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Draghi: troppa poca Ai in Europa

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Draghi: Ue sposi l’AI, finora troppa cautela. E traccia la strada per l’innovazione fatta dai giovani

di Raffaele Crocitti
01 dicembre 2025, 17:57 Ultimo aggiornamento: 02 dicembre 2025, 10:03

Al Politecnico di Milano, l’ex presidente della Bce critica l’Unione Europea per le norme obsolete in tema di intelligenza artificiale e ne elenca i vantaggi per innovazione e uguaglianza sociale. Invita poi i giovani a rimanere in Europa  | IL VIDEO

Mario Draghi è stato l’ospite d’onore dell’inaugurazione del 163° anno accademico del Politecnico di Milano. Alla presenza delle autorità istituzionali e della rettrice Donatella Sciuto, l’ex premier ha spiegato la sua formula per l’innovazione.

L’AI abbatte le disuguaglianze sociali

L’ex presidente del Consiglio ha sottolineato la funzione dell’AI nel ridurre le disuguaglianze sociali con riferimento, in particolare, ai due ambiti più sensibili della cosa pubblica: l’istruzione e la sanità.

Con riguardo alla prima: «Oggi una parte significativa dei risultati educativi dipende dal caso: l’incontro con l'insegnante giusto al momento giusto, il riconoscimento di un talento, la guida verso percorsi in cui lo studente può esprimersi al meglio». L’AI, fa notare Draghi, potrebbe ridurre questa forte componente aleatoria: «I sistemi di tutoraggio personalizzato possono adattarsi al ritmo e alle esigenze di ogni studente offrendo, in linea di principio, a ogni bambino un accesso a un'istruzione di alta qualità. Uno studio recente mostra che gli studenti che utilizzano tali strumenti migliorano molto passando dal 35° al 60° percentile. I miglioramenti sono poi risultati doppi per gli studenti provenienti da situazioni svantaggiate».

Per quanto riguarda la sanità: «Uno studio negli Stati Uniti riporta che strumenti di triage e gestione dei flussi basati sull'intelligenza artificiale hanno ridotto i tempi di attesa in pronto soccorso di oltre il 55%, portando a un risparmio di circa 200 ore/uomo al mese da destinare all'assistenza del paziente. Nella diagnostica per immagini, inoltre, altri studi suggeriscono che priorità basate sull'intelligenza artificiale potrebbero ridurre i tempi medi di refertazione dei casi più urgenti da circa 10-11 giorni a circa tre, consentendo diagnosi molto più rapide e un servizio esteso a un maggior numero di pazienti».

Capitolo occupazione e AI. Per Draghi è necessario riqualificare la forza lavoro, ma è ottimista. Citando l’Ocse, l’ex presidente del Consiglio fa notare come «la maggior parte dei lavoratori esposti all'intelligenza artificiale non avrà bisogno di competenze tecniche specialistiche per trarne beneficio. Le competenze più richieste delle professioni maggiormente esposte saranno legate alla gestione e all'ambito aziendale: abilità che milioni di persone possono acquisire con un supporto adeguato».

L’Ue si è inceppata in regole troppo vecchie

L’ex presidente della Bce è stato molto critico nei riguardi dell’Europa e del suo approccio troppo cauto all’AI: «l'Europa si è inceppata». Bruxelles, per Draghi, ha preferito il principio di precauzione rispetto all’innovazione, seguendo «l'idea che quando i rischi di una tecnologia nuova sono incerti, l'opzione più sicura sia rallentare o limitarne l'adozione. Questo metodo può essere appropriato in ambiti come la tutela alimentare, ma è inadeguato per tecnologie digitali ad uso generale come l'intelligenza artificiale, dove l'ampiezza e la variabilità degli esiti potenziali è enormemente maggiore».

E ancora: «Lasciare che nuove tecnologie si diffondano senza controllo, come è successo con i social media, non è un'alternativa responsabile. Ma bloccare il potenziale positivo prima ancora che possa emergere è altrettanto sbagliato. Una politica efficace in condizione di incertezza richiede adattabilità».

L’attacco più duro, Mario Draghi, lo ha rivolto al Gdpr, il pacchetto normativo sui dati personali del 2016 e ancora in vigore.

Questo, secondo lui, ha dato molto più peso alla privacy a discapito dell’innovazione. Il costo maggiore lo hanno pagato le pmi tech, molto presenti in Italia ed Europa, per le quali i dati costano il 20% in più rispetto alle rivali americane, che, oltretutto, hanno dimensioni e capacità di gran lunga superiori (si pensi a Google e Amazon).

In Europa, inoltre, questi maggiori costi hanno ridotto gli investimenti in venture capital nel settore tecnologico di un quarto: «È come se alla prima scossa elettrica i nostri antenati avessero deciso di limitare l'elettricità stessa invece di progettare impianti e standard di sicurezza che consentissero la società di sfruttarne il potenziale trasformativo».

Così, nonostante un’istruzione e una ricerca di ottima qualità, oggi i due terzi di startup tech europee si sviluppa negli Usa: il doppio rispetto a cinque anni fa.

Mario Draghi ha salutato con favore le ultime mosse dell’Ue, presenti nel Rapporto sulla competitività europea, verso l’abbattimento di queste barriere all’innovazione.

La Commissione sta rivedendo alcune norme molto severe sull’AI e Draghi, soddisfatto di ciò, vede nel Digital Omnibus una possibile soluzione, poiché propone una definizione più flessibile di dato personale per l'addestramento dei modelli di intelligenza artificiale.

Innovazione e imprese: bisogna guardare al modello americano

Il passo successivo sarà poi stimolare l’investimento nella ricerca e nello sviluppo tecnologico e la simbiosi con l’imprenditorialità. Draghi indica la strada americana. L’Europa destina una quota maggiore di risorse in ricerca e sviluppo rispetto agli Usa, ma i centri di ricerca americani hanno comunque budget molto più elevati grazie a fondi privati e filantropia. Negli Usa, i privati che investono nelle università godono di riconoscimento pubblico attraverso cattedre e laboratori dedicati, oltre a cospicue detrazioni fiscali.

In Europa c’è molta più rigidità e molti più limiti all’uso dei fondi privati, così, spesso, i migliori ricercatori volano dall’altra parte dell’Atlantico.

Un altro dato simbolo di questa crisi è la quota di brevetti che nascono in università europee e che poi vengono commercializzati: solo un terzo. I problemi, secondo Draghi, in questo caso, sono le norme sulla proprietà intellettuale e la scarsità di cluster per imprese, startup e venture capital.

Anche in questo caso Draghi indica una rotta chiara: come era avvenuto nel 1980 in America, le università dovrebbero poter possedere e concedere in licenza le invenzioni frutto di ricerca finanziata con soldi pubblici: «Nei due decenni successivi all’introduzione del Bayh-Dole Act, la brevettazione universitaria degli Stati Uniti aumentò di circa dieci volte e nacquero migliaia di imprese provenienti dalle università». L’Italia beneficerebbe moltissimo di un tale sistema. Draghi, infatti, ricorda che in Italia «il tessuto imprenditoriale è molto più dinamico di quanto suggeriscano alcuni stereotipi. Tra i Paesi europei che ospitano il maggior numero di imprese con i più alti tassi di crescita annui dell'ultimo decennio, l'Italia è al primo posto con 65 imprese e Milano è al terzo posto fra tutte le città europee con 11 imprese ad alta crescita».

Draghi agli studenti: restate in Europa

Il professor Draghi ha concluso il suo discorso rivolgendosi direttamente agli studenti, spronandoli a rimanere in Italia e in Europa, perché «nel nostro tempo questo è ciò che significa servire il proprio paese» e per rispondere al «debito di gratitudine» verso chi ha investito in loro (famiglia, insegnanti, istituzioni pubbliche).

Per poi aggiungere un appello e una speranza per il futuro: «Questo debito non significa che dobbiate tutti rimanere in Italia e in Europa. La tecnologia è globale, il talento va dove ha le migliori opportunità, ma non rinunciate a costruire qui. Pretendete di avere le stesse condizioni che permettono ai vostri coetanei di aver successo in altre parti del mondo. Combattete gli interessi costituiti che vi opprimono e che ci opprimo. I vostri successi cambieranno la politica più di qualunque discorso o rapporto costringeranno regole e istituzioni a cambiare. Vedo una generazione determinata a usare le proprie competenze con responsabilità e vedo una convinzione crescente che in questo futuro possa e debba essere costruito qui». (riproduzione riservata)



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