Diverse città cinesi riaprono e le Borse asiatiche festeggiano. L’Hang Seng di Hong Kong ha messo a segno un +3,3%, Shanghai e Shenzen, rispettivamente, un +1,46% e un +0,51%. Nel fine settimana, diverse città cinesi hanno allentato i limiti alla circolazione e le richieste di test per il Sovid, alimentando le speranze di un più ampio ridimensionamento della rigida politica governativa di zero-Covid. Un'ondata di proteste antigovernative senza precedenti ha esercitato una pressione crescente sul governo cinese affinché allentasse le restrizioni relative al virus.
Anche il rallentamento della crescita economica ha forzato la mano al governo. I dati di oggi, 5 dicembre, hanno mostrato che l'attività commerciale cinese si è ridotta per il terzo mese consecutivo a novembre: l’indice Pmi Caixin è sceso a novembre a 46,7 da 48,4 di ottobre. La Cina sta ancora affrontando un aumento giornaliero record di infezioni da Covid che potrebbe far esitare il governo a ridurre tutte le misure per fronteggiare il virus. Secondo gli analisti, è probabile che le infezioni aumentino man mano che il Paese allenta le restrizioni, il che potrebbe alimentare una certa volatilità nel breve termine sui mercati.
In forte rialzo i titoli tecnologici come Alibaba (+4,5%) e Tencent (+5%) così come le società legate ai viaggi (oltre +10% China Southern Airlines). Il primo fornitore di Apple, Foxconn, ritiene che, a seguito del varo delle nuove norme sulla gestione della pandemia, sarà in grado nel giro di tre o quattro settimane di riportare a pieno regime l’impianto di Zhengzhou, ha riportato l’agenzia Reuters. Nella città del Sud della Cina riaprono, come altrove, bar, ristoranti, palestre e sale gioco, resta l’obbligo di avere con sé il test negativo. Più defilato l’indice Nikkei della Borsa di Tokyo (+0,15% a 27.820 punti), trascinato al ribasso dai titoli dell'elettronica e dell'auto in un contesto di incertezza sul ritmo della stretta della Fed statunitense. Olympus Corp. è scesa del 2,5% e Nissan Motor dell'1,8%.
La maggior parte delle valute asiatiche ha registrato un forte rialzo grazie all'allentamento di alcune misure anti-Covid da parte di altre città cinesi, mentre il miglioramento della propensione al rischio e le aspettative di minori rialzi dei tassi (si prevede che la Fed aumenterà i tassi di 50 punti base quando si riunirà la prossima settimana, nella sua ultima riunione per il 2022) hanno fatto sprofondare il dollaro al minimo da oltre cinque mesi.
Lo yuan è stato il miglior performer della giornata, salendo dello 0,9% a 6,9628, il livello più alto rispetto al dollaro da metà settembre. Lo yen giapponese è scambiato a 134,57, il massimo da quasi quattro mesi, dopo aver recuperato oltre il 13% dal minimo di 32 anni toccato a ottobre. In rialzo anche il won sudcoreano e il dollaro di Singapore, saliti, rispettivamente, dello 0,8% e dello 0,5%, mentre il dollaro australiano ha fatto un balzo dello 0,9% nonostante i dati abbiano mostrano un peggioramento delle condizioni economiche locali nel terzo trimestre. Quanto al cambio euro/dollaro vale 1,057 (+0,41%). Mentre i futures di Wall Street calano (-0,14% quello sul Dow Jones e -0,18% quello sull’S&P500) con il rendimento del Treasury Usa 10 anni in aumento al 3,532%.
I prezzi del petrolio salgono (Wti +0,41% a 80,31 dollari al barile e Brent +0,34% a 85,86 dollari al barile) con la riapertura della Cina, il più grande importatore di petrolio al mondo, e dopo che l'Opec+ ha mantenuto stabile la produzione nella sua ultima riunione. Il cartello ha dichiarato che continuerà a valutare l'impatto della domanda debole e del rallentamento della crescita economica sul mercato del greggio, dopo aver tagliato la produzione di 2 milioni di barili al giorno a ottobre. Anche il principale produttore, la Russia, sta valutando un taglio delle forniture dopo che il Gruppo dei Sette ha imposto un tetto al prezzo del petrolio di 60 dollari al barile alle esportazioni di greggio del Paese. (riproduzione riservata)