Dom Pérignon resiste ai ribassi
Diminuzione di valore media limitata all’1,53% per le diciotto annate senior. Il millesimo 1975 svetta con una quotazione di 7.289 euro
Sotto esame, da questa settimana, le quotazioni spuntate alle aste dai grandi Champagne. Si comincia col più famoso, il Dom Pérignon, creato nel 1936 dalla Moët & Chandon selezionando le migliori uve di un solo millesimo, il 1921, e facendola lungamente maturare prima di metterla in commercio. La longevità di questo Champagne è leggendaria e lo testimonia questa prima puntata, dedicata alle annate senior, quotate sia quest’anno che l’anno scorso per poterne valutare la situazione di mercato: è sbalorditivo che dal 1990 esse risalgano fino al 1947, e che a una bottiglia di quest’ultimo millesimo, a 76 anni dalla vendemmia, venga riconosciuto un valore che oscilla tra i 500 e i 700 euro. Ma la quotazione delle bottiglie meno antiche, dagli anni 60 agli 80, è assai più elevata: supera quasi sempre i mille euro e tocca il vertice con i 7.289 euro del 1975.
Neanche i Dom Pérignon sono riusciti a sottrarsi all’ondata del ribasso che ha colpito quest’anno alle aste tutti i grandi vini, ma il calo subito da queste annate d’antan è quasi impercettibile: meno 1,53%. Si tratta di 18 annate (16 in tabella) che l’anno scorso erano quotate complessivamente 49.329 euro e adesso 48.576. A seconda di quanto sostano sui lieviti in bottiglia prima di essere commercializzati, i Dom Pérignon possono essere di varie tipologie: i Vintage, che vengono posti in vendita sette anni dopo la vendemmia, gli Oenoteque dopo dieci; la massima longevità viene attribuita alla linea Plénitude perché la P2 resta sui lieviti 15 anni, la P3 intorno ai 30. (riproduzione riservata)
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