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Ecco chi è uno dei più richiesti direttori d’orchestra italiani nel mondo (che il 17 febbraio torna alla Scala)

Milanese doc e Ambrogino d’oro 2024, Gianandrea Noseda è tra i più quotati e ricercati direttori musicali, si mantiene giovane con la curiosità e sul podio veste su misura

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Direttore musicale della National Symphony Orchestra di Washington e dell’Opernhaus di Zurigo, Gianandrea Noseda è tra i maestri più quotati della sua generazione, vive e dirige in giro per il mondo, ma resta un milanese doc. A partire dagli studi al Conservatorio Giuseppe Verdi fino ad arrivare all’Ambrogino d’oro, massima onorificenza conferita ogni 7 dicembre a chi ha dato e dà lustro alla città, ricevuta quest’anno insieme con la Filarmonica della Scala, che il maestro torna a dirigere con Francesco Piemontesi al pianoforte per una selezione orchestrale da Roméo et Juliette di Hector Berlioz, il 17 febbraio.

Gianandrea Noseda Direttore ritratto sul podio da Tony Hitchcock.
Gianandrea Noseda Direttore ritratto sul podio da Tony Hitchcock.

1. Meina.

L’idea di «casa», come luogo e come centro, è importantissima. È il luogo a cui ritornare e al quale fare riferimento. Anche se la maggior parte del mio tempo la trascorro tra Washington e Zurigo, la mia casa è sempre in Italia, a Meina sul Lago Maggiore.

2. La curiosità.

L’esperienza discografica risponde all’esigenza di lasciare una traccia del proprio passaggio nel mondo musicale. La registrazione è come una fotografia, l’istantanea che coglie un preciso momento, Ciaikovskij, Shostakovich, Beethoven e Prokofiev, rappresentano un percorso di maturazione, una somma di esperienze e di incontri. Non ho compositori prediletti: tutti mi sono stati e continuano a essermi vicini. Per il futuro, mi lascerò guidare dalla mia curiosità, che è una molla imprescindibile.

3. Il pianoforte.

A casa c’era un pianoforte verticale, sul quale mio padre, direttore di coro «non professionista» anche se molto talentuoso, preparava le sue prove. Non credo quindi che il pianoforte sia stata una vera e propria scelta, quanto piuttosto la più naturale delle possibilità.

4. Victor De Sabata, Dimitri Mitropoulos e Ferenc Fricsay.

Ho un grande amore per direttori grandissimi, che però non sono molto conosciuti al di fuori del mondo musicale come questi tre maestri. Le qualità che li contraddistinguono sono il fuoco esecutivo, la fervida fantasia interpretativa e, anche se potrebbe sembrare una contraddizione, il supremo controllo dell’architettura formale dei pezzi che eseguono. Come si può evincere dalle registrazioni discografiche che ci hanno lasciato, ormai molti anni fa.

5. Le orchestre giovanili.

Ho collaborato nella mia attività finora - e sono ormai trent’anni - con moltissime istituzioni musicali anche se ora dedico la maggior parte del mio tempo a quelle dove ricopro un ruolo di responsabilità. Sono però particolarmente affezionato alle orchestre giovanili, perché sono un terreno fertile di semina per le future generazioni e oltretutto aiutano a mantenersi giovani, energetici, curiosi e generosi. Orchestre come la Euyo (European Union Youth Orchestra) e la Pan Causasian Youth Orchestra sono un esempio e la prova che giovani provenienti da diversi Paesi, talora in conflitto tra loro, possano collaborare per un risultato artistico di eccellenza e per la costruzione di una società basata sul rispetto, sul merito e sulla collaborazione reciproca.

6. Scoprire l’Italia.

Quando viaggio per diletto, amo noleggiare un’auto e raggiungere mete inusuali e al di fuori dei circuiti turistici organizzati. Mi sembra così di poter cogliere meglio la verità dei luoghi e di coloro che li abitano. Tutto questo in Italia: trovandomi spesso all’estero, il desiderio di conoscere meglio il mio Paese diventa più forte.

7. Il rito prima del podio.

Prima di un concerto dico una preghiera e indosso il mio abito da concerto: è un Concert Suit realizzato da Zegna con una tecnologia che mi consente di muovermi confortevolmente ma anche di mantenere l’eleganza che è parte del rituale del concerto. Per il resto non seguo mode particolari. Gradisco sentirmi a posto in ogni circostanza, ma questo prescinde da accessori o capi di vestiario. Non credo che l’eleganza nel porgersi agli altri dipenda da ciò che s’indossa. (Riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 08/02/2025 08:00
Ultimo aggiornamento: 08/02/2025 08:00
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