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Dopo stelle e chiavi, arrivano i grappoli Michelin: guida ai produttori, non ai vini. Ma una domanda sorge spontanea…

Dopo ristoranti e alberghi, la rossa entra nel mondo del vino per giudicare le migliori tenute del globo. A partire dalla Borgogna, ça va sans dire

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Prendi un macaron, togli un lobo, aggiungi un gambo et voilà ecco il primo grappolo Michelin. A un secolo esatto dall’introduzione delle stelle, comparse nel 1926, e ad appena due dal lancio delle chiavi, la guida rossa lancia un altro nuovo simbolo e annuncia il suo ingresso ufficiale dopo ristorazione e hotêllerie, nel mondo del vino. Qui a dire il vero di guide ce ne sono già parecchie. Ma, a differenza di quelle tradizionali, qui non si giudicano le bottiglie ma le migliori cantine suddivise tra la Wine Selection e i Michelin Grapes, da un’Uva fino a un massimo di Tre Uve, come succede già per stelle e chiavi.

Anche in questo caso, dicono, non vuole essere una mappatura, ma un riconoscimento che celebra le migliori tenute vinicole in tutto il mondo, valutate, dicono, «secondo cinque criteri universali e applicati in modo coerente». Il progetto è di respiro internazionale ma, ça va sans dire, si parte dalla Francia con la Côte-d'Or della Borgogna, una delle regioni simbolo dell’eccellenza della viticoltura mondiale, dove un terroir unico ha dato vita a denominazioni e domaines dalla storia sedimentata nei secoli, ma splendente di vitalità. Come dimostrano i nomi delle segnalazioni, il cui annuncio è stato dato nel palazzo simbolo della regione: il municipio di Digione, un tempo residenza dei Duchi di Borgogna.

Dopo stelle e chiavi, arrivano i grappoli Michelin: guida ai produttori, non ai vini. Ma una domanda sorge spontanea…

94 segnalazioni nel 2026

In tutto per la selezione del 2026 si tratta di 94 tenute segnalate nelle quattro diverse categorie: 32 si sono distinti per una menzione per la Wine Selection, ossia «produttori affidabili, che, revisionati regolarmente, producono vini ben fatti che offrono un’esperienza di qualità». In 33 sono stati premiati con 1 Uva perché si tratta di «produttori molto buoni che creano vini di carattere e stile, soprattutto nelle migliori annate», tra cui noti storici come il Domaine Faiveley, due secoli di storia e sette generazioni. Una ventina se ne sono aggiudicate 2 riservate ai «produttori eccellenti che si distinguono tra i loro pari e nella regione sia per qualità che per coerenza», grandi nomi come Domaine Dujac e Domaine Denis Mortet.

Nove Tre Uve 

Infine sono solo 9 ad aver ottenuto le Tre Uve, massimo riconoscimento assegnato ai produttori eccezionali: «qualunque sia l’annata, gli amanti del vino possono rivolgersi alle creazioni della tenuta con completa sicurezza». I primi cinque vengono dalla Côte de Nuits, gli altri dalla Côte de Beaune.

Domaine Cécile Tremblay (Morey-Saint-Denis) è una delle pochissime tenute di nuova generazione ad aver fatto la sua comparsa nella Côte de Nuits: è stata fondata nel 2003 e, in due decenni è riuscita ad affermarsi con uno stile del tutto personale.

Domaine Dugat-Py (Gevrey-Chambertin) produce in quantità molto limitate da vigneti a bassissima resa, il risultato sono vini concentrati destinati a un lungo invecchiamento. Lo stile dal 2015, sottolineano gli ispettori, è diventato più raffinato, senza sacrificare la sua intensità.

Domaine Roumier di Chambolle-Musigny, fondato nel 1924 da Georges Roumier, viticoltore di grande prestigio e pioniere dell’imbottigliamento in tenuta. La famiglia è ancora alla guida ma il testimone è passato alla generazione più giovane.

Domaine de la Romanée-Conti, l’eccellenza della regione per antonomasia è il più noto e anche il più grande proprietario di vigneti Grand Cru della Borgogna: la tenuta si estende su 28 ettari, quasi tutti classificati come Grands Crus.

Domaine Leroy (Vosne-Romanée) di Lalou Bize-Leroy, figura leggendaria per la Borgogna, pioniera della viticoltura biodinamica e sinonimo di standard di qualità senza compromessi, è l’unica viticoltrice ad aver vinto Tre Uve anche con la sua altra tenuta in Côte de Beaune, Domaine d’Auvenay (Saint-Romain).

Domaine Coche-Dury (Meursault), nel suo secolo di storia si sono avvicendate quattro generazioni diventando uno dei punti di riferimento della Côte d’Or. Su circa 12 ettari, la tenuta produce eccezionali vini bianchi «rinomati per la loro acidità ben definita, l’intensità e lo straordinario potenziale di invecchiamento».

A Volnay, Jean-Marc e Thomas Bouley hanno trasformato la loro tenuta di famiglia, di circa 10 ettari, in una delle realtà più apprezzate della Côte de Beaune.

Domaine Hubert Lamy (Saint-Aubin) 20 ettari per una delle tenute più influenti regione, è stata portata all’attenzione internazionale da Olivier Lamy, che ne ha assunto il pieno controllo intorno al 2000. Le cuvée Haute Densité sono diventate vini di culto.

Dopo stelle e chiavi, arrivano i grappoli Michelin: guida ai produttori, non ai vini. Ma una domanda sorge spontanea…

I 5 criteri di selezione 

La selezione degli ispettori, anonimi e stipendiati, come vuole la regola Michelin, si è basata su criteri precisi e definiti, altra regola di base della guida rossa. Ecco i cinque pilastri universali di valutazione scelti. Si parte dalla qualità agronomica, ossia tutti i fattori che determinano direttamente la qualità del vino come lo stato del suolo, l’equilibrio della vite e la gestione del vigneto. In secondo luogo, la maestria tecnica nell’esecuzione, dove si giudica il processo di vinificazione. Terzo criterio è l’identità, produttori di vini che sanno riflettere l’essenza del terroir, la personalità del vinificatore e il patrimonio culturale della regione». Segue l’equilibrio, la capacità di mantenere l’armonia tra elementi chiave per garantire un vino ben bilanciato: acidità, tannini, alcol proveniente dall’invecchiamento in rovere e zucchero residuo. E chiude la coerenza, «I produttori sono valutati su più annate, con riconoscimenti per coloro che mantengono standard costantemente elevati anche negli anni più impegnativi. La Guida», spiegano da Michelin, «mette in luce vini che mostrano maggiore profondità e migliorano di qualità nel tempo».

L’unione da la forza 

In sintesi non basta raggiungere la perfezione, essenziale è mantenerla nel tempo. Ed è proprio quello che queste case blasonate fanno da decenni, alcuni da svariati secoli. Lo dimostra la loro storia che li ha trasformati in asset d’investimento e beni rifugio, investments of passion, come si dice in gergo, proprio come arte, orologi e auto d'epoca. Ecco, con tutto il rispetto per guida e ispettori, la domanda sorge spontanea: soprattutto per la Borgogna serviva sfogliare la loro guida per arrivare a questa lista d’eccellenza? Forse come alcuni hanno suggerito più del servizio all’utente finale, il lettore, in questo caso la guida assolve più alla protezione del settore in un momento storico delicato per tutto il comparto vino. E la Francia, bisogna riconoscerlo, sa fare squadra. E lo fa bene dal punto di vista istituzionale, commerciale e di storytelling... (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 09/07/2026 13:10
Ultimo aggiornamento: 09/07/2026 13:10
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