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Ecco chi è il Bansky italiano, ma a differenza sua, Tvboy si nasconde solo dietro un paio di occhiali da sole...

Chiamato il Bansky italiano, Tvboy è uno dei più quotati artisti della sua generazione. Nato a Palermo, cresciuto a Milano, da vent’anni vive a Barcellona, è un ragazzo di città, ma come ama anche la campagna e la musica

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Dietro lo pseudonimo di Tvboy, c’è Salvatore Benintende, street artist e writer tra i più quotati da critica e collezionisti. Nato a Palermo, cresciuto a Milano e adottato poi da Barcellona, è spesso accostato a Bansky. Definizione che considera un complimento, come ha svelato a Gentleman alla Galleria Deodato di via Nerino in occasione dell’inaugurazione della mostra Omnia vincit amor, che ha avuto Compagnia dei Caraibi, come beverage partner della serata.

A differenza dell’artista di Liverpool, Tvboy non mantiene l’anonimato e si nasconde solo dietro un paio di occhiali da sole, ma proprio come lui è capace di condensare immagini semplici e potenti che restano impresse, come il bacio di Hayek con le mascherine (Love in time of Covid), Papa Francesco in veste di supereroe e la sua serie dei Baci, tra i più famosi quelli calcistici, tra gli allenatori come Mourinho e Guardiola e tra i campioni come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo.

Tvboy, alias di Salvatore Benintende, 44 anni, street artist tra i più quotati dalla critica e dai collezionisti.
Tvboy, alias di Salvatore Benintende, 44 anni, street artist tra i più quotati dalla critica e dai collezionisti.

1. Il Mudec

Avevo già esposto in spazi istituzionali, come al Pac nel 2007, sempre a Milano. Ero già da due anni a Barcellona e mi chiamano degli amici-colleghi come Pao e Ivan Tresoldi, e mi dicono «C’è questa opportunità unica, devi venire». Era saltata una mostra e Vittorio Sgarbi aveva proposto di farne una sulla street art, sdoganandola a livello museale anche in Italia. Ma al Museo delle Culture nel 2020 è stato diverso, perché per la prima volta mi sono confrontato con uno spazio chiuso ed ero orgoglioso di farlo. Ha segnato un cambiamento per me e anche per la stampa: sono passato da graffittaro ad artista.

2. La Pop Art

Ho una matrice molto colorata e ho sempre ammirato Andy Warhol e Keith Haring, che è stato un precursore della street art. Ma a differenza degli americani, noi abbiamo alle spalle una tradizione millenaria cui guardare e per me è stato importante riscoprirla e citarla, da Caravaggio all’Ultima cena di Leonardo che ho rifatto in un fast food.

3. Bansky 

Mi chiamano spesso il Bansky italiano o spagnolo, a seconda di dove mi trovo. Lo considero un complimento perché lui è il numero 1, chi non lo ammette è perché è invidioso, ma è l’unico street artist che è stato capace di ribaltare il genere e portato l’attenzione su temi importanti. L’anno scorso sono stato a Bristol seguendo le sue orme. Ho conosciuto John Nation, Inky e molti altri della grande cerchia di amici che lo proteggono senza quella non potrebbe esistere.

4. Palermo

Ci sono nato e ci sono molto legato. I miei, entrambi siciliani, vivevano lì perché mio padre era direttore dell’Accademia di Belle Arti. Poi ci siamo trasferiti a Milano, ma tutte le vacanze le trascorrevamo lì. Per me è un’isola felice, dove ritrovo le mie radici e sto sempre bene. Uno dei lavori di cui sono più orgoglioso è il ritratto di Falcone e Borsellino. È un onore che quel murales, non autorizzato e restaurato più volte perché veniva sfregiato, sia stato poi protetto da teche.

5. Barcellona

Ci vivo da vent’anni e ci si sta benissimo, anche perché abbiamo la fortuna di avere il mare. Ma, anche se passo più tempo lì che qui, non voglio rinunciare alla nazionalità italiana. 

6. La natura

Sono un ragazzo di città e, come artista, le grandi metropoli ti danno sempre tanti input creativi, ma sento che è importante scollegarsi ogni tanto e isolarsi dal mondo alla ricerca della pace mentale. E con mia moglie abbiamo anche una piccola casa in campagna.

7. La musica.

Quando lavoro ascolto jazz e classica, strumentale e non cantata, se no, mi distraggo. Ma adoro anche rap, rock e punk... Tra gli italiani ammiro Damiano dei Maneskin e Salmo, lo seguivo ed è stato un piacere lavorare a un’opera insieme, mi piace che sia una pecora fuori dal coro perché mi sento come lui. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 25/07/2025 08:00
Ultimo aggiornamento: 25/07/2025 08:00
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