cars.

Qui tra pezzi unici d’arredo, arazzi perfetti per una Versailles del terzo millennio e e gioielli da Mille e una notte, s’incastona alla perfezione la quinta nata dalla collaborazione tra Philippe Starck, uno dei più prolifici architetti e designer al mondo, e Frédéric Rouzaud, presidente e direttore generale di Louis Roederer, ossia la settima generazione della famiglia alla guida della maison del Cristal.
Fondata nel 1776, la casa ha infatti la sua punta di diamante nello champagne creato per lo zar Alessandro II e, per garantirne incolumità, aveva rivoluzionato forma e colore della classica bottiglia di Champagne divenuta di una trasparenza cristallina e col fondo piatto per evitare eventuali sofisticazioni del liquido. Da allora quella bottiglia cristallina ha ammaliato e messo d’accordo tutti e da tre secoli è l’oggetto del desiderio di nobili e reali, rapper e calciatori.

Giusto per dire che la maison Roederer ha avuto geniali quanto radicali soluzioni di design fin dall’inizio della sua storia. Ieri come oggi grazie a un’apertura mentale e alla «libertà di un’impresa di famiglia da sette generazioni in cui puoi decidere senza condizionamenti quello che vuoi fare», come sottolinea poi Frédéric Rouzaud raccontando la storia di questa cuvée.

La storia di Louis Roederer + Philippe Starck Brut Nature
«Questo progetto è iniziato vent’anni fa come una storia di amicizia, di libertà e autenticità che si fonda sul nostro heritage», continua Frédéric Rouzaud. «Seguivo il lavoro di Philippe Starck fin dai primi anni 1990 e così ho voluto conoscerlo. La prima cosa che mi ha detto è “Amo lo champagne, l’amo così tanto che con mia moglie e ne beviamo una magnum al giorno” e così si offrì di disegnarci un’etichetta, gli chiesi che tipo di champagne preferisse “brut nature”, che non era tra le nostre cuvée. Quando ne parlai poi in maison Jean-Baptiste Lécaillon mi rispose come difficilmente farebbe uno chef de cave: “Non l’abbiamo, ma invitiamolo qui da noi e vediamo di farlo insieme”». Così è iniziata una collaborazione che è stata anche una sperimentazione rivoluzionaria per la Champagne.

La nuova via per il futuro della Champagne
Da quell’apertura mentale è nato Louis Roederer + Philippe Starck Brut Nature, una cuvée realizzata soltanto negli anni caldi e asciutti che «con il suo gusto unico e sobrio, incarna la nostra visione di adattamento al cambiamento climatico», spiega Jean-Baptiste Lécaillon, «e precorre già lo champagne del futuro. Il Brut Nature è una vetrina delle nostre sperimentazioni più innovative degli ultimi 20 anni, un laboratorio che ci consente di rinnovare attraverso pratiche antiche e talvolta dimenticate, come la valorizzazione dei vitigni originali della Champagne o la complantazione». Questa rivoluzione, iniziata con la svolta del passaggio all’agricoltura biologica dal 2004, ha anticipato lo champagne del futuro, appunto, il Collection, diventato poi l’etichetta più venduta della Maison.
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La prima edizione del Louis Roederer + Philippe Starck Brut Nature ha visto la luce nel 2006 e marcava una differenza sostanziale. Questo è davvero il vino di domani. Nato sotto il segno dello stile distintivo del designer, la filosofia del Less is more. Vendemmiare nello stesso giorno, usare uve di piante mature e anche nella vinificazione il minor intervento possibile durante la fermentazione, niente malolattica per salvaguardare la freschezza del frutto e l’autenticità del terroir.

Nel segno (effervescente) di Starck
Philippe Starck non ha ispirato solo il look di questo champagne, ma anche il liquido che c’è dentro alla bottiglia. «Questa è davvero una storia di amicizia e di amore per la Champagne, come dicevano Frédéric e Jean-Baptiste», conferma il designer, «ma anche di grandi risate. Non abbiamo mai davvero lavorato insieme, ma si è riso tutto il tempo». E doveva essere così, sottolinea Starck perché «lo champagne non è un vino, ma un momento di piacere, di amore di anniversari e di momenti da celebrare». Da qui era nata la prima bottiglia allegra e colorata. «Ma adesso i tempi e lo champagne sono cambiati. Ora è il momento del sorriso, della felicità, della consapevolezza di aver fatto le cose per bene perché non c’è più cose da togliere perché siamo arrivati all’essenza».
In questa quinta edizione del Brut Nature non c’è etichetta, Louis Roederer + Philippe Starck Brut Nature 2018 è scritto direttamente sulla bottiglia, come se fosse un appunto preso in cantina, dove si segna l’essenziale. Brut Nature è così onesto, così minimale, che non ho voluto aggiungervi nulla. Nient'altro che la verità e l'onestà», dice Philippe Starck spiegando l’idea di fare sparire l’etichetta per scrivere direttamente sulla bottiglia come se fosse un appunto preso in cantina dove si segna l’essenziale.

Less is more e Labor limae
«Less is more: meno si ha e più si ha», dice Starck, «ne sono convinto da sempre e per tutta la mia vita ho certo di metterlo in pratica, come la radice quadrata che si studiava a scuola da bambini. Togliere tutto quello che è in più per arrivare alla vera essenza, non lasciando niente che non fosse autentico e puro. Una storia di onestà che è la nostra modalità, quella di noi uomini perché crescendo impari a mentire, ma prima c’è solo verità e autenticità». E alla fine di questo labor limae, il lavoro di lima di cui parlava già Orazio per le sue satire e la sua prosa geometrica, è rimasto solo ciò che è autentico. «Brut Nature è così onesto, così minimale, che non ho voluto aggiungervi nulla». Alle due cuvée brut nature blanc e rosé in cui la maison Louis Roederer è riuscita a imbottigliare questo ideale di gioiosa semplicità «resta da togliere solo il tappo», come dice Starck, per brindare allo champagne del futuro. (Riproduzione riservata)
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