Dry January: i 7 distillati No-Low da provare per vincere la sfida del mese senz'alcol
Grazie ai Millennials bere poco o niente alcol è diventato virale. Un mercato miliardario in crescita costante. Ecco le etichette da provare a gennaio e non solo
«No grazie, sono in Dry January», se non lo state dicendo voi a tutti quelli che vi vogliono riempire il bicchiere da Capodanno a oggi, ve lo stanno ripetendo di sicuro in parecchi a cocktail, cene e pranzi di lavoro. Dry January, letteralmente il gennaio secco, è la sfida a iniziare l’anno con un detox alcolico, subito dopo l’infilata di brindisi di dicembre.
Partita dal Regno Unito nel 2013 l’iniziativa è stata lanciata dall'organizzazione no-profit Alcohol Change UK, ma in questo decennio è diventata una buona abitudine diffusa in tutto il mondo. Complici gli effetti positivi: la pelle è più brillante e idratata, si dorme meglio, ma soprattutto si perde peso e ci si sgonfia istantaneamente. Un’altra buona ragione per fare questo fioretto post festività.

Ma bere poco o senza alcol è una tendenza in generale, 12 mesi l’anno. Ed è soprattutto un mercato in crescita merito anche di Millennials, Gen Z e, per effetto domino, su su fino ai Boomers sempre più attenti a cosa e quanto bevono. Il settore del No-Low vale oltre 13 miliardi di dollari (circa 12 miliardi di euro) secondo l'IWSR (International Wine and Spirits Record), la fonte statistica più autorevole del settore con base a Londra e 160 Paesi coperti. E la stima è di un aumento costante del 6% annuo a volume almeno fino al 2028.
Lo dimostra la fascia sempre più ampia del segmento di distillati a zero alcol. Gli approcci sono tre: c’è chi inventa distillati analcolici sui generis, chi propone la versione zero alcol di etichette note e chi invece delle alternative analcoliche dei classici distillati.
Lyre’s
Portabandiera di quest’ultima categoria è Lyre’s, brand australiano che negli anni ha costituito un’intera linea di alternative con succedanei di gin, bitter, vermouth per un No-groni che poco ha da invidiare al drink preferito dal conte fiorentino.

Ma in linea presenta anche distillati di canna da zucchero, malto e agave. Fino ad arrivare a proposte più eccentriche come amaretto, assenzio o liquore al caffè per un’offerta completa di succedanei alla miscelazione dal Godfather al Sazerac, fino all’Espresso Martini.
Everleaf
C’è poi chi s’inventa ex novo dei distillati di famiglie di botaniche come Everleaf, brand britannico tra i più venduti nel settore No-Low distribuito in Italia da Velier che nel segmento ha una bella proposta insieme con Atopia, parte del gruppo William Grant’s e il giovane marchio greco Roots.
Everleaf è stato creato nel 2018 da Paul Mathew, biologo conservazionista e proprietario di un pub, che sviluppa una linea di tre release con la stessa complessità degli spirits lavorando su macerazione ed estrazione, distillazione, infusione e fermentazione degli ingredienti.

Le botaniche per Everleaf Forest sono vaniglia del Madagascar, vetiver haitiano, fiori d’arancia, zafferano, cassia, giaggiolo, cannella, radici di angelica e genziana, liquirizia, camomilla, pepe rosa, semi di finocchio e coriandolo.
La ricetta di Everleaf Marine, invece, è a base di bergamotto, timo, finocchio, tè verde, eucalipto, pino, assenzio, ginepro, labdano, olivello spinoso, foglia di ulivo, alghe di varietà Macrosystis Pyrifera e dulse, conosciuta anche come Palmaria Palmata.

Infine, per Everleaf Mountain il mix di botaniche è formato da fiori di ciliegio sakura giapponese, rosa canina, fragola, ginepro, mirto, carota nera, assenzio e Xerocysum bracteatum - una varietà di elicriso noto anche come Immortelle. In tutte e tre le etichette di Everleaf Paul Mathew è ricorso alla gomma di acacia del Sahel per raggiungere la giusta consistenza viscosa e per dare più profondità al palato.
Seedlip
Pioniere del settore è stato Ben Branson con il marchio Seedlip, nato grazie al ritrovamento fortuito in un cottage della campagna inglese del testo The Art Of Distillation, scritto nel XVII secolo dal fisico inglese John French. Dagli iniziali esperimenti casalinghi con un pot still sono nate tre release ispirate alla filosofia naturalistica citata letteralmente nel nome dal seme alle labbra: Seedlip Garden 108, mix di rosmarino, timo, menta, orzo, piselli e fieno; Groove 42, miscela piccante e speziate; e Spice 94, agrumato e pepato, la cifra si riferisce appunto all’anno in cui Cristoforo Colombo scoprì il pepe giamaicano nei Caraibi (1494).

Ben Branson non è solo stato il primo a credere nella distillazione analcolica di alto livello, ma ha anche dimostrato le possibilità di crescita del segmento: nel 2019 Diageo ha acquisito le quote di maggioranza del brand intuendo le possibilità del settore. Il che riporta alla terza via, ossia il proporre la versione analcolica di brand famosi: come la versione No alcol lanciata nel 2021 appunto dal colosso britannico del suo London Dry best seller: il Tanqueray 0.0 tra i prodotti No-Low più facilmente reperibili nella Gdo.
Sabatini 0.0
Altra proposta di distillato al ginepro zero alcol viene da Sabatini, il marchio premium toscano che per la sua versione No-Low aveva scelto un nome molto evocativo, Gino, ma ha dovuto poi virare sul più diretto Sabatini 0.0 per ottemperare alla direttiva europea che per rispetto del disciplinare non accetta nessun tipo di assonanza con il gin.

Distribuito da Compagnia dei Caraibi, come gli altri distillati del brand, Sabatini 0.0 è ottenuto attraverso un processo di infusione di cinque botanoche mediterranee per la maggior parte provenienti da Villa Ugo, nella campagna di Cortona, che sono le stesse che caratterizzano il gin: salvia, timo, foglie di olivo, lavanda e verbena.
Martini Floreale e Vibrante

Altro colosso degli spirits a precorrere i tempi sul No-Low è stato Martini con le due etichette dealcolate proposte anche in astuccio doppio: Vibrante e Floreale. Due versioni di aperitivo analcolico che citano l’iconico Vermouth torinese e ne seguono lo stesso processo di produzione, utilizzando gli stessi ingredienti e botaniche a partire dall’artemisia e dalla camomilla romana.
Pallini Limonzero
Esiste persino una versione No-Low del liquore italiano per antonomasia, il più amato all’estero, ossia il limoncello. A lanciarlo non a caso è stata Pallini, il limoncello più venduto al mondo.

L’alternativa analcolica Limonzero è stata lanciata già due anni fa dalla lungimirante Micaela Pallini, a capo della storica distilleria romana e guida anche di Federvini. Preparato con infuso di limone Sfusato IGP della Costiera amalfitana, Limonzero ha anche un twist piccante grazie alla nota di zenzero.
Lucano Amaro Zero°
Stessa visione di lungo termine anche in Amaro Lucano, altro brand d’esportazione italiano, che ha presentato già nel 2022 Amaro Zero° con etichetta virata sull’azzurro al posto del tradizionale campo giallo. Ma a parte questo tutto il resto è uguale a partire dalla Pacchiana, la bellissima ragazza vestita con il tradizionale costume di Pisticci, il paesino della Basilicata dov’è nato il liquore nel 1894.

Anche la ricetta a base di erbe amare resta fedele a quella originale messa a punto del Cavalier Pasquale Vena nella sua pasticceria di Pisticchi. Ma in versione decalcolata per salvare il rito dell’ammazza caffè anche dopo l’entrata in vigore dei limiti più restrittivi imposti dal nuovo codice della strada. (Riproduzione riservata)
Native Content